La Lega sta già pensando a come togliere la reversibilità ai gay



Pare proprio che la Lega Nord non possa sopportare che gay e lesbiche non siano discriminati nel nome del loro pregiudizio. E se sostenevano che le unioni civili non fossero una priorità, ora pare che la loro priorità sia divenuta quella di inventarsi un qualche modo per cercare di negare loro pari diritti.
Se c'è chi invita i sindaci leghisti a non rispettare la legge attraverso un rifiuto a celebrare le unioni gay, il loro responsabile economico si sta spremendo le meningi per trovare una modalità con cui sottrarre la reversibilità appena acquisita.
È così che in un'intervista a Libero, Claudio Borghi Aquilini spiega l'idea che gli è venuta in mente: «La pensione di reversibilità è nata nel 1939 come incentivo alla natalità, un’assicurazione alle madri che sceglievano di restare a casa per fare e accudire i figli. Allora basterebbe modificare la legge sulla reversibilità prevedendo che il beneficio a tutte le coppie che si uniscono da oggi in poi, in qualsiasi forma, venga concesso solo in presenza di figli. Così si eviterebbero abusi, recuperando anche il senso dello strumento».
Insomma, una donna che lavora e che ha figli avrebbe la pensione, una donna senza figli che non lavora verrebbe condannata a morire di fame solo perché alla Lega non piacciono i gay e non ha trovato modo migliore per discriminarli. Il tutto in quell'ottica di ridefinizione della famiglia che avrebbe a sostituire l'idea di una formazione sociale utile alla società in un centro di produzione dei bambini. C'è poi da chiedersi se i leghisti vorranno introdurre anche un diritto di permuta qualora la moglie o il marito dovessero rivelarsi sterili, dato che quella caratteristica verrebbe da loro punita attraverso una diminuzione dei propri diritti.
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