ProVita fa leva sul dio denaro: il guadagno personale vale più della dignità e della vita autrui



L'aggressione alla comunità lgbt da parte dell'associazione ProVita è sempre più violenta e imbarazzante. Ormai pare un gay non può neppure più sternutire senza che loro se ne escano con qun qualche articolo volto a sostenere che quella sia la prova che i gay sono malati, pericolosi e indegni di pare dignità. Tutto questo sempre nel nome di Dio o, come nel caso specifico, nel nome del dio denaro che pare venerato da molti dei loro seguaci.
È successo che all'Università di Verona si sia scelto di creare libretti universitari che riportano il nome corrispondente al genere degli studenti transessuali, in modo tale da non dover imporre loro di non dover continuamente spiegare a dei perfetti sconosciuti il motivo della discordanza fra il nome indicato e il genere della persona che si ha dinnanzi.
Ma dato che l'associazione di Brandi odia i transessuali, inevitabilmente è dalle loro pagine che ci viene propinato il solito articolo di istigazione all'odio pronto a deridere vittime dell'omofobia che l'associazione propaganda. C'è da sperare che almeno non ridano allo stesso modo anche quando leggono sui giornali che dei ragazzi si sono suicidati a causa dell'omofobia che loro concorrono a creare.

Nell'articolo firmato a nome della redazione, il gruppo integralista scrive:

La propaganda dell’ideologia gender all’Università di Verona ha canali di diffusione privilegiati. Spettacoli, DJ set, doppio libretto per i transgender, doppie targhette all’ateneo…
Ma tutte queste iniziative hanno un costo. Chi paga? Non sarebbe meglio pensare a borse di studio per studenti meritevoli e bisognosi?

Certo, la tesi è sempre quella: perché dare dei soldi a dei froci se possono essere incamerati dalle associazioni integraliste che si battono per peggiorare la loro vita e alimentare quel clima d'odio che possa spingerli al suicidio? Perché non permettere a Toni brandi di sostituirsi a Dio nel decidere chi debba essere considerato meritevole di vivere e chi no.
Fa veramente paura la naturalità come quest agente dia per scontato che una parte delle minoranze debba subire violenze e vessazioni continue senza alcuna tutela, dato che si reputa che la nuova razza ariana basata sull'eterosessualità debba primeggiare per diritto di nascita.

L'associazione si lamenta poi di chi sostiene che ai transessuali debba essere garantita dignità umana:

Il Centro Politesse, poi, il 13 maggio alle dalle ore 16,00 alle ore 19,00 presenterà un convegno dai titolo ”ALIAS, il diritto al nome, allo studio, al lavoro delle persone transgender”.
Oltre al patrocinio del Cug dell’Università di Verona e di Politesse vi è quello del servizio accoglienza trans del Circolo Pink Verona e Padova, del Mit (movimento italiano transessuale), Spot (sportello trans del Maurice lgbt di Torino) e il progetto Transformazione capitanato da Laurella Arietti un noto transex veronese salito più volte in cattedra in questi anni col plauso di docenti e ricercatori.

E l'attacco non risparmia neppure chi osa combattare quel pregiudizio che Brandi vorrebbe si fosse imposto per legge così come avvenne ai tempi del nazismo:

Come recita il volantino, la celebrazione della giornata mondiale contro l’omobitransfobia offrirà l’occasione per fare il punto sulla situazione sulle persone transgender in Italia e presentare all’intera cittadinanza questa iniziativa: il Senato Accademico ha deliberato che studenti e dipendenti dell’Ateneo possano richiedere una identità ‘alias‘ e così facendo il loro nome d’elezione può essere riconosciuto all’interno dell’Ateneo anche se non appare ancora sui documenti ufficiali.

Neppure una parola viene spesa sui costi dell'operazione. Si fanbno domande vuote e si fa leva sul punto economico nel titolo, ma forse persino Brandi sa che quei costi sono irrisori. Ma chi vuole il male del prossimo e chi mira ad annientare intere generazioni di giovani, forse non si fa alcun problema usare il portafogli come scusa per alimentare nuova discriminazione e nuova violenza contro quelle persone a cui loro vorrebbero negare ogni diritto all'esistenza.

Ovviamente Brandi pare non considerare anche un un'ulteriore evidenza: se è necessario sostenere dei costi per contrastare le discriminazioni, è perché c'è chi le alimenta. Se lui la smettesse di chiedere soldi per alimentare l'omofobia, non servirebbe più neppure investire per contrastare la sua ideologia del male e il guadagno sarebbe doppio.
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