Le follie di Provita: ora dicono chi non discrimina «propaganda l'omosessualismo»



Se un politico è omofobo, odia i gay e promette che farà di tutto per aumentare il numero di adolescenti che si suicideranno perché vittime di persecuzioni, l'associazione ProVita certificherà quell'odio con un bollino da usare in campagna elettorale. Ma se qualcuno osa premiare chi di batte quotidianamente per garantire pari dignità e il diritto alla vita di tutti (e non solo di chi aderisce al pensiero unico di Brandi) ecco che quell'associazione inizia a vomitare odio.
Sinceramente non è facile immaginare che clima possa esserci in una redazione di chi lavora quotidianamente nel tentativo di danneggiare il prossimo a fini politici, ma evidentemente si deve respirare un'area nefasta se si arriva a pubblicare certe cose. L'ennesimo attacco è della solita Anastasia Filippi, ossia quella stessa donna pronta a sostenere che l'uccisione sistematica di gay e lesbiche sia da ritenersi libertà religiosa.

Questa volta l'integralista se la prende con il Diversity Media Award, ossia la cerimonia di riconoscimento per il proprio impegno nel sociale che vengono assegnati dall'associazione Diversity di Francesca Vecchioni. Ma secondo quelli di ProVita, l'iniziativa non deve essere tollerata:

Lavori nei media e ti sei distinto per aver valorizzato l’omosessualismo, promosso l’ideologia gender, o aver dimostrato apertura nei confronti di diversi tipi di famiglie (sic!)? Potresti essere premiato! La nuova trovata va sotto il nome di Diversity Media Award e verrà assegnato il prossimo 23 maggio presso il famoso Unicredit Pavilion di Milano a coloro che si sono distinti nel promuovere e diffondere i modelli sociali e culturali gay friendly.

Sempre con toni di chi disprezza chiunque non aderisca al suo pensiero unico, la Filippi aggiunge poi:

Nel mare magnum dei programmi televisivi, radiofonici, spot pubblicitari e film per il cinema e per la tv, sono selezionati –da nove centri di ricerca e da 42 ricercatori– i 200 prodotti mediatici più abili nella propaganda dell’omosessualismo, sui quali il pubblico della rete dovrà esprimersi per scegliere il migliore fra tutti.
Il progetto ha ottenuto il patrocinio niente meno che della Commissione Europea, del Consolato degli Stati Uniti d’America e dei Comuni di Milano, Roma e Alba, incassando inoltre, altrettante importanti partnership con Google, Discovery Italia, Twitter e Tiscali.

Non è chiaro se la donna si stia struggendo di invidia dinnanzi a grandi aziende che preferiscono la vita alla sua propaganda di morte, o se quello fosse l'ennesima lista di proscrizione volta a gettare fango contro le realtà che non discriminano.

Da denuncia è il passaggio in cui asserisce:

In questo senso l’associazione premierà i prodotti mediatici che si sono distinti per aver propagandato efficacemente l’omosessualismo, ponendo attenzione, ovviamente, alla qualità con cui viene veicolato il messaggio e, cosa più importante, quanto lo strumento di comunicazione sia capace di coinvolgere gli spettatori in maniera positiva. Lo scopo quindi è di premiare tutti quei prodotti multimediali che veicolano con successo la cultura gender e i modelli gay-friendly nella comunicazione di massa.
E, scorrendo fra i titoli in gara, non si può fare a meno di notare l’aumento esponenziale di lungometraggi, serie tv, programmi televisivi e radiofonici, che hanno al centro il tema dell’omosessualismo. Una rivoluzione nel mondo della comunicazione che è destinata ad andare avanti e a prendersi sempre più spazio. Mass media, moda, social network sono infatti i campi dove le lobby LGBT cercano di affermare il proprio modello culturale, diffondendo la cultura gender tra il grande pubblico e le nuove generazioni.
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