Mario Adinolfi parla in una piazza deserta a Rimini. Ma non diceva di rappresentare un intero popolo?



Se non fosse un individuo disposto a vendere discriminazione ed odio in cambio di voti, forse si potrebbe persino provare pena verso Mario Adinolfi. Un uomo che per far parlare di sé è costretto a rendersi ridicolo dinnanzi al mondo ipotizzando fantomatici messaggi subliminali che verrebbero inseriti nei cartoni animati da altrettanto fantomatiche «lobby gay». Un uomo che ricevere accuse persino il co-fondatore del suo partito, il quale va in giro a dire che si sia servito del demonio per divorziare dalla sua prima moglie.
Deriso e snobbato persino dai suoi, oggi se n'è andato a Rimini per uno dei suoi soliti comizi propagandistici. Grazie alla sua proverbiale superbia, aveva annunciato un importantissimo appuntamento politico che avrebbe dovuto rappresentare «la volata finale» prima delle elezioni. Si era spiegato come « l'organizzatore dei Family Day e uno dei due garanti fondatori del Popolo della Famiglia» si sarebbe offerto ai suoi numerosissimi elettori alle 15 in piazza Cavour.
L'autoproclamata sezione locale del suo partito aveva aggiunto dichiarazioni pompose diramate dai giornali, nelle quali dicevano: «Siamo molto onorati della sua presenza in quanto potremmo approfondire le sfide che in questo tempo di forte crisi economica e sociale sono cruciali per il rilancio vero e definitivo del nostro territorio e della nostra nazione».
Ebbene, le fotografie scattate oggi a Rimini ci mostrano un Adinolfi che ripete i suoi soliti slogan in una piazza deserta, in cui a malapena erano presenti 20 persone. Siamo dinnanzi all'ennesima dimostrazione di come il suo fantomatico "popolo" non esista, motivo per cui è sempre più facile comprendere perché mai gli altri gruppi integralisti si siano tanto spaventati dinnanzi alla sua scelta di cercare fortuna politica a fronte di un qualcosa che li avrebbe costretti ad una conta dei numeri. Ora che la conta c'è, sappiamo che quella ventina di persone sarebbero quello che Adinolfi è solito spacciare per «la maggioranza assoluta del Paese».

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