Orlando, le 50 anime arcobaleno



Nelle infinite tragedie che costellano l’umanità e che ricordano al cuore dei sopravissuti la mediocrità e la piccolezza del genere umano, ho sempre cercato, forse per coprire lo sgomento o forse, per trovare una stupida giustificazione al dolore, di conoscere il volto delle vittime, di capire, dietro una fotografia scattata in un momento felice quali sogni il boia avesse cancellato, quali speranze avesse sradicato alla radice senza chiedere il permesso, senza un perché giustificabile o sensato.

Sono 50 fino ad ora le vittime della strage di Orlando, un folle, armato dei suoi fedeli fucili d’assalto che negli stati Uniti d’America si possono comprare con la stessa facilità di un pacchetto di caramelle è entrato al Pulse, un rinomato locale gay della città, ed ha spento delle vite.

50 candele che di arcobaleno avevano solo la voglia di vivere e d’amare.

Ha ucciso Eddie di 30 anni nel bagno del locale, Eddie che ha fatto appena in tempo con un messaggio a dire quanto volesse bene alla madre.

Ha ammazzato come un cane Edward che amava viaggiare; dovevate vederlo quanto fosse raggiante il giorno che è stato assunto presso l’agenzia di viaggi.

Con un colpo in testa il ventiquattrenne Stanley, Luis, Peter che aveva indosso il suo papillon preferito.

Juan di 22 anni che non voleva uscire e non amava le feste, morto abbracciato a Christopher, il suo ragazzo, quanto gli sembreranno strane e stupide adesso le scenate di gelosia, sono morti abbracciati, amava tremendamente e visceralmente essere abbracciato, Christopher gli dava sicurezza, Christopher era tutto il suo mondo.

Kimberly che era appena tornata in città, Erik ed Anthony, Simon e Oscar che avevano appena comprato casa, quanto sarebbe sembrata strana ai vostri occhi la cura che Oscar aveva dei particolari, il salotto dove amava dipingere era proprio come l’aveva sognato.

Mercedez e Amanda, le due amiche del cuore, Amanda stava per diplomarsi come infermiera, Amanda amava aiutare gli altri, la rendeva felice e completa.

Franky e Martin di Portorico, cercavano nell’ America della libertà una opportunità ed hanno invece trovato la morte.

Xavier colpito alle spalle, Xavier che lascia un figlio nato da pochi mesi.

Luis e Jean, Enrique di 25 anni, Miguel di 30 e Gilberto dai grandi occhi nocciola.

Colpiti nella calca mentre tentano di scappare, le urla che si confondono ai pianti, i necrologi del giorno dopo, quanto siamo uguali negli ultimi istanti, non vi è colore di pelle o orientamento sessuale: essere gay, lesbica o etero in quel momento non significa niente, siamo un soffio di vento e un giro di boa.

Qui non leggerete alcuna parola di odio o pregiudizio, non giudicherò, anche se è molto difficile, coloro che vogliono sottolineare le differenze, coloro che vogliono rimarcare il fatto che i morti di Orlando se la sono cercata perché gay, un abominio incomprensibile e ingiustificabile agli occhi della natura quanto può essere la cieca violenza che li ha privati della vita , non scandalizzatevi, c’è purtroppo chi l’ha detto, c’è purtroppo tra di voi chi dopo una dura giornata di lavoro leggerà questo mio breve articolo, scritto di pancia e di getto e penserà questo, c’è tra di voi chi, ascoltando le prime notizie di questa strage in un cantuccio della sua anima si è detto, magari tra una birra e un boccone : “ rispetto per le vittime, però non dimentichiamocelo, sono gay, se la sono cercata”.

Quanto è indelicata l’anima umana a volte, diciamo parole così feroci, costruiamo pensieri così insulsi e cattivi che depennano in un sol colpo ciò che ci può definire umani.

Siamo trascinati il più delle volte dal pregiudizio, siamo accecati il più delle volte dalla paura generata dal pregiudizio e che ci spinge a pensare, ad agire come marionette mosse dal filo dell’idiozia e della paura.

Mettetevelo bene in testa miei cari ben pensanti: “diverso non significa pericoloso! “

50 anime arcobaleno sono volate in cielo, 50 figli dello stesso Dio e della stessa umanità...

Restare umani adesso non serve a niente, ci dovevate pensare prima.

Luciano Tribisonda

*Ripoduzione autorizzata da Zoomsud.it
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