Anche questa volta i numeri di Adinolfi non tornano. Il suo sbandierato 1% nazionale non pare reale



Dinnanzi al disastroso risultato ottenuto alle urne, Mario Adinolfi dichiara che lui andrà avanti nella sua crociata contro i diritti civili e si ricandiderà alle elezioni nazionali perché «l'uno per cento nazionale deve diventare il tre per cento alle politiche».
Peccato che lui non abbia l'1% nazionale. Probabilmente quelli del Family day hanno dei seri problemi con la matematica, così come già si vide al Circo Massimo dove si autodichiararono «più di due milioni» in un'area che non avrebbe potuto fisicamente contenere quei numeri. fatto sta che il conto di Adinolfi pare basarsi su una media della media e non su un dato nazionale.
Comprendo anche le liste civiche in cui il suo partito non compariva esplicitamente, i voti raccolti dal Popolo dell Famiglia sono stati complessivamente 23.053. Considerato che alle urne si sono presentati 8.274.797 (il 62,14% degli aventi diritto), ne consegue che a lui siano andate le 0,28% delle preferenze.

Pare facile immaginare che Adinolfi la butterà sul suo solito vittimismo, ma surreale è il suo dichiarare che quei dati lo proiettano verso una vita politica fatto di vittorie dettato dalla vendita di pregiudizi. Dice:: «Proveranno a dissuaderci, ad attaccarci e ovviamente a irriderci. Copione consueto. Tutte le storie politiche recenti, penso alla Lega di Bossi e al M5S, sono passate attraverso questo rituale. Alle prime uscite si prende un consenso limitato. Se si insiste su un'idea forte e si ha capacità organizzativa, il consenso cresce. Il M5S concorreva a Roma alle amministrative 2011 e si fermò al 2 per cento. Nel 2013 contò di raggiungere il ballottaggio e fallì. Oggi ha il consenso al primo turno del 36% dei romani».
Adinolfi dice non si rassegnerà alla vittoria e che intende cercare di ottenere uno stipendio statale alle nazionali: «L'uno per cento nazionale deve diventare il tre per cento alle politiche. Per fermare le leggi terrificanti che il prossimo Parlamento potrebbe varare. È la missione di una vita, certamente varrà il nostro impegno nei prossimi nove mesi. Il primo passo è stato compiuto, con fatica e determinazione».
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