Luigi Amicone abbandona la direzione di Tempi per candidarsi con Forza Italia



Pare che la carriera politica sia l'ambizione di tutta quella gente che ha creato ed alimentato l'assurda isteria gender. Dopo Mario Adinolfi e Gianfranco Amato, ora anche Luigi Amicone ha annunciato di aver abbandonato la direzione di Tempi per candidarsi con Forza Italia.
L'annuncio è stato dato proprio dalle pagine di quel settimanale che aveva provveduto a fondare e dirigere sin dal 1994, punto di riferimento per i ciellini e responsabile di una propaganda politica che molto spesso pareva sfociare nell'omofobia, nel sessimo e nel razzismo.
Tutti che è facile presumere faranno parte anche della sua azione politica dato che è dal suo profilo Facebook che scrive: «Perché ho preferito Forza Italia a Milano Popolare? Perché non posso condividere la scelta di far festa su una legge come quella delle unioni civili, completamente sbagliata. Non posso condividere questo profilo di Ncd che a Milano sta con la destra e a Napoli sta col Pd». In altre parole, le sue scelte non dipenderebbero dagli ideali politici ma solo dalla possibilità di poter continuare a perseguitare la comunità gay. E se la sua attività di repressione gli lascerà il tempo, già annuncia come la sua seconda priorità sarà quella di garantire maggiori fondi alle scuole paritarie gestite dalla chiesa.
Nel corso geli ultimi anni Luigi Amicone aveva utilizzato il suo settimanale per paragonare i gay all'Isis, minacciare i giudici della Consulta che avessero osato emettere sentenze a lui non gradito, promettere punizioni divine contro chiunque non avesse preso parte al Family day o per spalleggiare Gasparri nel sostenere che la comunità lgbt fosse come il MinCulPop. È stato anche il trampolino di lancio per gruppi violenti come le Sentinelle in piedi (fondate da una sua redattrice), così come al covegno omofoboo di Maroni lo si vide pronto a far sbattere fuori dalla sala un ragazzo che aveva osato manifestare un'opinione diversa dalla sua.
Ora vuol far politica la fianco di Parisi e dai primi manifesti si evince come sarà il suo ex settimanale (finanziato con denaro pubblico per oltre due milioni di euro negli ultimi cinque anni) ad organizzargli la campagna elettorale. Pagheremo noi in modo che lui possa dare i nostri soldi alle scuole dei preti dopo averli sottratte da quelle pubbliche.
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