La NuovaBQ: «Dovremo cambiare le politiche familiari o rischiamo di non escludere più i gay»



Per alimentare la discriminazione è necessario che la gente abbia paura e prossimo e che lo percepisca come un qualcuno che gli sottrarrà un qualche beneficio personale. È questo il messaggio con cui l'integralismo cattolico spera di poter alimentare l'omofobia attraverso il ricorso al più cieco e vergognoso ricorso all'egoismo, facendo leva sull'idea che i diritti altrui sono un qualcosa che ci toglie soldi dalle tasche.
A lanciarsi in queste congetture è la solita Nuova Bussola Quotidiana con un articolo di Stefano Fontana dal titolo "Dopo la Cirinnà non si potrà più parlare di famiglia".

Si parte con il proporre quella che viene descritta come una pioggia di denaro che potrebbe essere destinata ai soli eterosessuali:

Il Presidente del Forum delle associazioni familiari Gianluigi De Palo, in relazione alle dichiarazioni del premier Renzi in occasione al recente question time alla Camera, ha dichiarato che è giunto il momento del "fattore famiglia": "Le famiglie non sono mai un peso, ma una risorsa e hanno bisogno di sentire la fiducia del Paese”. Nel frattempo, lunedì prossimo il disegno di legge Cirinnà tornerà alla Camera. La sua approvazione rivoluzionerebbe la proposta di De Palo e il fattore famiglia avrebbe un'applicazione diversa e più ampia di quanto egli pensi. La sua diventerebbe una proposta inutile o anche dannosa. Il perché lo vedremo subito. Prima facciamo un passo indietro.

Questo è il pretesto che li porta ad affermare:

Se cambia il concetto di famiglia e se questo cambiamento viene recepito dalla legge, cambiano anche le politiche familiari. Qualsiasi proposta "per la famiglia" sarà applicata non solo alle famiglie naturali ma a tutte, comprese quelle omosessuali. Diventerà addirittura controproducente fare proposte di politiche familiari, che andranno a beneficiare anche le famiglie artificiali togliendo risorse a quelle naturali. Dopo la Cirinnà, ma in pratica anche adesso, nessun Comune potrà recepire la proposta di De Palo applicando le esigenze fiscali e tariffarie che essa esprime senza danneggiare la famiglia naturale. Non so se al Forum delle Associazioni Familiari qualcuno si sia posto questo problema. Dall'atteggiamento tenuto all'ultimo Family Day direi di no.
Tra l'altro, il cambiamento richiederà di mutare il nome dell'associazione presieduta da De Palo. Io non mi iscriverei ad una associazione che facesse riferimento alla famiglia senza ulteriori specificazioni. Quella associazione pro famiglia potrebbe danneggiare la famiglia vera, provocando l'estensione delle politiche familiari a famiglie che tali non sono. Nel nome dell'Associazione bisognerà, quantomeno, aggiungere l'aggettivo "naturale" o qualcosa di simile.

Oltre alla follia dell'idea espressa, interessante è come l'integralismo voglia sostenere che le famiglie omosessuali siano innaturali. la legge della natura e l'evidenza sostengono l'esatto contrario, ma in propaganda si sa che importa più l'indottrinamento che la verità.

Ma la follia delle tesi sostenute pare non fermarsi dinnanzi a chi chiede che siano fatti distinguo sulle modalità con cui nascono i figli, punendo quelli nati in famiglie a loro meno gradite:

Tra circa un mese si voterà in alcuni comuni italiani. Tutti gli slogan elettorali che udiamo in questi giorni per politiche a sostegno della famiglia cambieranno completamente di significato se verrà approvata la Cirinnà. Prendiamo per esempio le politiche a sostegno delle famiglie numerose. Tra breve potrà essere considerata tale una famiglia a rete o a incastro, costituita sia da individui dello stesso sesso sia da eterosessuali, da figli concepiti in provetta con la mediazione di partners e fornitori diversi. A quel punto chiedere politiche per le famiglie numerose diventerà ambiguo e pericoloso. Anche un radicale potrà chiederle e un cattolico dovrà contrapporvisi e fare obiezione di coscienza. Aiutare le famiglie comporterà danneggiare la famiglia naturale.

Ed ancora:

Un vecchio cavallo di battaglia da parte cattolica è di chiedere, in occasione di elezioni amministrative, un assessorato alla famiglia. Appartiene infatti alla Dottrina sociale della Chiesa che la famiglia non sia un soggetto debole da assistenzializzare, ma una risorsa da promuovere. Quante volte si è detto: bisogna togliere la famiglia dai servizi sociali e porla al centro di vere politiche di sviluppo. Ma se cambia il concetto di famiglia, un assessorato alla famiglia potrà essere molto pericoloso e rappresentare addirittura la morte della famiglia naturale. Io non appoggerei un candidato che mi proponesse di istituire un assessorato alla famiglia senza ulteriori precisazioni. So bene che la cosa è assurda, ma è quello che abbiamo davanti. Il passaggio attraverso le istituzioni e le politiche ufficiali sarà deleterio per la famiglia naturale.
Commenti