Il vicepresidente della Cei fomenta l'anti-europeismo con l'omofobia. Era quello che voleva Putin



Non è difficile intuire quali siano i reali obiettivi di sedicenti organizzazioni "cristiane" che si adoperano per fomentare l'anti-europeismo e ad esaltare in nazionalismo in un'ottica di convenienza politica. Li si è visti lavorare fianco a fianco con gli uomini di Dugin, intenzionati a ridisegnare la geopolitica mondiale in una chiave di sottomissione europea a Mosca. Omofobia, razzismo e xenofobia servono a mostrare il regime di Putin come un paradiso terrestre al quale ambire, in cui i media di comunicazioni alimentano odio verso le minoranze al fine di coprire i veri scandali si uno fra i Paesi con il più alto tasso di corruzione e il più alto indice mondiale di suicidi. E tutto questo avviene usando Dio come strumento di propaganda, attribuendo a lui ogni volontà possa tornare utile alla propria agenda.
Ciò che appare tragico è come la Chiesa Cattolica abbia abboccato all'amo. È bastato mostrare loro due santini e dire loro che l'odio è la massima volontà di Dio perché si prestassero a promuovere una nuova forma di fascismo. Per comprendere l'assurdità di tale situazione è sufficiente osservare una Chiesa che si mobilita per impedire il riconoscimento dell'amore fra due uomini per poi disinteressarsi al dramma di milioni di migranti in fuga dalla fame e dalla guerra. Un clero che usa il nome di Dio per chiedere che i bambini siano strappati ai genitori e privati da ogni tutela giuridica solo perché si è divorati dalla morbosità di sapere che cosa accade nel letto dei loro genitori.

In tale clima fa riflettere come a sfruttare l'omofobia per alimentare l'anti-europeismo ci sia anche monsignor Angelo Spinillo, vescovo di Aversa e vicepresidente della Cei per il Sud. In una intervista rilasciata al sito integralista La Fede Quotidiana, dice che nell'iter di approvazione delle unioni civili Renzi abbia «rispettato il volere dell'Europa. Come se il popolo italiano e la sua volontà non contassero niente. Probabilmente non poteva fare diversamente».
Naturalmente non esiste dichiarazione più falsa dato che l'intera legge non ha fatto altro che trascrivere le disposizioni emanate nel 2010 dalla Consulta sulla base di quanto previsto dalla Costituzione. Eppure si mente alla gente o si parla sulla base di preconcetti che non ci si è neppure premurati di verificare. In fondo i gay sono il nemico e la Chiesa non deve farsi problemi a dire qualunque cosa pur di garantire che siano esclusi dalla vita sociale in modo che le due famiglie di Adinolfi possano vivere sulle spalle di chi ha meno diritti ma uguali doveri.
Allo stesso modo il religioso afferma che il popolo italiano sia contrario alla parità di diritti prevista dalla Costituzione, anche se l'impressione è che si viva in un mondo dove la gente ripete a memoria gli slogan che ha letto su un qualche sito integralista. Poco prima il monsignore aveva dichiarato che il governo «segue la logica del mondo e non quella più elevata. Corre appresso alla ricerca della popolarità e del consenso facile e cerca quello che piace alla gente, non bada alle conseguenze». Non è chiaro, dunque, in che modo si possa sostenere allo stesso tempo che il popolo non voglia una legge che sarebbe stata approvata per compiacere il popolo.

Dopo aver dimostrato di non conoscere manco le sentenze della Consulta, il prelato si improvvisa azzeccagarbugli nell'affermare che la nostra costituzione imporrebbe distinguo di stampo fascista volti a riconoscere maggiori privilegi ad nuova razza ariana basata sull'eterosessualità Inutile a dirsi, l'ipotesi che ciò possa essere stato fatto mentre si tentava di deostruire i distinguo fascisti è assai improbabile. Ma nell'ottica in cui la Chiesa deve fare politica contro le minoranze, ecco che lo si ritrova pronto ad affermare: «La legge porterà conseguenze negative. Trovo ingiusto paragonare, come di fatto è scritto, le unioni civili tra persone dello stesso sesso, alla famiglia basata sul matrimonio tra uomo e donna, prevista dalla Costituzione. Inoltre, intravvedo l entrata per via di sentenza delle adozioni».
E riguardo al fatto che premier abbia precisato di aver giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo, il vicepresidente della Cei aggiunge che quella sarebbe stata «Una frase che sa di sfida e inopportuna. Tuttavia, la vedo improntata al pragmatismo che lo contraddistingue. Lui segue questo, non il Vangelo». In qual punto del Vangelo si dica che due uomini devono essere discriminati in virtù del proprio orientamento sessuale non è dato di saperlo.
In conclusione non poteva mancare un riferimento a quella fantomatica «obiezione di coscienza» che non esistono ma che i cattolici sperano di poter introdurre per via propagandistica in quell'ottica in cui ciò permetterebbe di poter mantenere vivo il pregiudizio e garantire un proseguo della discriminazione. Il prelato dice: «Ricordo che su questo punto i Padri della Chiesa, quando lo Stato era contrario al Vangelo dicevano che era giusto ritirarsi nel deserto. L’ obiezione di coscienza per il credente è lecita, se consapevole e meditata». Quindi per chi non crede non deve esistere obiezione, ennesimo privilegio che il Partito dei vescovi vanta nell'esercizio di quel totalitarismo che permette loro di dettar legge senza esser mai stati eletti. E tutto questo in un clima in cui si ha l'impressioce che i vescovi stiano giovando a discriminare i gay solo per riaffermare che il loro potere temporale deve valere più della legge, più della Costituzione e più dell vita altrui... altrimenti, durante la vecchiaia, come si garantiranno un superattico in centro a Roma pagato con i soldi sottratti ai bambini di un ospedale pediatrico?
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