Secondo i seguaci di Amato, la nuova campagna di Dolce & Gabbana è opera del demonio



«Il il demonio adesso è più infuriato. Sono gli ultimi tempi a lui dati per sedurre più anime e portarle all'inferno con lui. Perciò il possesso riguarda le anime, che lui riesce a circuire con l'inganno di una vita felice seguendo i vizi e le passioni, i peccati di ognuno di noi , che ci allontanano da Dio». È quanto commenta un fan di Gianfranco Amato dinnanzi ad una fotografia lui pubblicata su Facebook.
Forse non è un caso che si sia dinnanzi ad un avvocato dato che le premesse del discorso sono abbastanza subdole: il segretario del partito di Adinolfi ha pubblicato l'immagine di un cartellone pubblicitario di Dolce & Gabbana in cui erano ritratti alcuni ragazzi, ma si è limitato ad accompagnare il tutto con un generico «alla stazione di Milano fra i tanti cartelloni pubblicitari». L'impressione è che volesse sottintendere che quelle persone fossero gay, anche se di fatto non lui non l'ha ha mai detto: è un trucco molto furbo dato che non si può contestare ciò che non è mai stato detto, anche se gli effetti propagandistici di quanto taciuti paiono evidenti.
È per questo motivo che bisogna ricorrere ai commenti dei suoi seguaci per comprendere come quella tesi sia la più accreditata fra chi è stato indottrinato al suo pensiero. Qualcuno ripete a pappagallo il suo insegnamento, sostenendo che quello sia «il business del momento». Altri lamentano che l'assenza di giudizi morali contro i gay costringeranno i cristiani a dover tornare nelle catacombe.
L'evidenza è una pioggia di critiche negative, tutte basate su presunte motivazioni religiose o politiche. C'è pure chi vuole dare la colpa al sindaco Pisapia per un cartellone affisso in una proprietà delle Ferrovie dello Stato, ma si sa che l'evidenza conta poco quando si cercano legittimazioni e non motivazioni. «Cosa ci possiamo aspettare da un sindaco pidiota», scrive.

Il caso pare interessante anche per spiegare come funzioni la propaganda di Amato. Da parte sua non ci sono affermazioni che possano legittimare un'azione legale contro di lui, dato che l'eventuale interpretazione errata da parte degli uditori non è certo di interesse penale. Eppure non si può far finta di ignorare come le informazioni fornite siano decontestualizzate e incomplete, forse proprio per permettere che la gente possa fraintenderle sulla base di assunti pregressi (sappiamo infatti che chi partecipa ai suoi convegni non è certo gente che vuole formarsi, ma persone che cercano legittimazioni ai propri pregiudizi).
Se ad esempio si fosse mostrata l'intera campagna pubblicitaria e non solo una porzione di una delle immagini, forse nessuno si sarebbe lanciato in interpretazioni così azzardate nell'attribuire un orientamento sessuale piuttosto che un altro ai modelli coinvolti. E ancor più non lo avrebbero fatto se avessero letto la descrizione proposta dagli stilisti, volta a spiegare come si sia scelto di dar spazio alla tradizione: in quegli scatti le donne se se ne vanno a fare shopping mentre gli uomini stanno al bar, esattamente come avveniva cinquant'anni fa.
Ovviamente non ci sarebbe stato nulla di male neppure se si fosse trattato di persone gay, ma la fobia e l'isteria possono essere coltivate solo se si fa percepire l'intero mondo che ci circonda come un qualcosa di dominato da quella gente che i fan di Amato odiano con tutto sé stessi, intenzionati a fare tutto ciò che è nelle loro possibilità per negare loro il diritto alla vita nella teorizzazione di una nuova razza ariana basata sull'eterosessualità che sostengono di avere.
E cè da vero da aver paura di questa gente, così come è necessario porre la giusta preoccupazione in chi sta armando la loro ferocia e la loro violenza.

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