L'imbonitore dell'odio



Mario Adinolfi è una contraddizione vivente. È un divorziato che vuole vietare il divorzio, un ex sostenitore di quelle unioni civili alla tedesca che ora vorrebbe vietare, un giocatore di poker che pare non farsi problemi a mettere sul piatto la vita altrui se spera di poter ottenere un profitto personale. Usa la religione e il papa per giustificare ogni suo singolo rantolo d'odio, ma se il Papa condanna il gioco l'azzardo, ecco che all'improvviso le sue parole non contano più niente: la religione serve a limitare la libertà altrui, mica la propria!
Il fondo pare sia stato toccato a Torino, dove Adinolfi si è servito pure di un sedicente «ex-gay» come Luca Di Tolve per sostenere che l'omosessualità sia un qualcosa da "curare". Si è lanciato nel sostenere che quella fosse una «testimonianza di verità», forse ingolosito dal profitto che avrebbe potuto trarne dal compiacere gli omofobi con il sostenere che l'omosessualità sia una scelta condannabile. Il tutto senza neppure troppa originalità, dato che è da oltre un decennio che l'integralismo cattolico chiama Di Tolve ogni qualvolta si voglia cercare di far percepire i gay come persone malate si sostiene sia giusto perseguitare e discriminare.
Eppure basterebbe anche solo cambiare i termini per comprendere quale violenza sia stata commessa dinnanzi ai pochi personaggio intervenuti in piazza per ascoltarlo. Se Adinolfi fosse salito su quel palco e avesse usato Michael Jackson per sostenere che le persone di colore «possono cambiare», probabilmente sarebbe esploso un putiferio. Ma i gay sono vittime che possono essere insultate e perseguitate perché poco gradite a quella stessa Chiesa che sino a non troppi anni fa citava la Bibbia per giustificare la segregazione razziale e la schiavitù. E Adinolfi ci lucra, riempiendosi la bocca di riferimenti religiosi che trasformano Dio in una mera merce elettorale.
E quando si vede che quelle azioni armano una popolazione di violenti, magari pronti a sfruttare quella legittimazione all'odio per rilanciare le solite teorie screditate di Nicolosi, c'è da farsi cadere le braccia. Si vede che non serve nulla rispondere o argomentare le cose dato che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. L'unico gay che dice di essere «guarito» dall'omosessualità grazie al fanatismo religioso viene spacciato ormai da decenni come una prova di come tutto il resto del mondo sia in errore. Un unico tizio che si è spinto a sostenere che l'omosessualità sia una patologia da curare è tirato in ballo come una verità assoluta nonostante ogni sua singola teoria sia stata ampliamene screditata.
È chiaro che questa gente non voglia argomentazioni ma solo legittimazioni al pregiudizio. E Adinolfi è lì per venderglieli, così come farebbe un imbonitore privo di ogni scrupolo.

Chissà cosa accadrebbe se mondo fosse un posto migliore e se ognuno fosse chiamato a prendersi carico delle proprie scelte attraverso regole dettate sulla base del proprio voto. Vuoi votare Adinolfi perché ti piace la sua omofobia? va bene, ma sarai tu a dover stare alle sue regole e non chi ha compiuto altre scelte: tu non potrai divorziare mentre gli altri potranno farlo; tu non puoi potrai frequentare i locali a lui non graditi, mentre gli altri potranno; non potrai guardare film non approvati dalla Cei, gli altri sì...
Insomma, se il voto non fosse più venduto come come un qualcosa che possa limitare la libertà altrui, ma come un qualcosa per cui ci si trovi a decidere della propria vita, forse finalmente tutti questi predicatori dell'odio sparirebbero. In fondo che senso avrebbe limitare le proprie scelte se il voto non fosse più un'arma di offesa per colpire e discriminare il prossimo sulla base di una qualche ideologia malata?
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