Istanbul. Cariche e lacrimogeni contro gli attivisti lgbt



Proseguono le violenze della Turchia sugli attivisti lgbt. Solo qualche giorno fa il Gay Pride era stato vietato per compiacere le minacce lanciate dell'integralismo religioso, con uno stato pronto a negare i diritti costituzionali di una parte della cittadinanza sulla base delle minacce di violenze lanciate da chi usa la religione quale pretesto di odio e di violenza. La manifestazione era stata così sostituita da sit-in di protesta, ma la polizia ha aggredito e disperso gli attivisti. Pare che almeno sette persone siano state arrestate, altri sarebbero stati inseguiti dalla polizia.

Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, commenta: «All'indomani di una straordinaria giornata dell'orgoglio per ben sei città italiane, leggiamo con rabbia e preoccupazione del grave evolversi della situazione a Istanbul, dove oggi avrebbe dovuto tenersi la quattordicesima edizione del Gay Pride. Le autorità turche hanno vietato la manifestazione, in piena violazione della carta costituzionale di quel Paese, e in queste ore, con modalità estremamente violente stanno disperdendo i manifestanti che comunque sono scesi in piazza. Giungono notizie di cariche della polizia e di fumogeni sulla folla. Si parla anche di diversi attivisti trascinati via con violenza e tratti in arresto. La situazione è gravissima. Occorre innanzitutto che tutte le comunità si mobilitino a sostegno di chi oggi sta subendo abusi e repressione e per chiedere l'immediato rilascio degli attivisti. Chiediamo inoltre che l'Unione europea intervenga immediatamente, sospendendo ogni relazione con la Turchia finché quel Governo non sia in grado di garantire il rispetto dei diritti umani».
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