Lucio Malan: «Signor Presidente, parlando da cristiano a cristiano, non firmi la legge sulle unioni civili»



Per qualche strano motivo, quando si tratta di diritti l'integralismo cattolico è solito sostenere che le unioni civili non servano perché nessun gay vorrà sposarsi. Ma se si parla di reversibilità, ecco che all'improvviso si ipotizza che tutti i gay si sposeranno contemporaneamente e che la metà di loro morirà il giorno dopo lasciando la loro pensione al compagno.
Ormai è da qualche anno che Lucio Malan continua a sostenere che tutti abbiano sbagliato a fare i calcoli e che i gay debbano avere meno diritti per garantire entrare economiche che possano finanziare i privilegi rivolti ad una parte della popolazione. Ma tale posizione pare rasentare il ridicolo in una lettera in cui il senatore di Forza Italia pare persino pronto a mettere in discussione la laicità dello stato nel tirare in ballo il suo dichiararsi "cristiano". Scrive:

Signor Presidente,
mi permetto di portare alla Sua attenzione un aspetto molto specifico del disegno di legge sulle unioni civili, testé approvato dalla Camera.
La copertura finanziaria, indispensabile ai sensi dell'articolo 81 della Costituzione, è palesemente inidonea, essendo previsti 3.7 milioni nel 2016, che crescono di anno in anno fino a 22.7 nel 2025, per un totale di 130.3 in dieci anni. Di questi, si legge chiaramente nella Relazione tecnica del Governo che allego, sono destinati ai costi previdenziali solo 25,3 milioni in dieci anni - da 100mila euro nel 2016 a 6,1 milioni nel 2025. La massima figura tecnica nella previdenza della nostra Repubblica è il professor Tito Boeri, presidente dell'Inps, il quale ha affermato ieri che i costi previdenziali della legge sulle unioni civili sono di "centinaia di milioni", cifra poi precisata in circa cento milioni all'anno a regime.
Quand'anche le maggiori spese stimate dall'Inps avvenissero solo dopo il 2025, termine che il testo della legge ha scelto di coprire, resta una grave carenza di copertura a partire dal 2026, cioè tra meno di 10 anni. Non si tratta di lievi scostamenti, ma di cifre cinque volte superiori, poiché l'Inps stima in 124 milioni il costo annuo a regime. Sarebbe molto difficile spiegare, in particolare ai giovani, come mai in tutti gli altri casi si considera la tenuta del sistema previdenziale nel lungo termine, mentre in questo caso ci si limita a meno di 10 anni pur sapendo benissimo che a regime la spesa sarà molto superiore.
Le parole di Boeri non fanno che aggiungersi alle tante stime simili fatte da molti esperti. Se poi parliamo dei possibili abusi o di sentenze della Corte Costituzionale che potrebbero ravvisare una discriminazione nel concedere la pensione di reversibilità alle coppie omosessuali e non a quelle eterosessuali, tante di queste con figli, i costi potrebbero andare alle stelle.
Parlando da cristiano a cristiano, so che ci sono ben altri aspetti critici in quel disegno di legge, sui quali molti sollecitano il Suo intervento; ma, quando si parla di cifre e di articolo 81, lo spazio alla discrezionalità del legislatore e di chi ne valuta l'operato si restringe e -più che mai- il "sì" deve essere "sì" e il "no" deve essere "no".
Mi affido fiducioso alla Sua equanime valutazione e Le porgo il mio reverente saluto.

Lucio Malan


Giusto per la cronaca, il citato Boeri non ha mai espresso dubbi sulla reversibilità e si è limitato a commentare che si trattava di un «impatto sui conti inevitabile ma sostenibile». ma, soprattutto, perché i gay dovrebbero pagare uguali tasse e rinunciare ad uguali diritti solo perché gli eterosessuali sperano di potersi gustare i loro soldi? A questo punto potremmo togliere la pensione ai parlamentari e avremmo ancora più soldi... o magari toglierli a tutti tranne a sé stesso e così avremmo pensioni d'oro! Peccato che promettere guadagni dalla discriminazione altrui sia un atto violento e ignobile.
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