Gandolfini: «Se al referendum vince il sì, la droga verrà legalizzata e il divorzio costerà meno»



Da parte dell'integralismo cattolico forse nessuno si saprebbe potuto aspettare correttezza, ma forse neppure ci si saperebbe aspettati tanta disonestà intellettuale. Sappiamo bene come Massimo Gandolfini abbia minacciato Renzi di fargliela pagare se avesse osato far passare una legge sulle unioni civili contro il suo volere, motivo per cui oggi il leader integralista è impegnato nel cercare di punirlo attraverso il pieno supporto al fronte del «no» in vista del referendum costituzionale di ottobre.
Sin qui saremmo anche nel lecito, se non fosse che i volantini con cui Gandolfini promuove le sue "ragioni" appaiano visibilmente orientati a speculare e strumentalizzare le paure dei bigotti. L'uomo sostiene infatti che se la riforma costituzionale dovesse passare, esisterebbero «tappe già annunciate contro l'uomo e la famiglia». Al solito non è chiaro di quale famiglia parli, dato che non è certo sostenibile il suo ritenere che la famiglia debba essere «difesa» togliendo riconoscimenti e tutele ad altre famiglie. Fatto sta che il manifesto elenca pure alcuni punti che paiono non aver nulla a che vedere con il referendum: Gandolfini spergiura che se dovesse vincere il «sì», automaticamente assisteremmo a: «matrimonio gay, adozione per gay e single, utero in affitto, divorzio lampo, liberalizzazione droghe, eutanasia anche infantile, omofobia e transofobia, estensione procreazione artificiale anche a coppie gay e single».
Sono parole buttate lì a caso e una vera e propria truffa culturale ai danni di quegli sventurati che malauguratamente dovessero chiedergli. nel suo elenco ci sono tutta una serie di punti condivisibili, ma non è chiaro perché mai Gandolfini promette che quelle cose diventeranno legge se dovesse vincere il «sì». Anche se vincesse, non è detto che quelle norme passino e non si capisce con che coraggio vengano fatte promesse che non hanno alcun fondamento.
Questa non è libertà di parole, questa è truffa ai danni dei cittadini. Se vince dovesse vincere il «sì» e se e Gandolfini non dovesse iniziare ad andare in giro a distribuire canne, significherebbe che ha preso in giro gli italiani per i suoi soliti scopi. E lo stato deve difendere i cittadini dalla disinformazione di chi sostiene fesserie: non lo ha fatto quando Gandolfini promuoveva l'omofobia, lo faccia almeno quando cerca di cambiare il senso di un quesito referendario in cui si parla di abolire il Senato e non certo di legalizzare la droga.
E un altro dubbio sorge spontaneo: se vincesse il «no», Gandolfini andrà di casa in casa a strappare i bambini da tutte quelle coppie eterosessuali che hanno avuto figli mediante la maternità surrogata o anche qui si è dinnanzi alla solita strumentalizzazione volta ad addossare ai gay la "colpa" di pratiche in voga praticamente solo tra eterosessuali?

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