Massimo introvigne nega di avere un'amante, ma conferma di aver lasciato moglie e figli



Secondo ad alcune voci che hanno iniziato a circolare all'interno del mondo integralista, le dimissioni di Massimo Introvigne da reggente di Allenza Cattolica sarebbero legate alla sua decisione di lasciare moglie e figli per trasferirsi a New York con l'amante. L'uomo verrebbe indicato in procinto di crearsi una nuova famiglia esattamente come è capitato ad Adinolfi, Salvini, Berlusconi, Casini e praticamente a tutti quelli che si definiscono «difensori della famiglia tradizionale».

Dalle pagine del blog di Maurizio Blondet, Introvigne ha smentito quell'ipotesi e scrive:

Mi giunge voce secondo cui in un tuo articolo, che a onor del vero non ho visto, avresti alluso al fatto che mi sono trasferito a New York con un’amante.
L’Italia è costruita sulle voci e non dubito della tua buona fede. Ti prego però di voler precisare, per amore di verità, che non mi sono trasferito a New York: vivo a Torino, dove insegno regolarmente ogni settimana e svolgo una serie di altre attività professionali.

Poi aggiunge:

Vivo a Torino da solo, dopo la separazione da mia moglie. Non sono il primo cui capitano vicende dolorose di questo genere nel mondo cattolico, ma capisco di essere abbastanza visibile perché la cosa susciti qualche interesse.

Indipendente dalla smentita in sé e dalla versione a cui si preferirà credere, difficile è non notare come abbia confermato la separazione dalla moglie e dai figli. E se è facile ritenere che non ci sia nulla di così strano nell'interrompere una relazione che non funziona più, difficile è non fare distingui per il suo caso. Chi investe la propria vita nel cercare di impedire che altri possano avere i suoi medesimi diritti sulla base di presunte motivazioni religiose, poi non può certo venire meno ai suoi stessi dogmi quando si tratta si sé stessi. Sarebbe troppo facile imporre regole che devono valere solo per gli altri!
Senza voler infierire sul caso particolare, fa comunque riflettere come i vari Introvigne o Adinolfi sostengano di voler «difendere la famiglia» anche se non sono state capaci neppure di difendere la propria. Ma non solo. Dall'alto del loro fallimento vorrebbero persino dettare regole e distinguo da imporre alle famiglie altrui. E se Adinolfi parla del suo primo matrimonio come di «un errore di gioventù» mentre Introvigne glissa nel parlare di una «dolorosa vicenda», entrambi paiono molto propendi ad ascoltare le proprie scuse anche se non demordono dal non voler sentire le ragioni delle migliaia di persone che chiedono pari diritti attraverso il racconto delle loro storie. L'altro va giudicato a priori mentre si è sempre pronti ad assolvere sé stessi.

Dato che l'ex famiglia di Introvigne è ritenuta "tradizionale", quantomeno il suo allontanamento non impedirà ai figli si poter rivendicare alcuni diritti: potranno chiedere contributi per gli studi, potranno esigere aiuto se dovessero diventare disabili e potranno ereditare quando loro padre passerà a miglior vita. Anche grazie alla propaganda di Introvigne, se si fosse trattata di una coppia gay  tutto questo non sarebbe stato dovuto qualora lui non fosse lui il genitore biologico: se ne sarebbe potuto andare da solo o in compagnia, abbandonando la prole come se per loro fosse un perfetto sconosciuto pronto a rifarsi una nuova vita senza alcun obbligo o dovere.
La sua stessa vita è testimonianza di come l'assenza di riconoscimenti giuridici non sia un vantaggio dei genitori ma una tutela dei figli, motivo per c'è da augurarsi che la sua «dolorosa vicenda» lo porti quantomeno a rendersi conto che la sua militanza nell'integralismo cattolico ha danneggiato molti ragazzi al grido di «difendiamo i nostri figli».

E dato che Introvigne è uno di quelli che va in giro a sostenere che i matrimoni gay distruggerebbero la famiglia, forse vale la pena citare quello che scriveva nel 2011. Ai tempo il reggente di Alleanza Cattolica si diceva convinto che la distruzione della famiglia fosse rappresentata dal divorzio, ossia da quello che potrebbe essere il probabile epilogo della sua vicenda:

I vescovi italiani ricordarono che proprio il Vaticano II aveva definito il divorzio “una piaga sociale per le sue rovinose conseguenze nei riguardi del matrimonio, della famiglia e della società” (Gaudium et Spes, n. 47). Ma i grandi giornali – tutti schierati a favore del divorzio – riuscirono a convincere gli italiani della tesi falsa secondo cui c’erano sul tema nella Chiesa due opinioni, entrambe ugualmente “cattoliche”.

Non solo, anche in quel caso sfoderava una presunta "legge naturale" che oggi viene usata per sostenere che due gay non abbiano alcun diritto di essere riconosciuti sulla base di quella stessa natura che ha creato l'omosessualità. Ma nel caso del divorzio, affermava:

La legge naturale si ricava dalla riflessione della ragione, non dalle statistiche. La maggioranza dei Paesi del mondo ha leggi sul divorzio, è vero. Ma questo non rende il divorzio naturale, così come il fatto che nella storia un numero molto grande di culture abbia riconosciuto la poligamia e la schiavitù non rende naturali la poligamia e la schiavitù. Chi poi affermasse che non esiste nessuna legge naturale, dovrebbe riflettere su un argomento di Benedetto XVI: in un mondo dove convivono persone di religioni diverse le regole comuni del gioco chiamato società o sono affidate alla ragione – che discerne appunto una legge naturale – oppure alla violenza, all’arbitro del più forte, alla prevaricazione di Stati che diventano totalitari. Non c’è una terza alternativa. O la legge naturale o l’arbitrio e la tirannide.

A voler prendere per buone le sue stesse tesi, il fallimento del suo matrimonio dovrebbe essere visto come causa delle medesime catastrofi che l'integralismo sostiene verranno provocate dal riconoscimento dell'amore di altre famiglie. Peccato che nel suo caso la legge non gli negherà nuovi matrimoni o diritti civili, così come probabilmente non verrà indetto un nuovo Family day trasbordante di persone pronte ad urlargli in faccia il loro disprezzo sulla base di quello che gli hanno detto i vescovi.
Anche in questo caso pare si sia dinnanzi all'ennesima riprova di come questa gente voglia solo veder legittimati i loro più bassi istinti, incuranti di dogmi e precetti che vengono rispolverati solo se utili a nascondere quella che in realtà è solo una mera discriminazione violenta.
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