ProVita: «Per colpa dei gay, le tredicenni saranno obbligate per legge a fare la doccia nuda assieme a un superdotato di trent’anni»



L'associazione ProVita Onlus è una di quelle associazioni che si batte per la creazione di un pregiudizio contro la comunità lgbt, al punto da metterci dinnanzi ad una realtà capace di sostenere che chiunque non discrimini debba essere etichettato con il termine «pro-lgbt». In fondo si sa che il loro autodefinirsi «cristiani» non è solo un insulto per i veri cristiani, ma anche la modalità che consente loro di poter essere tutelati dalla legge Reale-Mancino, quella stessa legge che hanno contribuito ad impedire potesse essere estesa anche ai gay. Per farla breve, esigono tutele mentre si battono per negarle al prossimo. Sempre e comunque.

In questo clima di propaganda d'odio, ci si può imbattere anche in articoli come quello firmato da un tale Renzo Puccetti, un uomo pronto ad affermare: «È un po' che ripenso a certi atteggiamenti pro LGBT. Oramai siamo talmente sommersi che si potrebbe avere la tentazione di lasciar correre. Una notizia mi ha tuttavia indotto a rompere gli indugi e a scrivere».

La notizia in questione, immancabilmente riproposta con toni sarcastici forse volti a far passare il messaggio che la discriminazione e il pregiudizio siano legittimi, è la seguente:

Durante il concerto a Copenaghen la cantante britannica Adele si è offerta di fare da madre surrogata ad André e Simon, due suoi fans appena invitati a salire sul palco, dopo avere assistito alla richiesta di matrimonio del primo al secondo, con tanto di anello (dicono di plastica).
Adele, secondo il Mirror, per cantare ad eventi privati ha un cachet di 750.000 dollari; aspetto di vederla annullare un tour per le nausee gravidiche surrogate, sottoporsi a cesareo e poi consegnare il pacchetto con il bimbo avvolto in immancabili coccarde arcobaleno per le photo opportunity. L’istinto mi dice che dovrò attendere parecchio.

Da qui si parte con una carrellata di leggi volte a sostenere che una transessuale debba essere obbligata ad utilizzare il bagno degli uomini perché l'integralismo cattolico non è disposto ad accettare la sua sessualitù se prima non ha quantomeno provveduto a punirla attraverso una castrazione forzata:

Negli USA il North Carolina ha varato una legge che stabilisce che ciascuno deve andare nei bagni e negli spogliatoi corrispondenti al proprio sesso anagrafico. Non l’avessero mai fatto! È un attentato che discrimina i transgender, hanno detto le organizzazioni LGBT, che tengono molto al pudore dei loro affiliati, ma un po’ meno a quello di una tredicenne che dovrebbe fare la doccia nuda assieme a un superdotato di trent’anni, che però dichiara di sentirsi donna… Non credete che possa succedere? È successo a Seattle, nella piscina Evan, dove un uomo ha risposto alle guardie chiamate dalle signore negli spogliatoi di avere il diritto di spogliarsi lì per la legge dello Stato.

Basta questo per comprendere dinnanzi al solito articolo in cui la realtà viene stravolta e strumentalizzata per cercare di far apparire delle buffonate alcune questioni serie. Perché se Puccetti pare occuparsi dei superdotati, difficile è pensare che non troverebbe strano trovare una transessuale che fa la pipì nel vespasiano vicino al suo. E ci sarebbe anche da chiedersi quante volte sia stato bocciato quel trentenne per essere nella stessa classe di una tredicenne!

Si passa così ad ironizzare contro tutto e tutti:

Qualche lettrice è indignata? Ma è la fluidità di genere, bellezza! E la legge del North Carolina che la contrasta è un affronto intollerabile a questi nuovi ‘diritti’ in salsa LGBT. Tra i cantanti ha cominciato il boicottaggio Bruce Springteen, annullando il proprio concerto in North Carolina, lo ha seguito a ruota Bryan Adams.

Dopo aver sostenuto che la gente dovrebbe preoccuparsi dei gay che vengono condannati a morte nel nome di Dio piuttosto che preoccuparsi di quelli che vengono solo umiliati e discriminati nel nome di Dio, si arriva a riproporre la solita sterile polemica contro Sanremo:

Ma veniamo all’Italia. Sul palco dell’Ariston, a Sanremo, è stato un florilegio di nastrini, coccarde ed ammennicoli arcobaleno: si è trattato di un vero e proprio festival LGBT! Tra gli ospiti di maggiore richiamo di quest’ultima edizione non si può non considerare la cantante romagnola Laura Pausini, che si è esibita dietro un cachet imprecisato e non divulgato (e pare non divulgabile, pena querela). In un’intervista ha dichiarato che non si sposa perché non può farlo la sua amica lesbica. Un gesto di commovente impegno per una causa che però non le impedisce di includere nel suo Simili World Tour 2016 il Perù il 31 agosto e il Paraguay il 7 settembre, Nazioni dove il matrimonio gay non c’è e dove dunque nemmeno lì la Pausini può sposarsi, ma dove le è comunque possibile guadagnarsi l’onesto pane esibendosi.

Stando a questa teoria, potremmo tranquillamente ribaltare la frittata e poter sostenere che sia lecito picchiare un qualunque redattore di ProVita: in fondo esistono zone del mondo in cui i cristiani vengono uccisi, quindi perché mai dovrebbero sporgere denuncia verso chi si limita a picchiarli un po?
E se quest'ultima affermazione appare follia, ci si renda conto che è proprio ciò che ProVita sostiene con i suoi ragionamenti volti a sostenere che non ci si debba occupare dei diritti civili del proprio Paese se in altre parti del mondo ch'è chi sta peggio.

Ma dato che al peggio non c'è mai fine, l'articolo afferma:

Questi episodi mi riportano alla mente gli anni della guerra del Vietnam, quando i cantanti erano i portavoce di altri vessilli: il pacifismo faceva gorgheggiare il gruppo dei Giganti “Mettete fiori nei vostri cannoni“, la droga libera ispirava “Cocaine” ad Eric Clapton e l’impegno politico aveva il suo inno nel “El pueblo, unido, jamás será vencido“, degli Inti Illimani.
Divenuti outdated, altre battaglie (specie quella LGBT…) attendono oggi di essere combattute dai personaggi dello spettacolo, che ad esse sacrificano i propri beni vivendo di provvidenza in umili alloggi e che per esse rischiano la propria vita protetti solo dal calore dei fans e forse da qualche addetto alla security. Meno male che ci sono loro a difendere i diritti dei più deboli…
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