Parroco bresciano espone cartelli anti-gay nell'oratorio frequentato da minori



Il sistema comunicativo dell'integralismo cattolico è semplice: ogni forma di violenza viene fatta passare come legittima e doverosa, condendola con il vittimismo di chi di dice discriminato perché non può discriminare. Con toni candidi e con perenne flemma, si da voce a frasi impronunciabili, un po' come se qualcuno venisse a dirci: «Che male c'è nel prendere un fucile e nell'aprire il fuoco? Non sarete mica dei totalitaristi che non riprestano l'opinione di chi la pensa diversamente da voi e ritiene che la vita altri non valga nulla?».

È più o meno con questi toni che il settimanale Tempi afferma:

A Brescia è in atto una escalation contro la libertà d’espressione? Due gravi episodi in pochi giorni direbbero che forse è così. Prima una conferenza di Massimo Gandolfini osteggiata con metodi sulla stampa locale definiti “fascisti”, e poi la vicesindaco Laura Castelletti che si scaglia contro don Giorgio Rosina, curato di una parrocchia del centro, accusandolo di omofobia. La colpa del giovane sacerdote? Aver affisso nell’oratorio un poster (distribuito in migliaia di copie all’ultimo Family Day) in cui le unioni civili si definivano «sbagliate anche se dovessero diventare legge».

La pietra dello scandalo sono alcuni manifesti affissi dal parroco, don Rosina, in un oratorio frequentato da numerosi ragazzi minorenni come quello di sant'Afra. Se i fascisti scrivevano che l'ingresso nei negozi era vietato agli ebrei, lui ha affisso alcuni cartelli all'integrismo in cui si affermava che il rapporto fra due uomini o due donne sia da ritenersi "sbagliato" a priori. Un messaggio dichiaratamente omofobo rivolto a dei minori, in quell'ottica in cui si cerca di corrompere le loro giovani menti e di educarli al pregiudizio, alla violenza e al bullismo omofobico.
C'è solo da domandarsi quanti dei ragazzi che frequentano quell'oratorio possano far leva su quel messaggio per sentirsi legittimati ad andare a scuola ad insultare o picchiare a sangue un compagno gay.
Ma per l'integralismo cattolico tutto ciò va bene, dato che i gay sono i nemici da combattere con ogni mezzo e con ogni menzogna, in un preludio ad un genocidio in cui la Chiesa si è già abbondantemente macchiata le mani di sangue quale responsabile primaria di troppe morti.

Ma questo non è ancora nulla. Tempi pare imbestialito dal fatto che un vicesindaco abbia osato contestare una posizione omofoba espressa da un prete che, a loro dire, deve necessariamente essere ritenuto un intoccabile. Castelletti aveva infatti commentato su Twitter: «Per me chi sosteneva che il voto alle donne era sbagliato è un misogino antidemocratico. Chi sosteneva sbagliato considerare bianchi e neri uguali è un razzista. Chi dichiara che le unioni civili riconosciute dalla legge sono sbagliate è un omofobo».
Tirando in ballo il solito vescovo che viene sempre citato a sproposito ogni qualvolta si voglia attribuire un significato religioso ai rantoli d'odio, il settimanale ciellino si lancia nell'asserire:

Se il momento in cui è stato lanciato il tweet è apparso quantomeno intempestivo (il vescovo Luciano Monari nella recente omelia per il Corpus Domini, particolarmente apprezzata dalla cittadinanza, aveva parlato delle unioni civili come «strada sbagliata»), per la città appare decisamente singolare il destinatario del borioso cinguettio: un giovane sacerdote. Forse la spia della nascita di un nuovo e viscerale anticlericalismo destinato a spezzare la tradizione non avendo molto da condividere con il cattolicesimo democratico bresciano.

Insomma, un vicesindaco non deve poter criticare gli insulti di un sacerdote e, giusto per rincarare la dose, si passa anche ad accusare i gay di essere persone violente che non devono devono avere alcun diritto di lamentarsi se si usano presunte (e false) argomentazioni religiose per cercare di limitare i loro diritti civili nell'ottica di una convenienza per i partiti di estrema destra (tra i quali si è candidato l'ex direttore di quel giornale, quando si dice il caso!). Ed è così che scrivono:

Ora più di qualcuno ora paventa un crescendo di violenza. Su Facebook si sprecano i commenti, perché «il gesto irresponsabile di una carica che dovrebbe rappresentare tutti» equivale ad «“armare la mano” al fronte lgbt bresciano già violento di suo».

Chissà se per quelli di tempi anche gli ebrei erano dei «violenti» che non si lasciavano bruciare nei forni dopo essere stati insultati con cartelli simili a quelli che loro difendono. Ma si sa, il violento e il dittatore è solito cercare di incolpare gli altri dei proprio crimini, così come anche i nazisti incolpavano gli ebrei delle violenze che erano proprio loro ad infliggergli.

A testimonianza di tutto ciò basta osservare l'atteggiamento assunto dalle Sentinelle in Piedi, pronte ad esprimere pein solidarietà al prete omofobo e a sostenere che ogni opinione contraria al loro pensiero unico sia da riteneresi «una persecuzione». Non male per quelli che vanno in giro a dire che la loro omofobia sua «un'opinione» lecita e che ogni l'opinione altrui sia da ritenersi una «persecuzione» se poco utile alle loro mire persecutorie.

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nella foto: don Giorgio Rosina in compagnia di Mario Adinolfi (a sinistra) e la locandina affissa nei locali dell'oratorio frequentato da minori (a destra). Fonte: Caramelle in Piedi
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