Il Vaticano sta con Iran ed Arabia Saudita contro il contrasto alla diffusione dell'HIV



Siamo alle solite. Ancora una volta il Vaticano ha deciso di abbracciare la cultura del disprezzo e si sta macchiando di complicità nella morte di migliaia di adolescenti nel nome del suo pregiudizio. È questa la Chiesa del terzo millennio: una chiesa che si batte per la morte dei giovani nel nome della sua incapacità a mettersi in discussione.
Presso l'Onu si è svolta una riunione di alto livello sul tema della diffusione sull'HIV, durante la quale si è sostenuto di voler fermare l'epidemia entro il 2013. Peccato che l'intera vicenda sia stata viziata da una serie di mosse politiche volte a diffondere l'omofobia.
A maggio 51 stati islamici riuscirono ad impedire la partecipazione di alcuni gruppi lgbt, Oggi è il Vaticano ad aver preteso l'eliminazione di qualunque riferimento al sesso fra persone dello stesso sesso. Purtroppo, infatti, la Santa Sede viene considerata un osservatore permanente presso le Nazioni Unite ed è da quella posizione che hanno cercato di eliminare qualunque contrasto alla diffusione dell'HIV all'interno dei gruppi maggiormente a rischio sulla base della loro personale crociata contro le persone lgbt.
La Santa Sede ha sfoderato tutti i motti dell'integralismo cattolico, sostenendo che un genitore debba avere in diritto di nascondere ai figli le informazioni necessarie alla sua saluta se preferisce vederli morti piuttosto che saperli pronti ad usare un preservativo.
I rappresentanti del Vaticano hanno dichiarato: «Per quanto riguarda "formazione completa" o "informazioni" sulla "sessualità", la Santa Sede ribadisce la "responsabilità primaria" e "diritti preesistenti" dei genitori, compreso il loro diritto alla libertà religiosa, quando si tratta alla formazione e l'educazione dei loro figli. In questo senso, la Santa Sede desidera sottolineare la centralità della famiglia, 'il nucleo naturale e fondamentale della società', così come il ruolo e i diritti e doveri dei genitori di educare i loro figli».
La crociata di morte avviata dalla Santa Sede non si è fermata lì ed i sicari vaticani hanno alterato anche tutti i documenti in cui si faceva riferimento al genere delle persone. nel loro documento, affermano: «Per quanto riguarda le nozioni di "genere" e "stereotipi di genere", la Santa Sede non riconosce l'idea che il genere sia socialmente costruita, piuttosto genere riconosce l'identità oggettiva della persona umana come maschio o femmina sulla base del sesso biologico». Immancabile è stata la condanna all'uso del preservativo.
A spalleggiare il Vaticano nella sua demonizzazione del sesso e nella sua crociata contro la protezione dalle malattie sessualmente trasmissibili c'erano anche  Egitto, Iran, Arabia Saudita, Sudan e Indonesia.
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