Alessandro Fiore: «L'omosessualità non è naturale, il preservativo non va usato e i gay sono come animali»



Il mondo scientifico non ha dubbi riguardo al fatto che l'omosessualità sia una naturale variante dell'orientamento sessuale, ma gruppi d'odio come l'associazione ProVita Onlus si battono perché questa evidenza sia negata nel nome del loro odio e della persecuzione che vorrebbero infliggere a migliaia id persone. Ed è così che sulle loro pagine ci sono anche articoli volti a sostenere la loro verità, ossia che «l'omosessualità non è normale». Preternaturale non provano neppure a spiegare perché mai l'evoluzione umana abbia preservato l'omosessualità per millenni se non fosse del tutto naturale, così' come fanno finta di non notare come il loro fantomatico «giudizio morale» appare come una bestemmia agli occhi dei credenti perché basato sul sostenere che Tony Brandi sarebbe stato più bravo di Dio nel creare il mondo.

Partendo dal presupposto che la natura sia definibile sulla base della loro ideologia e della loro limitata esperienza personale, si affrettano ad affermare che «è contro–natura, non naturale, in senso specificamente morale, la condotta libera che contraddice le finalità oggettive della natura umana». Passanoc osì ad un esempio ridicolo:

L’esperienza ci mostra che molte volte lo stesso tipo di atto può essere voluto e poi realizzato per fini diversi, a volte contraddittori. Tizio e Caio fanno entrambi l’elemosina. Tizio lo fa perché vede un povero sofferente, vorrebbe fargli del bene, e quindi vuole sovvenire ai bisogni di quella persona. A Caio invece non importa nulla delle sofferenze del povero: egli compie quel gesto esclusivamente per essere lodato da Sempronio, e perché invidioso della virtù di Tizio. L’atto compiuto da entrambi ha la stessa finalità immediata (il trasferimento di un bene nel patrimonio del povero) ma il valore morale delle azioni è molto diverso a causa dei fini diversi e ulteriori che perseguono gli agenti. Solo nel caso di Tizio l’atto è pienamente “naturale” dal punto di vista morale, in quanto sia oggettivamente che soggettivamente tende a realizzare le finalità naturali (la conservazione della vita, ecc.) di una persona.
[...] E’ così che, mentre in alcuni casi il fine dell’agente può “giustificare” i mezzi, quando questi sono in sé moralmente indifferenti oppure completamente subordinabili al fine ulteriore ricercato dall’agente (secondo il principio di totalità), in altri casi il mezzo non è giustificabile da un fine ulteriore ricercato dall’agente, in quanto il mezzo costituisce una condotta “intrinsecamente disordinata”. Una condotta, in altre parole, che già nella sua stessa struttura dinamica, cioè nel suo rapporto al fine immediato che tende a realizzare (o a non realizzare), contraddice una finalità ultima, o non subordinabile, costituente il bene dell’essere umano come un tutto.

La trattazione in sé appare far acqua da tutte le parti dato che l'assunto non è un qualcosa di dimostrato. Il sostenere che il fine del sesso sia la procreazione non è certo un'evidenza. Anzi, appare più che lecito sostenere che la procreazione sia un atto accidentale del sesso, il che spiegherebbe perché il tasso di omosessualità tenda a salire quando le risorse naturali scarseggiano quale difesa naturale ad una crisi demografica che causerebbe l'estinzione. Eppure di questo non parlano, preferendo decidere a tavolino gli assunti per poi sostenere tesi non certo dimostrate.

È sempre presentando come assunto le proprie teorie che si passa a sostenere che l'omosessualità sarebbe una «patologia». Affermano:

La sessualità umana si declina al maschile e al femminile: altre possibilità, come la sindrome di Turner, di Mayer Hauser, o come l’ermafroditismo, sono patologie dello sviluppo sessuale, appunto perché non esprimono la finalità naturale di questo [...] Le pulsioni, le inclinazioni, gli orientamenti, non cambiano in sostanza il finalismo sessuale naturale dell’essere umano come l’abbiamo descritto. Dal punto di vista della sessualità, poco importa che tu sia (come si dice) eterosessuale, omosessuale, bisessuale o zoofilo: se sei maschio sei, in tutto il tuo essere, “fatto per” (o se preferisci, “finalizzato a”) la femmina; se sei femmina, sei “fatta per” (“finalizzata a”) il maschio.

Detto che un gay non deve assolutamente poter far sesso, si passa a sostenere che un eterosessuale abbia dil diritto di trastullarsi anche senza ingravidare la donna ad ogni atto. Si sa, infatti, che l'integralismo vuole imporre divieti agli altri ma non certo limitare la propria libido. Dicono:

È forse moralmente necessario che ogni atto sessuale conduca al concepimento?
No. Sono le stesse finalità naturali della sessualità che prevedono periodi fertili e periodi infertili e questo corrisponde a un bene ricercato dalla natura umana, che è appunto la naturale regolazione della fertilità. La natura della sessualità umana è tale che, benché in sé i suoi elementi siano sempre finalizzati alla generazione (in quanto la morfologia, la genetica e la chimica dei caratteri sessuali trovano sempre spiegazione nel fine generativo), in certi periodi, per una modulazione del meccanismo costituito dall’interrelazione tra quegli stessi elementi, essa non prevede il conseguimento concreto dell’effetto finale (il concepimento).

Si passa poi a sostenere che la natura vieto l'uso dei preservativi (anche se possono salvare la vita di chi li usa) e non tollera il sesso anale (la natura ha infatti sbagliato a mettere così tanti centri sensoriali in quell'area) perché la natura non si basa certo sulla realtà ma sull'ideologia:

Invece qualsiasi accorgimento aggiuntivo (ad esempio il ricorso a un contraccettivo artificiale), o addirittura il compimento di un atto sessuale mai potenzialmente fecondo (come il sesso orale o anale) sono atti liberi che manifestano una volontà di contraddire la finalità dell’atto sessuale, indipendentemente da ogni regolazione della natura.

La lunga e noiosa trattazione non manca di sostenere che è per il bene altrui che il buon cristiano deve impedire all'altro di poter vivere come crede, occupandosi di giudicarlo e condannarlo attraverso il suo reputtarsi "migliore" per diritto di nascita. Si leggittima così ogni odio e qualunque forma di violenza nell'asserire:

E’ una grave lesione della dignità di una persona con inclinazione omosessuale pretendere di “definirla” (cioè in qualche modo “limitarla”) per il suo “orientamento”, come se solo queste persone fossero incapaci di porsi liberamente al di sopra delle proprie inclinazioni (o come se queste inclinazioni fossero essenziali). La persona che sperimenta una inclinazione omosessuale, come ogni altra persona, può (e deve) evitare gli atti moralmente disordinati, anche se ci si sente psicologicamente portati a commetterli. La più grande dimostrazione di libertà, quindi di “umanità”, consiste proprio in questo.
Infine c’è il “vizio” omosessuale che, come ogni altro vizio, è una disposizione stabile della volontà a commettere atti moralmente disordinati, e che è prodotta (e si rafforza) proprio dalla ripetizione volontaria di quegli atti. Potremmo aggiungere che c’è anche una “ideologia” omosessuale (omosessualismo) che mira a “naturalizzare” l’inclinazione, a giustificare l’atto e a promuovere il vizio. Oggi i sostenitori di quest’ideologia si identificano con l’acronimo (variabile ed estensibile) LGBT (QI …): non si tratta necessariamente di persone con inclinazioni omosessuali, così come ci sono molte persone omosessuali che non si riconoscono nell’ideologia LGBT.

Si passa anche a decidere regole che devono essere imposti agli eterosessuali, classificandoli in una scala di immoralità:

L’atto omosessuale non è certo l’unico disordine morale in campo sessuale, e molti atti disordinati di questo tipo vengono commessi, in quantità complessive forse più rilevanti, tra cosiddetti eterosessuali: il rapporto orale e anale, ad esempio, tra uomo e donna, costituisce un disordine morale simile a quello che si realizza quando lo stesso tipo di l’atto avviene tra persone dello stesso sesso.
Si può comunque stabilire una sorta di gerarchia tra i disordini sessuali, in ragione della maggiore o minore difformità dall’atto secondo natura (in senso morale, non dimentichiamolo), cioè in ragione della lontananza dall’atto sessuale debitamente finalizzato.
Un primo livello di immoralità e disordine si ha con la contraccezione, quando l’atto sessuale avviene tra i sessi dovuti (un uomo e una donna) ma il suo fine viene deliberatamente impedito. Un secondo livello di disordine si ha quando nell’atto sessuale viene frustrata la finalità perché l’atto non avviene nemmeno tra persone del sesso dovuto (avviene cioè tra due o più uomini oppure tra due o più donne). Un terzo livello di disordine si verifica nel caso in cui l’atto sessuale avvenga tra soggetti che sono addirittura di specie diversa, come nella bestialità.

Nel finale si cerca di rincarare la dosa, paragonando il sesso gay alla bestialità. Scrivono:

Una conferma della correttezza del ragionamento etico seguito finora viene dalle conseguenze che deriverebbero se si negasse la necessità morale di salvaguardare la finalità generativa dell’atto sessuale e si ammettesse la bontà morale, o la “naturalità” in senso etico, dell’atto omosessuale.
Una delle conseguenze sarebbe la logica giustificazione della bestialità, cioè dei rapporti sessuali con animali. Infatti se non è immorale l’atto sessuale che non rispetta la finalità naturale della sessualità, allora anche la bestialità non è immorale. Se sono indifferenti, ai fini dell’esercizio della sessualità, le modalità dell’atto o il sesso delle persone coinvolte nell’atto sessuale, non si capisce perché dovrebbe essere assolutamente essenziale che l’altro individuo coinvolto sia della stessa specie.
Ci si trova in grandissima difficoltà a mostrare razionalmente perché il rapporto sessuale con un animale (il proprio cane, gatto, ecc. per i quali si ha tanto affetto …) sarebbe sempre e in assoluto immorale, se si adotta la prospettiva omosessualista della giustificazione di atti sessuali non ordinati al loro fine. Tutt’al più, il rapporto con l’animale potrebbe essere considerato meno buono o meno conveniente, in quanto la relazione (di convivenza, di affetto, ecc.) che si può stabilire con un animale è di qualità inferiore a quella che si può stabilire con una persona. Ma l’atto genitale bestiale in sé non sarebbe per questo necessariamente “cattivo”.
Di nessun valore è poi l’argomentazione che fa leva su una mancanza di “consenso” da parte dell’animale: se si pretende dall’animale un consenso equivalente a quello umano, esso non potrebbe comunque darlo, per nessun atto di nessun tipo (compagnia, gioco, assistenza, lavoro, il suo acquisto, ecc.) e di certo gli animali non esprimono un tale “consenso” quando hanno rapporti sessuali tra di loro. Se si vuole evitare all’animale quello che il consenso tende a evitare nei rapporti tra persone, cioè i rapporti contro la volontà di qualcuno, in altri termini, “violenti“, allora basterebbe che l’animale non mostri di opporre resistenza. Se esso addirittura prova piacere (come potrebbe capitare) non ci sarebbe, in un’ottica che dimentica la finalità dell’atto sessuale, alcuna ragione per condannare moralmente chi ha un rapporto di questo tipo.
Non dico che le comunità LGBT giustifichino automaticamente gli atti di bestialità: dico però che, partendo logicamente dai loro principi, non c’è ragione sufficiente per ritenerli intrinsecamente immorali e quindi ingiustificabili, indipendentemente dalle circostanze.

L'articolo è firmato da Alessandro Fiore, figlio del leader di Forza Nuova nonché caporedattore di ProVita. Speriamo che la sua certezza sul fatto che un anima potrebbe provare piacere nel rapporto sessuale con un essere umano non derivi da una sua personale esperienza, ma la morbosità del suo ragionamento e le allusioni in esso contenute hanno davvero l'aria di essere contro natura.
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