Alberto Mosca si scusa per il suo post omofobo, ma poi precisa che lui non considera normale l’omosessualità



Nel giorno del tragico massacro di Orlando, un attore romano, Alberto Mosca, con macabro tempismo ha invocato, con un post su Facebook, l’uso del napalm per sterminare i gay. Il post ha fatto il giro della rete e l’attore è stato giustamente messo alla gogna mediatica per la brutalità e la violenza della sua dichiarazione omofoba. Per capire come sia possibile, nel 2016, esprimersi ancora in termini così offensivi e disumani, abbiamo deciso di contattare lo stesso Alberto Mosca.

«Si è trattata di una frase infelice –riconosce Mosca– di quelle che si dicono quando si è arrabbiati. Io non sono un assassino né un istigatore alla violenza. La dichiarazione è frutto solo di un momento di rabbia. Rabbia personale che può capitare a chiunque. Rabbia inespressa che ci teniamo dentro. Quando si è arrabbiati, si spara a zero e non si è lucidi. Però purtroppo il post l’ho scritto ed è giusto affrontare le conseguenze».

Una cosa che non riuscivamo a capire dal post è perché tanta rabbia proprio contro il Pride e –soprattutto– perché trattare con il napalm tutti i gay. Forse perché vanno “curati” in maniera definitiva?
«Non credo affatto che gli omosessuali siano malati, ho tantissimi amici gay –precisa l’attore romano corredando la frase con la tipica “banalità” delle amicizie gay- però non sopporto tutto ciò che è esagerato o eccentrico. E il Pride lo è. Anche tanti gay non sono d’accordo con l’esternazione “circense” e spesso volgare del Pride».

Ma allora, forse, il problema di Alberto Mosca più che l’omosessualità in sé, e la visibilità dell’omosessualità?
«Io non ho nulla contro le persone omosessuali –ripete Alberto Mosca– però credo che ciò che va contro natura poi la natura ce lo fa pagare. Intendo ciò che va contro quello che la storia o la religione ci mostra come naturale. Ed io non credo che si possa definire normale l’omosessualità. Non ho nulla contro i gay ma la loro condizione non nasce da una situazione di normalità. Attenzione non dico che l’omosessualità è una malattia ma che deriva da difficoltà psicologiche. Ma non per questo bisogna discriminare gli omosessuali. Ognuno è libero di vivere la propria condizione come desidera. Però, a mio avviso, l’omosessualità non parte da una situazione “normale”. Anche se tutti devono essere rispettati».

Insomma, il tentativo di scuse di Alberto Mosca si colora di paradosso e l’attore recupera, addirittura, la definizione “medioevale” dell’omosessualità come atto contro natura…ma il bello deve ancora arrivare. Infatti, Alberto Mosca sa di aver utilizzato toni e immagini inaccettabili nel suo post ma non comprende perché –dopo aver invocato il napalm per la comunità lgbt– lo stiano bombardando di risposte aggressive sui social…

«Mi stanno insultando in molti modi. Ho scritto un post sbagliato ma da qui a considerarmi un istigatore alla violenza, un sessista, un omofobo ce ne passa. Ho l’impressione che mi stiano attaccando perché il mio post è diventato un pretesto per sfogare la rabbia repressa di tanti omosessuali. Forse tanti gay non si accettano, e lo capisco, e allora mi aggrediscono. Questo perché la condizione omosessuale non è una condizione normale e gli stessi gay la vivono male e quindi sono pieni di rabbia repressa. C’è un malessere di fondo, qualcosa che non funziona. D’altronde ho solo scritto un post, perché offendersi così tanto? Darmi del bastardo per cosa? Mica sono passato dalle dichiarazioni agli atti?»

Dunque, ringraziamo Alberto Mosca per aver solo evocato il napalm senza averlo usato davvero.
Non siamo persone normali ma lui ci rispetta lo stesso.

Claudio Finelli
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