Monsignor Tony Anatrella, idolo dell'integralismo anti-gay, è accusato di abusi sessuali



«Distruggere il senso profondo della relazione uomo-donna, mettendo sullo stesso piano altri tipi di unione significa minare alla base la convivenza civile. calpestare il dato di realtà del maschile e del femminile in nome del falso concetto dell’orientamento sessuale, vuol dire aprire la strada a una società dell’immaginario, a una società perversa perché nega la verità dell’umano e ha come risultato la disgregazione sociale. in modo incalzante e con grande lucidità Tony Anatrella, psicanalista e sacerdote francese, mette in guardia da una minaccia sempre più incombente e di cui si fingono di ignorare le conseguenze». Sono queste le parole che avevano trasformato monsignore Anatrella in un idolo dell'integralismo, tant'è che il suo pensiero ha iniziato ad essere spacciato come un dogma di fede da tutti quei siti anti-gay che usano il cristianesimo come una giustificazione per l'odio e la discriminazione (non stupisce, dunque, come a pregare su quelle parole fosse anche uno dei siti proposti dal "gruppo di preghiera" del partito di Adinolfi ed Amato).
Peccato, però, che anche questo loro idolo sia stato beccato con le mani nel sacco, quasi a voler dimostrare come l'odio sia spesso il rifugio di chi ha qualcosa da nascondere. Monsignor Tony Anatrella, psicanalista francese, consultore del pontificio consiglio per la famiglia, è stato accusato di molestie sessuali.
Le accuse provengono da «diverse vittime» che sarebbero state molestate nel corso di quelle che sarebbero dovute essere sedute psicoterapeutiche. Segnalazioni di crimini simili erano giunte all'arcidiocesi di Parigi già nel 2001, anche se poi non vi fu alcun seguito.
I riflettori tornarono poi ad accendersi sul monsignore quando lo scorso febbraio si presentò ad un corso per nuovi vescovi e si lanciò nel sostenere che i vescovi cattolici «non sono obbligati a denunciare gli abusi del clero sui bambini». Tale posizione venne immediatamente contestata dal cardinale Sean O'Malley, il quale ricordò come vi fosse la «responsabilità morale ed etica di denunciare gli abusi presunti alle autorità civili».
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