Pezzana: «Difendo un film bellissimo: Stonewall»



Ancor prima della sua uscita, il film "Stonewall" di Roland Emmerich& è finito al centro di alcune polemiche per aver affidato il ruolo del protagonista ad un giovane gay bianco anche se la storia racconta che l'anima dei moti furono trans e drag queen. Fu infatti Sylvia Rivera, una donna trans di colore, a lanciare una bottiglia contro gli agenti e a dare il via agli scontri. È questo uno dei motivi per cui alcuni gruppi hanno chiesto il boicottaggio della pellicola.
A non condivide quella posizione troviamo Angelo Pezzana, attivista e politico che nel 1970 fu tra i fondatori del Fuori! (Fronte unitario omosessuali rivoluzionari). È lui a voler difendere la pellicola e a condividere una riflessione riguardo alle proteste he si sono registrate in occasione della prima nazionale al TGFF:

Quando il fanatismo contagia anche il movimento Lgbt. È successo mercoledì sera, 4 maggio 2016, all'apertura del 31° Festival del Cinema Gay di Torino, mentre gli spettatori erano in attesa di entrare nel cinema per assistere alla prima nazionale di "Stonewall" di Roland Emmerich, un gruppetto di manifestanti, una decina, armati di altoparlanti e di bandiere palestinesi, gridavano «boicottate il film», «è un film spettacolare», «è americano», «il film falsifica la storia, dà una interpretazione wasp dei protagonisti della rivolta» e altri slogan da parte di sprovveduti che sicuramente non avevano nemmeno visto il film, se l’avessero visto si sarebbero accorti che sì, era un film americano, il che significa anche grande professionalità, un prodotto adatto ad essere visto in tutto il mondo civile. E per fortuna,insegnerà sul grande schermo un pezzo della nostra storia,perché la storia della rinascita del movimento gay (dopo essere nato in Germania nella seconda metà dell'800, per saperne di più leggete un libro indispensabile, “Gay Berlin” di Robert Beachy, appena uscito da Bompiani) comincia proprio negli Usa, ed è nata come movimento non violento, con la Mattachine Society prima, a fine anni’40, inizio ’50, per diventare poi Gay Liberation, quando la parola d’ordine divenne ‘visibilità’e la rivendicazione dei diritti.
Cambiarono anche le dinamiche delle tecniche di liberazione, fino ad arrivare a quella che è diventata Storia con la rivolta di Stonewall. Conoscevo bene i locali gay di New York , avevo tra i 20/30 anni, ed erano proprio come Emmerich li ha raccontati condensandoli nello Stonewall di Christopher Street, locali gestiti da gente senza scrupoli, mafiosi legati allo sfruttamento della prostituzione, spesso informatori della polizia, chi conosce la NY moderna non ha idea di che cosa fosse la polizia in quegli anni. Il film non è per niente ‘wasp’ (white american protestant). C’erano tutti nel film, anarchici violenti, neri, trans, i liberazionisti gay di allora, e un giovane americano che leggeva il Giovane Holden di Salinger, perché un film che non sia un documentario deve avere una storia e bene ha fatto il regista ha darci un film che non concede mai un momento di noia, tanto ti emoziona raccontandoti la verità.
Quei manifestanti, ignoranti prima di ogni altra cosa, urlavano chiedendo il boicottaggio del Festival!
Che le minoranze si facciano del male da sole non è una novità, l'estremismo fanatico –tollerabile quando si è ancora ventenni- dovrebbe lasciare il posto alla ragione, quando si cresce, rifiutare tutte quelle ideologie che portano non libertà ma menzogne. Purtroppo alcuni cervelli subiscono il lavaggio senza accorgersene.
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