Con i voti del Pd, nelle scuole trentine il contrasto all'omofobia diventa opzionale



A che cosa serve organizzare corsi di educazione al rispetto se chi ne avrebbe bisogno ne verrà esentato? A nulla. Ma forse era quello l'obiettivo delle destre, intenzionate a far percepire il contrasto della violenza come una qualcosa di ideologico da cui fosse possibile obiettare.
Fatto sta che nel consiglio provinciale di Trento le opposizioni hanno fatto ostruzionismo contro la riforma della scuola, sostenendo che la loro priorità sia quella di impedire qualunque contrasto alla violenza omofobica. La loro idea è che un ragazzo gay non abbia il diritto di sentirsi al sicuro dentro la strutture scolastiche e che i genitori omofobi debbano poter spingere i loro figli a compier violenze contro quelle persone. Così hanno presentato 13.400 emendamenti, buttati lì solo per fermare la discussione a meno che non si accettasse si accettare la loro visione colta a sostenere che la violenza contro i gay sia una libertà di opinione da valorizzare ed incentivare.
Ed è su quel punto che il Pd ha ceduto, rendendo opzionali i corsi di contrasto alla violenza omofoboba. Un genitore che disprezza i gay potrà ottenere che al figlio non sia detto che l'omosessualità sia naturale, a garanzia della possibilità di poterlo indottrinare all'odio attraverso la censura di qualunque informazione possa mettere in discussione quel pregiudizio.
Il consigliere Cia, già autore di una serie di mozioni omofobe, festeggia: «Abbiamo ottenuto il diritto dei genitori a scegliere che il figlio possa non frequentare lezioni che non condivide, senza bisogno di giustificazione perché non saranno considerate assenze».
I moduli elaborati da Iprase e dall'Università di Trento saranno così resi opzionali, legittimando la follia di chi sostiene che ai bambini debba essere negata una sana educazione se i preferiscono indottrinarli.
Il presidente di Arcigay, Paolo Zanella, afferma: «Se una famiglia vuole una educazione "alla carte" dove l'antirazzismo non si insegna, l'evoluzionismo nemmeno, l'educazione all'uguaglianza di genere non ne parliamo, si prenda un precettore».
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