L'Italia non è pronta ad accettare di parlare di HIV. Ma forse dovrebbe iniziare a farlo



Sandro è un ragazzo di 31 anni che lavora come attore e modello. Qualcuno l'avrà forse visto in una puntata di "Undressed" su Nove TV o magari nei videoclip musicali a cui ha preso parte (da "Se telefonando" di Nek a "Questa non è una canzone" di Paola Turci, passando da "Tutti in piedi sul divano" di Dj Matrix). Più recentemente è apparso anche in "Vorrei ma non posto" di Fedez e J-Ax (dal minuto 1 del video, è il ballerino a sinistra con il cappellino verde acqua, ndr). E, come se ciò non bastasse, è anche attore presso la compagnia teatrale exvUoto.
A far parlare di lui in questi mesi è stata anche la sua auto-candidatura al tono gay di Uomini e donne, seguito da una richiesta a Barbara d'Urso per poter essere ospitato nel suo programma per raccontare la sua storia. Su di lui, infatti, gravano una serie di stigma sociali: se il suo esser gay oggi non crea più particolare rifiuto in gran parte della società, diversa è la reazione dinnanzi al suo essere sieropositivo e al suo lavorare nel mondo del cinema a luci rosse.
Mettendosi in gioco in prima persona, Sandro vorrebbe che si potesse tornare a parlare di HIV dato che il silenzio e la paura sono ciò che maggiormente alimentano i rischi nelle nuove generazioni e peggiorano la qualità di vita di chi è vittima di pregiudizi troppo spesso infondati o dettati dalla disinformazione. Si pensi solo a come può essere importante per un malato di cuore il poter avere esempi di persone che testimoniano come quel problema non impedisca la realizzazione di una vita piena: perché mai quell'incoraggiamento dovrebbe essere negato a chi unione colpito da un problema che rischia di emarginarlo e di colpirlo in uno degli aspetti più intimi della persone come può essere la sessualità?
E riguardo alla sua attività nel modo dell'intrattenimento per soli adulti, forse bisognerebbe ricordare come negli anni '70 non ci fosse certo dei Ricky Martin o delle Cyndi Lauper ad aprire i gay pride. Chi ci metteva la faccia e chi si metteva in gioco per cercare di convincere il maggior numero di persone a partecipare a quelle marce erano proprio gli attori porno dell'epoca, forse gli unici così colpiti da uno stima sociale che riguardava la loro professione da avere una corazza sufficientemente spessa per poter affrontare a testa alta l'ipotesi di vedere i loro volti stampati sui manifesti in un'epoca dove quella visibilità era assai rischiosa. È anche grazie al loro contributo se oggi la comunità gay ha raggiunto traguardo un tempo inimmaginabili e forse a loro andrebbe un po' di riconoscenza. Ancor più quando si vede che oggi, esattamente come avveniva allora, è sempre dal basso che c'è chi trova la forza di uscire dal ghetto per raccontare una verità che altri non vorrebbero sentire, spesso aprendo la strada a tanta gente che oggi è prigioniera della paura verso una società che potrebbe rifiutarli.
Viste le motivazioni, viene facile comprendere perché la storia di Sandro meriterebbe di essere raccontata. Ma dinnanzi all'indifferenza nei suoi confronti da parte dei programmi Mediaset, è lui stesso ad aver voluto condividere alcune riflessioni:


L'Italia non è pronta.. così mi sento dire.
L'Italia non è pronta ad affrontare una tematica come l'HIV in maniera così diretta. In televisione.

Eppure l'Italia ha visto e vissuto un sacco di cose molto più importanti, dolorose, spaventose, cruciali, che hanno segnato la storia.
Oggi, però, non è pronta.. a parlare di un problema reale che molte persone vivono sulla loro pelle e nel loro sangue.
L'italia non è pronta a progredire.
Lo si vede da certe reazioni alla legge sulle unioni civili, dopo tanto spreco di tempo e di denaro.. ancora c'è chi vuole tenere aperta la questione, invece di andare avanti e risolvere gli altri problemi del paese.

Ad oggi il tasso di infezioni da HIV sta avendo un'impennata che non si registrava dagli anni '80, perché la gente si droga, scopa selvaggiamente, diventa animale nel senso più brutale del termine, non curandosi della protezione, perché vuole sentirsi viva, vuole sentire la carne, il sudore, lo sperma.. vuole evadere dalla mediocrità della vita comune.
Se la vita è ormai una fitta rete di briglie, regole, obblighi e trattative che rendono la quotidianità un costante allenamento al controllo della nevrosi, le persone di nascosto fanno qualsiasi cosa.. cercano piccoli squarci di libertà, di fuga, di trasgressione.
I giovanissimi cominciano a praticare il sesso di gruppo (raramente protetto) sempre più precocemente, spinti dagli ormoni e dai media a volersi sentire grandi senza avere la capacità di proteggersi dai rischi di determinati comportamenti.
Questo è un grande problema, non solo italiano, ma anche italiano.
La violenza e il sesso (spesso mercenario) sono le attività principali che contraddistinguono l'umanità 2.0
Viviamo la sessualità nella perpetua simulazione di un film porno, sviluppando perversioni, fantasie estreme, giocando con i nostri corpi "come se non ci fosse un domani"…
MA non siamo pronti ad accettare di parlare di HIV, fatta eccezione per il 1 Dicembre (per chi se lo ricorda!)

Sono stato spesso invitato dal SISM dell'Università di Padova a conferenze su HIV/AIDS, in cui raccontavo la mia esperienza diretta di persona sieropositiva agli studenti di medicina.. ogni volta mi sentivo fare le stesse domande, come se si rimanesse sempre al punto di partenza.
Io ho detto ai miei genitori di essere gay a 16 anni, di essere sieropositivo a 22, non erano pronti, ma l'ho detto perché era necessario.
Non c'è un tempo giusto per la verità. La verità è la vita, qui e ora.
Quando ho ricevuto la notizia della mia sieroconversione il medico per tranquillizzarmi mi ha detto: con i medicinali odierni l'aspettativa di vita è pari alle persone sane, si vive bene ugualmente, è come avere un'allergia o il diabete, si tiene sotto controllo..
Per molti anni a seguire ho pensato: i medici non sanno cosa significa vivere con il fardello di essere pericolosi per i partner, non essere più liberi di vivere le passioni e le cottarelle positivamente, perché hai un segreto oscuro che prima o poi verrà a galla e sarà doloroso.
Ci ho messo molto a trovare un equilibrio per cui vivere la mia condizione in modo sereno.

Un sieropositivo è una persona che soffre non solo perché la sua salute non è più integra, ma anche perché il pensiero di essere un pericolo per gli altri non si ignora.
Puoi far finta di non pensarci, ma ci pensi sempre.
quando hai l'HIV ogni passo falso, ogni leggerezza, ogni svista ti può mettere in luce come un assassino.
Non è bello. Per niente.
Probabilmente è per questo che non se ne vuole parlare.

Molto spesso, troppo spesso, il commento che un sieropositivo si sente dire è: te la sei cercata! Come se non fosse mai capitato a chi ancora è sano di cedere alla passione di un incontro che sembra quello giusto, o agire senza pensare per l'eccitazione del momento.
Sono cose che capitano a tutti, alcuni ne escono indenni, altri sono meno fortunati.
Io non capisco perché qualsiasi persona affetta da qualsiasi altra malattia venga trattata con compassione, perché considerata una vittima, mentre a chi ha l'HIV quasi sempre viene biasimato, schernito o insultato (quasi sempre da dietro le spalle o da profili anonimi in chat).
Forse l'Italia non è pronta perché è più comodo far finta di non vedere, come si ignorano i mendicanti per strada.
Occhio non vede, cuore non duole.

È fastidioso dover convivere con il disagio, con l'insicurezza, con la paura… e lo capisco bene, perché prima di passare dall'altra parte anche io evitavo i ragazzi "chiacchierati" in quanto presunti sieropositivi, ma adesso che convivo con l'HIV da quasi 10 anni, so che il medico aveva ragione.. dovevo solo capirlo.
I primi a non discriminarci, a non vivere nella paura, dobbiamo essere noi.
Con questo non dico che tutti i sieropositivi d'Italia debbano fare coming out, ognuno decida per se.. però, a parer mio, se continuiamo a nasconderci e vergognarci della nostra condizione, rimarremo sempre qui, fermi.. immobili e invisibili.
In attesa di quel vaccino che ogni tanto viene nominato, ma che non arriva mai..
Se invece cominciamo a presentarci agli altri per quello che siamo.. persone che hanno un virus.. come i virus che ci fanno venire l'influenza in inverno! ..allora l'attesa di quel vaccino sarà meno estenuante, nel frattempo basterà usare un preservativo quando sarà il momento.
L'italia non è ancora pronta perché dobbiamo prepararla noi, facendo vedere che ci siamo!

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Nella foto di apertura: Sandro fotografato da Pietro Mingotti
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