ProVita associa una svastica al mondo gay, sostenendo che la monitorizzatone dell'omofobia si a un atto da «Gaystapo»



Toni Brandi ha frequentato tutti i circoli del neofascismo italiano, così come il caporedattore del suo giornale è un militante di Forza Nuova, nonché figlio del leader del partito di estrema destra. Eppure, nonostante dovrebbero guardare al loro interno per scovare chi sta effettivamente predicando teorie contrarie al bene comune e alla Costituzione, questa gente non si vergogna nell'accostar i gay al simbolo di una svastica. Questo è il modo con cui la "onlus" finanziata con soldi pubblici usa Facebook per diffondere odio contro gay e lesbiche.
Ci sarebbe da chiedersi perché mai in uno stato democratico come l'Italia, milioni di persone debbano subire quotidianamente la violenza e la diffamazione e gli insulti di un personaggio come Toni Brandi.

L'articolo in questione è la solita cozzaglia di pregiudizi e insulti di chi sostiene che gay e lesbiche non debbano poter esistere perché sgradite a Putin e Brandi. Il tutto occupandosi sempre di usare i soliti toni offensivi e diffamanti con cui i camerati di Brandi sperano di poter promuovere l'odio:

La risoluzione del Consiglio per i Diritti Umani (HRC) dell’ONU intitolata Sexual Orientation and Gender Identity Resolution (SOGI) va ben oltre la (giusta ) condanna della violenza nei confronti delle persone LGBTQIA(…). Essa chiede l’istituzione di un organismo dedicato al monitoraggio delle discriminazioni di cui sarebbero vittime le persone a causa del loro orientamento sessuale: la Gaystapo internazionale, una specie di Interpol.

Tale teoria non stupisce, dato che chi propaganda l'omofobia non può tollerare che la si contrasti. Noto è infatti come Toni Brandi vada impunemente in giro a sostenere che l'omosessualità si un peccato gravissimo da condannare e da stigmatizzare attraverso leggi liberticide, violenze legittimate e fantomatiche "obiezioni di coscienza" alla dignità altrui.
Al solito il gruppo integralista si è inventato una "giustificazione" alla loro discriminazione, sostenendo che non possa esserci imparzialità nel giudicare cosa sia omofobia e si sostiene che quelli dei gay non siano diritti ma solo "presunti" diritti:

Si riproporrà così la solita questione: come misurare in modo oggettivo dei presunti diritti che sono quanto mai vaghi e dai contorni sfumati? Cosa ne sarà della libertà di pensare che i rapporti omosessuali sono contronatura e che quindi non vanno messi a modello? E la libertà di dire che il matrimonio è solo tra uomo e donna e che i bambini hanno bisogno di papà e mamma? E chi volesse fruire di bagni, spogliatoi e dormitori separati per maschi e femmine?

Su tale scia potremmo chiederci dove si ala libertà di prendere un fucile ed entrare in un locale per sterminare i gay che Toni Brandi ci indica come una "minaccia" contro natura? Dov'è il "diritto" si spezzare qualche osso a quella gente che ProVita indica come una minaccia alla famiglia? Perché non c'è la libertà di inneggiare ad Hitler o perché sacrifici umani non sono consentiti nel nome della "libertà religiosa" da loro invocata per fare del male alle persone lgbt? A volersi riempire la bocca con parole svuotate dal loro significato, tutto diventerebbe lecito.
Sostenere che ai gay debba essere riservato un metro di giudizio inferiore di quello che si esige sia garantito a Toni Brandi e alla sua banda è violenza, anche se loro sostengono di avere il diritto di poter insulare e perseguitare alcune persone perché si reputano "migliori" di loro in virtù di ciò che (forse) fanno nel loro letto. Ed è sempre facile accusare gli altri di sbagliare, senza mai porsi ad un giudizio o ad una riflessione sul proprio operato.

Continuano a sostenere che gay e lesbiche siano cittadini inferiori che devono essere dotati di minori diritti (dato che è l'eterosessualità ad essere indicata come la base di quella nuova razza ariana che è parte dell'ideologia di ProVita), il gruppo integralista aggiunge:

Ci auguriamo che il Comitato dei Diritti Umani consideri con attenzione che non ci sono trattati internazionali vincolanti che stabiliscono diritti basati sull’orientamento sessuale o l’identità di genere. Non c’è una fattispecie chiara e definita per individuare il comportamento discriminatorio: a meno che non si introduca lo “psicoreato” con tutte le conseguenze che ne derivano. Ecco perché si tratterebbe di Gaystapo.
Avrebbe un gran da fare, poi, questa Gaystapo: la maggior parte degli Stati sovrani della comunità internazionale non è in linea con l’agenda LGBTQIA(…): matrimonio, programmi scolastici di educazione sessuale, interventi chirurgici di chirurgia plastica per apparire del sesso opposto a quello biologico, uso di bagni e spogliatoi separati per maschi e femmine…
Le opinioni, perché di questo si tratta, di semplici opinioni, che non hanno riscontro in nessuna legge positiva internazionale, non possono avere forza normativa.

Il diritto alla vita viene indicato come un'opinione, sostenendo che un gay e una lesbica dovrebbero bussare alla porta di Brandi e chiedere se lui è disposto a garantire loro pari dignità o se preferisce calpestare i diritti costituzionali nel nome del auso incommensurabile disprezzo verso le minoranze. Ma la follia non finisce qui, dato che l'associazione si improvvisa un azzeccagarbugli alla strenua ricerca di cavilli che possano legittimare la discriminazione sulla base del fatto che cinquantanni fa i gay non erano contemplati negli accordi internazionali:

La Carta delle Nazioni Unite è molto chiara: “Nessuna parte del presente Statuto autorizza le Nazioni Unite ad intervenire in questioni che appartengono essenzialmente alla competenza interna di uno stato …” (art. 2.7). E invece la Gaystapo servirebbe proprio a questo. In violazione della Carta delle Nazioni Unite, la Gaystapo andrebbe a interferire nelle questioni delicate relative alla sessualità che toccano profondamente le tradizioni, la culture, le norme religiose e familiari ancestrali (che verosimilmente la Gaystapo considererà stereotipi da decostruire).
Alcuni sostengono che l’esperto in questione sarebbe analogo a quello nominato per monitorare le persecuzioni e discriminazioni che subiscono gli albini: ma l’albinismo è un dato oggettivo genetico e immutabile, chiaramente visibile dalle colore della pelle e dei capelli. L’orientamento sessuale e il genere non sono genetici e oggettivi e – per stessa ammissione degli attivisti LGBTQIA(…) il gender è mutevole... Come può un governo regolare per legge delle fattispecie che alla base si fondano su percezioni interne nella mente delle persone?

Attribuendo ad altri parole mai pronunciate (ma si sa che la propaganda viene fatta inventando il pensiero che si attribuisce a chi è perseguitato) si arriva a sostenere che non ci sia oggettività nell'orientamento sessuale e che quindi non ci debbano essere tutele. ma se non ci fosse oggettività, allora perché loro emanano le loro vomitevoli sentenze morali per condannare chi poi sostengono non esista?

Comunque il concetto è chiaro: i soldi che lo stato Italiano verserà nelle casse di Toni Brandi serviranno a promuovere il pregiudizio e a  far sì che migliaia a migliaia di persone sia negato il diritto alla vita perché Toni Brandi non tollera che possano esistere. Il suo pregiudizio è legge e lo stato finanzia vergognosamente la dittatura con cui quest'uomo sta oggettivamente danneggiando la vita di migliaia di persone senza che le procure si occupino di trascinarlo dinnanzi ad un tribunale per verificare se dietro sa quest'odio non c'è solo malafede ed interessi politici.
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