Le Sentinelle in piedi sostengono che la loro libertà di togliere la libertà agli altri sia minacciata da chi osa contestarle



«Non si può parlare di libertà quando se qualcuno la eserciti altri cercano di darti fastidio». È con questa frase, scritta in un italiano assai stentato, che le Sentinelle in piedi hanno rilanciato sui social network un articolo apparso su Milano Post e prontamente ripreso da Cascioli sulle pagine de Il Timone. Il titolo lascia già presagire il tenore della rivendicazione: "I soliti fascisti di sinistra alla manifestazione delle Sentinelle in piedi". E se ciò non bastasse, l'intento propagandistico e politico attraverso vengono palesati con un «non votate Sala» scritto tutto in maiuscolo quale chiusura del pezzo (affermazione poi omessa da Cascioli, seppur tutte le premesse indicate per giungere a quella tesi siano state lasciate inalterate).

In riferimento alla manifestazione integralista tenutasi lo scorso 21 maggio a Milano per chiedere che ai gay sia negata ogni tutela legale nel nome del loro pregiudizio, l'articolo asserisce:

In piazza della Scala era in programma una manifestazione delle Sentinelle in Piedi. Immancabilmente i “sentinelli di Milano” hanno organizzato la solita contromanifestazione di disturbo, e si sono piazzati a poche decine di metri di distanza, per provocare. Triste rito, che si replica sempre, quando le Sentinelle fanno i loro raduni.
Questo atteggiamento dei “Sentinelli di Milano” significa semplicemente una cosa: e cioè che loro non ammettono che chi la pensa diversamente da loro abbia diritto di manifestare. Si tratta cioè di fascismo allo stato puro. Altro che “laici e antifascisti”.
Qualcuno dirà che alla fine la manifestazione delle sentinelle si è svolta lo stesso. Bella scoperta! Ma la libertà è un’ altra cosa. Non si può parlare di vera libertà se quando qualcuno la esercita qualcun’ altro cerca di darti fastidio.

Insomma, al pensiero unico delle Sentinelle non piace che possa esistere una contromanifestazione. Si ripete ad oltranza che l'odio e la discriminazione siano una «opinione» e si rivendica il diritto di poter dare libero sfogo al proprio disprezzo verso le minoranze mentre si pretende che a queste non sia permesso di poter esprimere dissenso. Ma non solo, l'articolo arriva persino a chiedere il loro arresto:

Facciamo un piccolo esempio (che anche un compagno “democratico progressista” possa capire). Immaginiamo che una persona, quando esce di casa, venga regolarmente affiancato da qualcun altro a cui sta antipatico, e che lo disturba e lo provoca in tutti i modi. Si può parlare di libertà di quella persona?
Chiunque direbbe di no. Direbbe che la persona è soggetta a molestia e stalking, e non di vera libertà. E ci sarebbero anche gli estremi per la denuncia penale e per l’ arresto del molestatore. Peccato che questo non accada a Milano.

Quindi, ricapitolando, un gruppo che opera esclusivamente in opposizione ad un preciso gruppo sociale, impegnandosi a criticare qualunque richiesta di diritti e preoccupandosi ad organizzare manifestazioni ogni qualvolta qualcuno osi chiedere eguaglianza sociale, si lamenta che la loro libertà di poter togliere la libertà altrui sia messa a rischio dal mancato arresto di quelle loro vittime che non stanno in silenzio dinnanzi ai loro insulti e alle loro minacce.
È gente che rivendica il diritto a manifestare a senso unico al fine di togliere il diritto ad altre persone di amare, occupandosi di sostenere che chi non si piega al loro volere vada etichettato come un fascista che si oppone al loro fascismo.
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