La libertà a senso unico dell'integralismo



Quando qualcuno ha osato suggerire ai propri studenti la lettura di un libro a loro poco gradito, l'associazione Provita Onlus ha sporto denuncia verso gli insegnanti. Lo stesso è stato fatto quando Oliviero Toscani ha osato esprimere un'opinione a loro non gradita o quando Marino ha osato trascrivere atti che loro avrebbero voluto non fossero trascritti. Ed ancora, denunce sono state riservate alla Rai per aver trasmesso un programma satirico che non gli piaceva, così come hanno presentato denuncia contro chi ha osato spiegare a degli studenti come prevenire il contagio dalle malattie sessualmente trasmissibili.
Praticamente hanno denunciato chiunque osasse pensarla diversamente da loro, spesso anche come arma di persuasione dall'osare avere opinioni diverse dalle loro: nonostante non sia mai giunta notizia di una sola causa finita con la loro vittoria, chi è vittima delle loro azioni si troverà comunque a perdere tempo e denaro. da qui l'implicita minaccia a restare in silenzio ed evitare qualunque opinione diversa dalla loro se non si vuole essere colpiti da una loro querela.

Il problema è che i membri dell'associazione ProVita partono sempre e solo dal presupposto che a loro spettino più diritti di ogni altro. Solo così si spiega come questa gente non privi vergogna nel fare vittimismo verso chi ha osato chiedere (ed ottenere) il patrocinio di un comizio omofobo del solito Gandolfini. Eppure, nella fantasiosa visione della realtà che sono soliti raccontare, affermano:

Anche ammesso che il Prof. Gandolfini abbia torto nel merito su tutto –e così non è, ovviamente– in base a quale principio gli si dovrebbe impedire di parlare ed esprimere il proprio pensiero? Non dovrebbero proprio le istituzioni di uno Stato di diritto garantire sempre la libertà di parola senza tacitare preventivamente il parlante in base al contenuto delle sue parole? Chi, e in base a quali criteri, può giudicare preventivamente il contenuto del pensiero altrui prima che esso sia manifestato?

In realtà il problema non è il pensiero in sé ma le premessa. Attaccare un orientamento sessuale attraverso fantomatiche ideologie che nessuno ha mai teorizzato né proposto non pare una reale libertà di opinione, dato che risulta davvero troppo facile attaccare qualcuno dopo avergli messo in bocca parole mai pronunciate.
L'evidenza della manipolazione ideologica con cui l'integralismo cattolico è solita attaccare il movimento lgbt non è neppure così difficile da capire: se davvero i gay volessero far passare l'idea che non c'è differenza fra uomini e donne, perché mai si stanno battendo per poter veder riconosciuto il loro diritto a sposare chi amano? Se davvero ritenessero che non c'è alcuna differenza, non sarebbe più facile sposare una donna ed evitarsi discriminazioni, insulti, molestie e violenze?

Ma dato che ad interessare a ProVita non è tanto al realtà quando la propaganda all'odio che possono trarre dalle situazioni, ecco che li troviamo pronti ad aggiungere:

Da questa triste vicenda si dimostra che proprio coloro che quotidianamente pontificano sui diritti, sulle libertà, sulle discriminazioni, sulla tolleranza, sono, con tutta evidenza, i primi a violare i diritti (di libertà di parola e di pensiero) e la libertà (di coscienza e di riunione pacifica) altrui, discriminando chi non la pensa come loro su delicatissimi temi etici come la famiglia o le unioni civili, e ad essere quindi i primi intolleranti, integrando proprio il paradosso giustamente evidenziato da Herbert Marcuse per il quale “ciò che oggi si proclama e si pratica come tolleranza è in molte delle sue più effettive manifestazioni al servizio della causa dell’oppressione”.

Naturalmente va sottolineato che è una loro personalissima opinione il sostenere che la propagandando all'odio e al pregiudizio di Gandolfini sia "pacifica". Stando alle loro stesse premesse, chiunque deve avere il diritto di contestare quella tesi e di sottolineare che certe affermazioni sono da loro interpretate come una violenza e non certo come una libertà di opinione.
Dinnanzi ad un'associazione che ricorre ai giudici per cercare di limitare la libertà altrui, davvero non si nota nulla di stano mentre quella stessa gente lancia accuse infamanti ed offensive contro chiunque si rivolga alle istituzioni per chiedere una nuova valutazione delle motivazioni con cui si è deciso di concedere un patrocinio? Ma forse la libertà non è per tutti ma vale solo per quelli di ProVita, gente che si dice certa che lla loro libertà sia rappresentata dall'oppressione e dalla repressione altrui.
Commenti