Oristano. Distrutta l'installazione artistica con le foto gay (e che chi ne ha chiesto la rimozione ai carabinieri)



Pare ormai un'evidenza come dietro all'integralismo cattolico si sia un movimento violento, indottrinato all'odio da personaggi sin troppo noti e pronto a colpire chiunque osi avere un'orientamento sessuale diverso dal loro. Magari arrivando pure a sostenere che lo facciano per «il bene dei bambini» o che sia Dio a volerlo. Capita così che la loro violenza si tramuti in un atti illegali, troppo spesso senza che vi sia una reale condanna da parte delle autorità e con tanto di elogi da parte di quegli integralisti che provano piacere nel vedere delle persone discriminate nel loro nome.
Nella città di Eleonora, in Sardegna, l'installazione artistica della fotografa oristanese Egle Picozzi è durata solo una notte. Due immagini ritraevano una coppia di uomini e di donne che si erano sposate, ma i soliti violenti hanno deciso di farli sparire, alla stregua di come altri sardi hanno dato alle fiamme altre fotografie dedicate alle vittime della strage di Orlando.
È gente che convinta che i gay devono essere distrutti e non si sia posto per loro nella terra in cui la massima espressione della mascolinità è rappresentata da quell'Adinolfi che ha due mogli o da quell'Amato che dice che i gay sono peccatori da condannare.
E l'indottrinamento di questi personaggi ha fatto sì che qualcuno abbia ostento il suo odio al punto da recarsi in Procura per chiedere che quelle foto fossero tolte dai carabinieri, quasi come se l'omosessualità fosse tornata a costituire motivo di confino come in epoca fascista.
All'artista non è rimasto che prendere il terno per distribuire le sue fotografie durante il pride di Cagliari, nonostante sia lei stessa a dire che si trattava di un «gesto che in realtà non vuol dir nulla. Chi partecipa a manifestazioni come il Pride condivide gli ideali di tolleranza, comprensione e condivisione che sono lontani anni luce da chi ha invece distrutto la mia installazione. Spero solo che qualcuna delle foto che sono scomparse finisca dentro un libro, magari un romanzo d'amore. Sarebbe il giusto riscatto».
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