Il partito di Adinolfi: «Boicottate la Ceres: è eterofoba ed ha un nome di origine pagana»



Loro sono quelli che hanno parlato di «gaystapo» e di «caso Barilla» dinnanzi alle proteste che hanno fatto seguite ad alcune affermazioni contrarie alla dignità delle famiglie gay pronunciare dal patron dell'azienda. Ma se qualcuno osa mettere in discussione la loro ideologia, ecco che la loro ira si tramuta in vendetta.
Capita così che la birra Cheres abbia osato fare una battuta sull'omofobia di Adinolfi, ma il loro pensiero dittatoriale li porta a sostenere che ogni dissenso vada represso e punito, dato che nel mondo auspicato dalla loro ideologia non c'è spazio per chi la pensa diversamente da loro.
«La Ceres è una birra triste e senza sapore!» scrive stizzito su Facebook il segretario del partito di Adinolfi, accompagnando l'insulto con la fotograzia di un uomoc he versa il contenuto di una bottiglia di Ceres in un tombino. Il link rimanda invece al sito del partito, in cui gli insulti proseguono:

Non mi è mai piaciuta molto la birra Ceres. Lo giuro. E dico ciò a prescindere da quello che sto per scrivere in questo articolo. Tralasciando la qualità che non è tra quelle che preferisco, già il nome stesso non mi è mai andato particolarmente a fagiolo, soprattutto quando ho scoperto che fu scelto dal fondatore nel 1856 per onorare la dea della fertilità Cerere. Essendo io un inguaribile bigotto, un devoto baciapile, un codino sanfedista, avverto sempre una certa idiosincrasia per tutto quello che ha il vago sentore di paganesimo. Non me l’ha certo resa più simpatica il fatto che il brand Ceres sia stato partner del Gay Pride 2015 di Roma, ed abbia lanciato una bottiglia personalizzata per quell’evento, su cui era appiccicato solo un adesivo con la scritta “No alle etichette”. Su Facebook la partecipazione al Gay Pride era stata pubblicizzata con l’immagine della bottiglia “nuda” accanto allo slogan “Me la faccio con chi mi pare”.
Ad essere sincero, non mi hanno mai convinto neppure le cosiddette battaglie “valoriali” di businessmen e multinazionali. Anche mio nipotino di cinque anni comprende quanto quelle battaglie siano disinteressate e scevre dalla logica del profitto. Del resto, è sempre stato così fin dalla notte dei tempi. «Pecunia non olet!», ricordò Vespasiano al figlio indignato perché il padre-imperatore aveva introdotto un’imposta simile all’IVA, la centesima venalium, sulla vendita che i gestori privati delle 144 latrine pubbliche romane facevano dell’urina – da cui si ricavava l’ammoniaca – acquistata a buon prezzo dai conciatori di pelle. Allora come ora, per molti, il denaro continua a non puzzare.

Si passa così all'invito al boicottaggio vero e proprio:

Da un’iniziale diffidenza verso la birra Ceres, ora, però, sono decisamente passato alla totale avversione. Fino al punto da invocarne il boicottaggio. Il motivo è presto detto. Lo scorso 11 maggio Mario Adinolfi ha lanciato questo tweet: «Vince la visione antropologica che trasforma le persone in cose. Già chiedono eutanasia, droga libera e utero in affitto». Alle 9.15 dello stesso giorno, CeresOfficial ha risposto così: «@marioadinolfi, sai per caso se hanno già chiesto anche sesso e rock’n’roll? Noi stiamo pronti con la birra #unionicivili». Peraltro, quell’infelice uscita di CeresOfficial ha dato il destro a Gayburg di titolare in questo modo il solito articolo eterofobo: “Anche la Ceres sfotte Adinolfi”. Be’ ditemi, ora, come si fa a bere una birra così! La melassa politicamente corretta ne rende rancido il sapore a due metri di distanza, e l’interessato appiattimento sullo squallore del pensiero dominante la rende assolutamente non potabile.
Come si fa a bere una birra che si permette di sfottere non solo il presidente del movimento politico nazionale “Popolo della Famiglia”, ma soprattutto un coraggioso avversario dei falsi miti del progresso, un fiero paladino della famiglia naturale, un propugnatore del diritto dei minori ad avere un padre ed una madre, un intrepido difensore della dignità del corpo della donna, un audace oppositore della barbara pratica dell’utero in affitto e dell’aborto, un impavido combattente per la Verità, un accanito antagonista del pensiero dominante e del pregiudizio anticristiano, ma soprattutto, un amico fraterno.
Beh, ci sono tante ottime birre in circolazione oltre la Ceres. Possiamo anche non comprarla. E magari invitare pure gli altri a imitarci.

E dinnanzi alle ridicole accuse di «eterofobia» vorremmo ricordare a questa gente che non sono gli etero a far paura, ma quei fanatismi di chi è disposta persino ad issare enormi statue della Madonna sui loro palchi pur di sfruttare il bigottismo al fine di inneggiare a distinguo fascisti e leggi violente volte a limitare la libertà di chiunque abbia opinioni o vite diverse dalle loro. A meno che Adinolfi ed Amato non abbiano già reso la libertà di pensiero un reato, probabilmente si potrà pure dissentire da chi usa i bambini come scudo per la propria omofobia (privarli da ogni tutela giuridica non è certo un modo per «difenderli», così come pare difficile credere che la famiglia «naturale» si basi sul sostenere che una seconda moglie sposata in un casinò valga più del vero sentimento di due ragazzi che si amano e si rispettano secondo natura).
Quando Adinolfi si lanciò nel sostenere che i sedicenti "cattolici" dovessero essere liberi di licenziare gay e lesbiche in virtù del loro orientamento sessuale, aggiunse anche che lui non riusciva proprio a capire «perché se sei contrario al matrimonio omosessuale è giusto che siano boicottati i tuoi prodotti». Ci spieghi allora perché allora dovrebbe diventarlo quando è lui ad esser attaccato e non gli altri. Appare infatti facile sostenere che l'offesa gratuita verso il prossimo si legittima e che debba essere impedito qualunque opinione contraria alla propria ideologia in quel clima in cui lui pare convinto di valere più degli altri e di meritare più diritti di chiunque altro.
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