ProVita: «I gay sono una minaccia. È un obbligo morale difendere le terapie riparative dell'omosessualità»



Numerosi studi accertano che le fantomatiche "terapie riparateve" dell'omosessualità non abbiano alcuna valenza scientifica e spesso possano causare propensione al suicidio e autolesionismo. Ma alla propaganda anti-gay fanno comodo perché possono far percepire i gay some persona malate che devono essere colpevolizzate per il loro orientamento sessuale. Per questo motivo a proporle e promuoverle sono solo sedicenti gruppi cattolici privi di scrupoli, tra cui anche l'associazione ProVita.
Dinnanzi ad una proposta di legge per chiedere il divieto di tali fantomatiche "terapie" sui minori, la banda guidata da Toni Brandi si è messa a sbraitare che sia inaudito sottrarre a quella tortura gli adolescenti a loro meno graditi. Scrivono:

Lo Giudice propone tre articoli per mettere al bando in Italia le “teorie riparative”, ovvero la psicoterapia a servizio di chi si sente a disagio con il proprio orientamento omosessuale e vuole cercare di venirne fuori. Ovviamente sotto attacco non sono solo quelle scuole psicologiche (poche in verità, come quella di Joseph Nicolosi) secondo cui dall’omosessualità si può uscire, ma anche quelle associazioni cattoliche, come Courage, che meritoriamente propongono, a quanti lo desiderano, un cammino di conversione e di santità incentrato sulla castità. Per non parlare dei corsi di spiritualità, volti a riscoprire la verità su se stessi, a prescindere dall’orientamento sessuale, come quelli organizzati dal Gruppo Lot, fondato da Luca Di Tolve.

Esaltate quelle associazioni che spergiurano di poter "curare l'omosessualità attraverso violenze psicofisiche volte ad auto-colpevolizzare chi vive in disagio la propria sessualità sino ad innescare un rifiuto verso sé stessi (causa primaria della propensione all'autolesionismo), si passa ad insultare un articolo apparso su l'Espresso che ha osato puntare i riflettori su un pezzo di Rodolfo De Mattei in cui si sosteneva che l'omosessualità fosse una malattia e che fosse doveroso stigmatizzare i gay. Un atto evidentemente ritenuto grave dato che la propaganda omofoba teme l'esposizione mediatica come un vampiro teme la luce del sole: un conto è propinare simili rantoli ad un pubblico indottrinato e violento, un altro è farlo sapere all'opinione pubblica.
Negando come il divieto di praticare simili barbarie su un minore preveda necessariamente che la decisione venga preso dal genitore e non da chi non ha l'età per poter decidere per sé, ProVita afferma:

Quello che Lo Giudice e L’Espresso non dicono, infatti, è che nessuno obbliga i gay a “curarsi”. La “terapia” – che tecnicamente non è neanche una vera terapia, cioè non è una cura, in senso tradizionale, è e deve essere una libera scelta dei singoli, di quanti lo vogliono. Impedire a qualcuno per legge di curarsi o di cambiare stile di vita è una vergogna. E oltretutto è una grave violazione della libertà di esercizio della professione di psicologi e psicoterapeuti. Insomma, se un paziente chiede di essere aiutato a riscoprire, ad esempio, la propria mascolinità, lo specialista disposto a prendersi cura di lui rischia multe e carcere. Possibile che nessuno si renda conto della gravità del ddl in questione?
Ma sappiamo bene che ai gruppi LGBT interessa solo far trionfare l’omosessualismo, e non gli interessi (veri) delle persone con tendenze omosessuali.

Stando alla teoria di Brandi, se una persona chiedesse di essere aiutato a trovare il coraggio per suicidarsi, resterebbe «una grave violazione della libertà di esercizio della professione» il negargli l'aiuto che chiede? Di fatto la legge non farebbe che confermare il principio per cui nessun medico può creare volutamente un danno in una persona. Fargli credere che si possa "guarire" dall'omosessualità o il creare complessi che portino a negarsi l'esistenza non sono certo atti che vanno a vantaggio della vittima (compiaceranno Brandi, ma uccidono la persona).
False sono poi alcune affermazioni. Ad esempio si nega che si tratti l'omosessualità come una malattia, anche se Di Tolve ha dichiarato di essere «guarito» e il Narth di Nicolosi non è altro che l'acronimo di National Association for Research & Therapy of Homosexuality. Sarà, ma quando si parla di "terapia dell'omosessualità" e si sostiene che si possa cambiare orientamento sessuale a proprio piacimento, ormai si è già nel mono della pura follia oltre che nel capo di chi cerca di spacciarla per una sorta di patologia. Ancor più se quella tesi viene poi proposta all'interno dello stesso articolo nel sostenere che sia stata deribricata dalle malattie sessuali per volontà politica ma senza ragione.

Il finale ha dell'assurdo. Al di là dei patetici riferimenti a Di Tolve (che si commentano da sé se si conosce la sua storia), gravissimo è come Brandi affermi arbitrariamente che le "terapie" da loro promosse non portino ai suicidi provati dalla scienza. Ad aggravare il tutto è come si cerchi di argomentare tale affermazione con dati falsi che peraltro non sono manco inerenti all'affermazione fatta (cosa diavolo possa centrare il numero di suicidi avvenuti in Scandinavia con quelli provocati dalle "terapie" riparative lo sa solo chi ha scritto una simile stupidaggine). Eppure ProVita scrive:

Oltretutto, come dimostra, tanto per citare un caso, la storia di Luca Di Tolve, questi aiuti psicoterapeutici si sono rivelati molto utili, se non per recuperare l’eterosessualità, almeno per vivere meglio. Perché non è affatto vero che sono le terapie riparative a indurre al suicidio. Caso mai tutti i dati, non ideologicamente manipolati dall’omosessualismo imperante nel mondo, dimostrano che anche nei luoghi in cui l’omosessualità è tollerata ed accettata, il tasso di suicidi dei gay è sempre molto alto.
Del resto, se è vero che l’omosessualità non è più considerata una malattia, questo lo si deve ad una precisa scelta politica e ideologica sulla spinta della lobby LGBT, come ha rivelato, tra gli altri, uno dei medici che votò a favore della derubricazione dal Manuale Diagnostico e Statistico delle Malattie Mentali, Leo Spitzer.
Abbiamo allora l’ennesima riprova che il totalitarismo arcobaleno non è una minaccia futura, ma una attuale realtà. Anche per questo resistere ed opporsi a questa vera e propria folle violenza ideologica è un obbligo morale. Se questo Parlamento, con questo Governo acquistano lo strapotere che gli sarà concesso dalla riforma istituzionale di Renzi, anche questo ddl sarà presto legge, senza colpo ferire. Bisogna impedirlo. E tutto quanto può essere utile a mettere i bastoni fra le ruote o a fermare questa macchina mortifera e folle, come il NO al referendum costituzionale di ottobre, è bene accetto.

Interessante è come si faccia il miscuglio di tutto. L'associazione di Brandi tira in ballo pure il referendum di ottobre, sostenendo che sia necessario votarlo per assicurarsi che il maggior numero di adolescenti possibile possa essere condannato a torture impartite nel nome di Dio e volte a "curare" un aspetto naturale del loro essere. E tutto questo solo perché poco graditi Brandi e utili alla propaganda omofoba in una chiave politica di promozione delle destre vicine a Putin.
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