ProVita ci spiega i suoi piani per la creazione di super-cittadini immuni alla legge



L'associazione ProVita Onlus è ormai focalizzata a tempo pieno nel chiedere che lo stigma sociale verso gay e lesbiche sia garantito da una fantomatica «obiezione di coscienza» che possa sminuire le loro unioni. L'intento pare evidente: introdurre un qualcosa che possa farle percepire come «sbagliate» e che legittimi una sorta di omofobia di stato che possa coprire malaffare e inadempienze così come avviene in Russia (da quelle parti se lo stato non si accorge di un'imminente pioggia di meteoriti, dirà che quello era Dio che voleva punire i gay e non si assumerà alcuna responsabilità).
In realtà sappiamo bene che una simile richiesta sia assurda, dato che bisognerebbe accettare che i pregiudizi personali possano valere più della legge e che i diritti personali possano essere violati se qualcuno dice che è Gesù a volerlo. Allora perché mai un sindaco non dovrebbe poter obiettare al matrimonio di qualcuno se la permanente della sposa risultasse un insulto alla sua religione? Potrebbe fare praticamente fare tutto ciò che gli passa per la mente, basterebbe poi dire una formuletta magica che tiri in ballo un qualche santo o presunto volere divino. Sarebbe la fine della legalità è la creazione di una super-razza simile a quella teorizzata dai nazisti, totalmente libera di poter imporre ciò che vuole semplicemente pronunciando il nome di Dio invano.

A spiegarci come tale ipotesi non sia fantapolitica è un articolo firmato dalla solita Anastasia Filippi, pronta a raccontare la storia della battaglia legale tra le Piccole Sorelle dei Poveri e la legge dello stato. La Filippi le presenta come un gruppo che si «occupa di fornire assistenza agli anziani, ai malati, ai bambini abbandonati» anche se nella realtà sono le proprietarie di una serie di ospedali e di cliniche private in cui lavorano migliaia di persone. Dall'alto del loro impero finanziario, il gruppo di suore si è rifiutato di garantire il pagamento dell'assicurazione sanitaria (garantito dalle leggi degli Stati Uniti d'America) che avrebbe dovuto coprire anche le spese contraccettive. I loro dipendenti erano dunque privati di uno dei loro diritti, motivo per cui viari tribunali federali le avevano condannare a pagare 70 milioni di dollari di multa.
La Filippi arriva così a dire che le povere sutrine hanno fatto causa al cattivo Obama e lo avrebbero sfidato nel nome della «libertà di pensiero e di religione» in «una grande battaglia sulla libertà di religione, che ricorda la battaglia di Davide contro Golia». Ma non solo, sulle pagine di ProVita si legge anche che «la scorsa settimana la Corte Suprema ha deciso quindi che le associazioni che sottoscrivono la propria obiezione di coscienza alla copertura assicurativa per contraccezione e aborto, possono essere esentate dall'applicazione della legge».
Qui già emerge il primo problema. Se si è soliti pensare che la libertà di religione sia ciò che permette ad ogni persona di poter decidere se ricorrere o meno a sistemi contraccettivi che permettano alla donna di non restare gravida ogni qualvolta faccia sesso, per l'associazione ProVita non è così. Loro suggeriscono che la libertà di religione sia un qualcosa per cui una persona possa decidere che un'altra persona non deve poter fare ciò che lui non vuole. Auspicano che alcuni dipendenti svantaggiati rispetto agli altri solo perché i loro datori di lavoro hanno deciso per loro ciò che devono o non devono fare nella lor vita privata.

Riguardo alla sentenza, la versione fornita da ProVita pare quasi riferirsi ad una storia sconosciuta agli altri media. Ad esempio è il prestigioso The Atlantic a raccontare come la Corte Suprema avrebbe semplicemente rimandato alle corti locali il compito di trattare con quel gruppo di suore dopo che le Piccole Sorelle dei Poveri avrebbero accetto di sottoscrivere un'assicurazione che include anche i servizi negati. L'ipotesi è che non vedano quella voce a bilancio e si sentano soddisfatte così.
Ma non solo, l'epica battaglia fra le piccole suorine e il cattivo Obama potrà anche essere sembrato romantico al redattore, ma anche qui la realtà è un po' diversa. Il manipolo di religiose i è infatti affidata nelle mani del Becket Fund for Religious Liberty, una potente associazione conservatrice che lavora a livello internazionale. Il Southern Poverty Law Center pone quella realtà al pari della Alliance Defending Freedom (l'organizzazione internazionale per cui lavora anche Gianfranco Amato) e spiega alcuni dettagli che non lasciano certo pensare ad un Davide contro Golia.
Fondato nel 1994, il Becket Fund for Religious Liberty è una realtà finanziata dai conservatori cattolici al fine di cercare di escludere le sedicenti persone religiose dal rispetto di qualunque legge statale, esigendo al contempo la garanzia di fondi pubblici e di sussidi devoluti a queste realtà.
Fu quel gruppo a difendere una scuola evangelica sostenendo che la libertà religiosa dovesse garantire la possibilità di poter licenziare gli insegnanti a proprio piacimento senza tener conto delle leggi contro la discriminazione sul posto di lavoro. Così come 2008 furono loro ad acquistare un'intera pagina del New York Times a sostegno della Proposition 8 californiana (la legge incostituzionale che impediva il matrimonio tra persone dello stesso sesso). Risultano anche attivi nel contrastare i casi di adozione da parte di coppie gay in Massachusetts e in Illinois.
Il Fondo Becket vanta anche stretti legami con l'Organizzazione Nazionale per il Matrimonio (NOM), ossia quel gruppo anti-lgbt che ha l'unico scopo di cercare di impedire il riconoscimento del matrimonio egualitario. Tra i membri del consiglio si possono leggere i nomi di J. Kenneth Blackwell (senior fellow presso il Family Research Council), Robert George (fondatore del NOM) e Mary Ann Glendon (ex ambasciatorice degli Stati Uniti presso la Santa Sede).

L'impressione è dunque che non si stia parlando di alcune suorine che sono andate da un giudice a chiedergli di poter infrangere la legge, ma di una vera e propria battaglia dove alcune potenti lobby stanno investendo ingenti quantitativi di denaro per creare un nuovo ordine mondiale in cui il dichiararsi appartenenti ad una qualche religione possa conferire l'impunità dinnanzi ad ogni illegalità. Grave è come l'ignoranza stia rendendo alcune persone complici di questo progetto criminale, magari solo perché ingolosite da una legittimazione dei loro pregiudizi che on realtà pare spesso solo uno specchietto per le allodole.
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