Per Tempi la discriminazione dei gay è un guadagno economico a cui ambire



Il settimanale ciellino Tempi ha fatto di tutto per cercare di impedire che gay e lesbiche potesse ottenere il diritto di potersi unire civilmente. Ora che la norma è legge, il settimanale pere intenzionato a creare paura fra i propri lettori forse nella speranza di spingerli verso gesti inconsulti che possano rigettare nella discriminazioni tutte quelle famiglie che loro vorrebbero negare ogni dignità sociale. Dicono così che «uella sulle unioni civili è una legge che, a pochi giorni dalla sua approvazione, mostra già tutti i suoi difetti. Al di là di tutte le questioni morali, etiche e religiose che Tempi non ha mai sottovalutato, la legge Cirinnà dimostra di creare più problemi di quelli che risolve». Ma è negli esempi pratici che si sfiora l'ipocrisia. Dicono:

Il primo riguarda l’aggravio sui conti dell’Inps: grazie alla legge, infatti, le pensioni di reversibilità sono estese anche alle unioni civili. Non sarebbe un problema se, come previsto dal nostro ordinamento, questa legge avesse l’adeguata copertura finanziaria. Eppure qualche mese fa, visti i conti dell’Inps, il governo aveva paventato l’ipotesi di erogare la pensione di reversibilità in base all’Isee del coniuge sopravvissuto, facendo scattare immediatamente l’allarme e la protesta da parte di chi con quella pensione vive. E ancora, nemmeno venti giorni fa, Tito Boeri, presidente dell’Inps, aveva dato una “bella” notizia ai giovani nati negli anni Ottanta: non andrete in pensione prima dei 75 anni. Perché qualche mese fa per salvare i conti del principale istituto previdenziale si facevano tali annunci se poi i soldi per pagare altre migliaia di persone ci sono? Non vorranno farci pensare che ci sono cittadini di serie A e di serie B?

Esatto, non avete letto male. Anche a voler prendere per buono tutto ciò che scrivono, la loro tesi è che gli etero si sentono cittadini di serie B se non possono sfruttare il lavoro dei gay per anticipare la loro pensione attraverso la negazione di pari diritti agli altri. Praticamente si inneggia alla schiavitù e si chiede che lo stato rubi i soldi ai gay (i quali pagano uguali contributi) per regalarli agli etero.
Se poi ci aggiungiamo come il loro amico Adinolfi spergiuri che i gay che si sposeranno saranno al massimo 7.513, allora non si capirebbe da dove dovrebbe giungere il dissesto finanziario ipotizzato. Certo, viene da notare che la cifra di Adinolfi è palesemente falsa, ma altrettanto palese è come l'integralismo cattolico ami giocare con i numero, sottostimando i gay se si tratta di negare loro diritti e sovrastimandoli se c'è da far credere che toglieranno qualcosa agli altri.

Dicono poi:
Ora che la maggioranza canta vittoria, a far suonare il campanello d’allarme non sono i soliti “bigotti medioevali” dell’opposizione, ma una dichiarazione di mister Inps in persona che, probabilmente involontariamente visto che a fargli occupare quella carica è stato proprio questo governo, ha scoperto le carte in tavola: «C’è sicuramente un aggravio di costi per il sistema, ed è inevitabile che ci sia, ma è nell’ordine di qualche centinaio di milioni, quindi sostenibile», ha detto Boeri.
Come qualche centinaio? «Per le “centinaia di milioni” certificate dalla massima autorità nel settore, la legge prevede poco più di 25 milioni di euro. Se fossero anche solo 200 milioni ci sarebbe già un buco di 175 milioni di euro», fa notare Lucio Malan, senatore di Forza Italia, che a Tempi spiega: «A suo tempo avevo depositato presso la commissione bilancio una relazione alternativa a quella del governo in cui stimavo il costo totale di questi matrimoni in 4,5 miliardi di euro nei primi 10 anni, di cui circa 3,7 per le pensioni di reversibilità».

Interessante è notare come l'unica fonte che da ogni sito cattolico cita numero diversi sia sempre e solo Lucio Malan. Ma se anche fosse, allora perché non risparmiamo sui 1.018.842 euro che lo stato versa annualmente alla Cei? Così potremmo pagare le pensioni a tutti e avanzerebbe pure un bel gruzzoletto con sui garantire più benessere a tanti italiani.

Si aggiunge poi:

Un altro “errore” macroscopico lo ha fatto notare il senatore del Nuovo centrodestra Maurizio Sacconi: «Le regole di contabilità pubblica richiedono per la spesa previdenziale una proiezione degli oneri ad almeno 10 anni, in quanto devono essere stimati nel momento in cui se ne dispiegano compiutamente gli effetti. Effetti che in questo caso si manifestano quando la nuova platea dei civil-uniti raggiungerà il tasso medio di mortalità. Ed è evidente che considerando solo i prossimi 10 anni, per fortuna, pochi sono i decessi previsti con le conseguenti pochissime prestazioni».

Eppure anche qui pare esserci un po' di malafede. Se dovessimo stare a questi giochetti, allora perché non si considera che l'aspettativa di vita è diversa fra uomini e donne, motivo per cui una coppia gay avrà una mortalità più ravvicinata di quelle eterosessuali. A questo punto potremmo tranquillamente dire che gli etero costano più dei gay, pretendendo pensioni maggiori in virtù del minor tempo in cui verranno percepite... insomma, se si inizia a giocare con i numeri c'è il rischio che il gioco possa ritorcersi su quei senatori di destra che stanno solo cercando un pretesto per ottenere consensi elettorali in cambio di una promessa di maggiori discriminazioni. Il tutto partendo sempre dall'idea che Malan e sacconi vogliono che i gay non abbiano una pensione in modo che la paghino a loro.

Si passa poi a sostenere che il riconoscimento dei diritti ai gay uniti civilmente sarebbe discriminatorio verso gli etero che non si sono mai sposati, forse dimenticando che nel secondo caso si tratta di una scelta mentre nel primo si è dinnanzi ad una discriminazione che loro stessi hanno creato. Dicono:

Ma i pasticci non sono ancora finiti. È stato ancora Sacconi a spiegarlo: «L’allargamento imponderabile della platea dei beneficiari determinerà oneri che sono stati ampiamente sottovalutati e che aumenteranno quando la corte costituzionale italiana non potrà che accogliere il ricorso di quanti segnaleranno la disparità di trattamento con le stabili convivenze eterosessuali, magari con figli».
Le nuova legge, effettivamente, si riferisce sia alle unioni civili sia alle cosiddette convivenze di fatto, ma se alle prime concede il diritto alla pensione di reversibilità, alle seconde questo privilegio non è garantito. Esemplifica Malan: «Mario e Maria, insieme da trent’anni, tre figli, che per qualche motivo non si sono sposati, non potranno mai accedere alla pensione di reversibilità. Ma attenzione, non possono nemmeno accedere alla nuova formazione sociale nata con la Cirinnà, perché questa è solo per le coppie omosessuali. Fossero stati Mario e Mario, o Maria e Maria avrebbero potuto costituire un’unione civile in modo da garantirsi tutti i diritti finora garantiti alla famiglia tradizionale». «Dove sta la giustizia in questo caso? Mario e Maria potrebbero benissimo fare ricorso ed è difficile che la Corte non prenda in considerazione le loro legittime richieste».

Sarebbe interessante da capire perché Mario e Maria vorrebbero un'unione civile e non un matrimonio, dato che a loro non è precluso. Ma se Sacconi è così preoccupato da questa disparità, perché non propone il matrimonio egualitario in modo che le convivenze e i matrimoni siano gestiti in maniera eguale indipendentemente dall'orientamento sessuale?

L'attacco passa poi a sostenere che un Presidente che rispetta la Costituzione sia una minaccia per quei cattolici che vorrebbero un burattino pronto ad eseguire i loro ordini. Ed è così che aggiungono:

Queste sono solo alcune delle problematiche emerse nei primi giorni dopo il voto alla Camera. Ma sarebbero dovute bastare al presidente della Repubblica perché considerasse la possibilità di rimandare la legge al Parlamento. «La Costituzione afferma che una legge per essere approvata debba avere un’adeguata copertura finanziaria. Se questa non c’è, è diritto del presidente, anche senza entrare nel merito del testo, rimandare il tutto alle Camere. La maggior parte delle volte che una legge è stata respinta è perché non c’era una copertura finanziaria sensata», spiega il senatore forzista.

Peccato che la copertura ci sia e chi sostiene il contrario non ha diritto di veto solo perché sostiene che tutti gli organi competenti non siano bravi quanto lui a fare i calcoli.

Il lungo articolo di tempi passa poi a sostenere che ci sia il problema del rispetto della legge, contro la volontà di quei sedicenti cattolici che vorrebbero vedere i bambini privati da ogni tutela giuridica come ritorsione verso i loro genitori:

La questione dello stralcio della stepchild adoption che una parte della maggioranza ha sbandierato come vittoria è un contentino di poco valore visto che in materia di adozione resta fermo quanto previsto dalla legge. Ancora una volta il Parlamento ha perso l’occasione di fare il suo mestiere, lasciando al giudice il compito di interpretare la norma in base ai casi a lui sottoposti. Melita Cavallo, ex presidente del tribunale dei minori di Roma e capo del dipartimento di giustizia minorile, nel 2015 ha firmato ben 15 sentenze di adozioni da parte di coppie omosessuali. «Questa legge non evita che i giudici diano la possibilità alle coppie omosessuali di adottare», spiega Malan. «In realtà li incoraggia. Queste sentenze ci sono già state anche se le coppie omosessuali non erano legate da nessun vincolo davanti allo Stato. Figuratevi ora che è passata la legge. Perché mai i giudici non dovrebbero continuare a consentire queste adozioni? Soltanto perché rispetto al matrimonio non c’è l’obbligo di fedeltà? Perché il loro stare insieme non si chiama matrimonio ma unione civile? E se questo ragionamento non lo farà un giudice ordinario, lo farà certamente un giudice europeo. A Bruxelles non vanno a vedere se si chiama matrimonio o unione civile, guardano la sostanza, e qui la sostanza è esattamente identica».

Si passa poi alla promozione delle fantasiose della lega Nord volte a cercare di sottrarre la pensione di reversibilità ai gay, lamentando però come ci sia il rischio che anche le coppie eterosessuali senza figli possano esserne colpite (e sia mai, dato che l'obiettivo è danneggiare i gay e non certo quelle famiglie equivalenti in cui c'è un uomo e una donna, ndr):

Ma altre proposte stanno arrivando. La prima è quella di Claudio Borghi Aquilini, responsabile economico della Lega Nord: «La pensione di reversibilità è nata nel 1939 come incentivo alla natalità, un’assicurazione alle madri che sceglievano di restare a casa per fare e accudire i figli. Allora – ha detto Borghi a Libero – basterebbe modificare la legge sulla reversibilità prevedendo che il beneficio a tutte le coppie che si uniscono da oggi in poi, in qualsiasi forma, venga concesso solo in presenza di figli. Così si eviterebbero abusi, recuperando anche il senso dello strumento». Una soluzione interessante ma di difficile attuazione perché ci sarebbero da tenere in considerazione un ventaglio infinito di aspetti: se uno ha avuto dei figli e questi sono morti, cosa facciamo? Togliamo la reversibilità anche a loro? E quelle donne che hanno smesso di lavorare per tentare di avere figli ma non ci sono riuscite?

Insomma, quelli di Tempi sono chiari nel dire che solo i gay devono essere esclusi da ogni tutela economica e giuridica perché loro sono le persone a cui la loro redazione ha dichiarato guerra.
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