Pare impossibile non scoppiare a ridere dinnanzi alle folli teorie anti-gay di ProVita



Preparatevi a ridere. Non è certo una novità che l'associazione ProVita si mostri disposta a tutto pur di cercare di sostenere la necessità di negare pari dignità a gay e lesbiche, ma dinnanzi a certe semplificazioni e certi ragionamenti, pare davvero difficile non scoppiare a ridergli in faccia.
Va riconosciuto che l'assenza di argomentazioni serie debba mettere davvero in difficoltà la banda di Brandi, al punto che non dev'essere facile trovare appigli per vomitare odio contro gay lesbiche ogni santo giorno dell'anno. Ma tale Attilio Negrini si è davvero superato. In un articolo dal titolo "Matrimonio per tutti, corso prematrimoniale per tutti", l'adepto di Brandi afferma:

La notizia è di quelle che, se non fossimo arrivati gradualmente al livello di irrazionalità odierno (… il piano è sempre più inclinato, come argomentavamo) e ci svegliassimo improvvisamente da un sonno non più lungo di un paio d’anni, leggendola scuoteremmo la testa e diremmo: “Preferivo continuare a dormire”.
Invece no, ormai ogni giorno ci regala una nuova chicca… spesso in ottica omosessualista, anti-familiare e abortista. Anche se, almeno di tanto in tanto, i motivi per continuare a sperare ci sono e si capisce che opporsi a tutte queste derive ha un senso!

Come al solito non si capisce un tubo fra tanti anatemi messi assieme. Il tema sono dei corsi prematrimoniali che l'Uaar ha organizzato a Genova come alternativa a quelli organizzati dalla curia, spiegando come la differenza principale sia che «i nostri corsi non sono di tipo etico, come quelli della Chiesa, ma vogliono dare una preparazione di base psicologica e giuridica alle coppie».
Riguardo a quello che l'autore dice dovrebbe far «continuare a sperare», il link riporta ad un articolo di ProVita volto a sostenere che il sesso sia migliore se praticato tra chi va in chiesa. Fonte della notizia è l'attendissibilissima UCCR, ossia quel gruppo integralista che sostiene che l'omofobia non esiste e che i gay si farebbero del male da soli per accusare i cristiani dei crimini di cui sono vittima.

Si passa poi a sostenere che «il problema è che pare che per tutto questo ci sia il patrocinio del Comune, ossia un finanziamento all'evento con soldi pubblici». Al di là che un patrocinio non comporta automaticamente delle spese, interessante è come ci si preoccupi dei corsi laici e non di quelli cristiani. Anzi, si sostiene persino che siano la stessa cosa dato che l'autore spergiura che ai corsi prematrimoniali nella sua diocesi «era prevista un’infarinatura di carattere giuridico» e che quini non ci sarebbe alcuna novità nella trattazione dell'Uaar.
Si passa così ai soliti insulti, affermando che «a Genova pare vi siano già una trentina di coppie che hanno seguito il corso in questione, che è a numero chiuso: non più di 10 coppie, “per cercare di avere una buona interazione tra partecipanti e relatore”, dicono. Anche se il dubbio che il problema sia la mancanza di gente e non l’abbondanza, rimane». Quel dubbio, ovviamente, è solo dell'autore ma proposto come un doma di fede da chi vuole esigere che lo stato sia consegnato nelle mani dei preti.

Ma il passaggio comico è quello in cui si afferma:

Ma arriviamo ora al punto centrale dell’articolo: “I corsi – si legge – sono aperti a tutti, anche agli omosessuali”. Però – udite, udite! – ecco come continua la frase: “… anche se non c’è mai stata risposta da questo mondo”. Così, scritto nero su bianco!
Non so se sia il caso di aggiungere qualcosa, dal momento che hanno già detto tutto loro. Il mondo omosessuale non chiede, in realtà, il matrimonio e tantomeno i corsi in preparazione della celebrazione…
Ma allora perché nel titolo dell’articolo si parla di corsi prematrimoniali per le coppie gay? Non sarà mica la solita strategia per manipolare il pensiero del pubblico e per creare nelle persone una precisa idea allineata al pensiero LGBT?

Follia pura. Secondo gli estremisti di ProVita, il fatto che nessun gay si sia ancora iscritto a corsi prematrimoniali per una legge che ancora non è stata approvata sarebbe la dimostrazione che nessuno vuole sposarsi. Il tutto su un'attendissibilissima statistica basata su 30 iscritti!
Ma se si dicono convinti che nessun gay voglia sposarsi, perché mai è da anni che le pagine del loro giornale appaiono ingolfare di propaganda omofoba volta a chiedere che quei matrimoni siano vietati? Se davvero credessero alle stupidaggini che scrivono, allora avrebbero motivo di agitarsi dato che sono lor a sostenere che nessun gay si sposserà mai.

Peggio di loro è riuscito a fare solo Il Secolo d'Italia, l'organo ufficiale di Fratelli d'Italia, che riguardo all'assenza di iscritti gay afferma: «Entrambe le locandine sono illustrate da foto di coppie normali, un lui e una lei, insomma. Sarà forse per questo che, finora, nessun Lgbt si è iscritto agli incontri?». Insomma, il patito della Meloni si lancia nel sostenere che le coppie gay sarebbero da ritenersi anormali. Ma tanto nell'omofoba colonia vaticana che si è soliti chiamare Italia, basta dirsi cristiani per poter insultare gay e lesbiche a proprio piacimento.
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