Secondo ProVita, l'800.31.83.18 è il numero anti-omosessualismo di Regione Lombardia



La sentinella in piedi Cristina Cappellini (che pare ricordarsi di essere un assessore lombardo solo quando si tratta di incassare il suo stipendio, forse immeritato ma comunque pagato anche da quei cittadini che sono vittima della sua persecuzione) è  stata chiara: se si va su Google si trovano notizie sul "gender" che spaventano le famiglie. Tanto è bastata ad ingolosirla dato che i leghisti sono sempre stati in prima fila nel fomentare qualunque inutile isteria possa creare odio e discriminazione per portare voti a chi vive di pregiudizi.
Volendo verificare le teorie della sentinella Cappellini, effettivamente su Google ci si imbatte in materiale terroristico, peccato siano spazi pubblicitari pagati l'associazione ProVita incui Toni Brandi sostiene che il "gender" esiste, sia nelle scuole ed sia altamente pericoloso perché potrebbe far crescere i bambini nella convinzione che si possa aver rispetto per tutti o che le donne non devono necessariamente essere oggetti per i loro mariti. Dinnanzi al connubio che vede nella Cappellini la faccendiera di ProVita (associazione alla quale la giunta aveva già demandato il compito di scrivere mozioni omofobe), non stupisce come Brandi abbia immediatamente rilanciato la notizia a vantaggio della sua agenda politica. Nel solito tono utile a creare un procurato allarme, l'associazione scrive:

Sappiamo bene che ormai la scuola italiana è votata all’educazione alla identità di genere e alla lotta all’omofobia: così la propaganda all’ideologia gender è ufficialmente accettata dal MIUR.
Ma magari non tutti i genitori sono d’accordo con “l’educazione di genere”. Magari qualcuno vorrebbe che ai figli piccoli non si prospettasse in modo fantasioso e gratuito la possibilità di scegliere se essere maschio o femmina, di cambiare ruoli e vestiti, di fare le “principesse col pisello” e altre amenità simili.

In realtà tutto quello a cui si allude sono notizie false o travisate create da ProVita, in quel sistema propagandistico in cui ci si da ragione citando sé stessi. Nel regime di Toni Bradi è solo il suo pensiero a contare ed è compito della Cappellini sfruttare la sua posizione istituzionale per dare credibilità a quelle bufale. In fondo ogni tentativo giudiziario è stato vano dato che i giudici hanno sempre appurato che la realtà raccontata da ProVita non corrispondesse al vero, motivo per cui Brandi pare aver scelto di passare ad azioni diffamatorie in cui non ci sia alcun giudice che possa certificare le sue inesattezze.

Da pelle d'oca sono le rivendicazioni. L'associazione dice che il numero serva a  "denunciare" chi osa dire che l'omosessualità non sia peccato, che le transessuali non sono malate di mente o che un ragazzo dovrebbe sempre usare il preservativo nei rapporti a rischio (in più occasioni la sua associazione invitata a i ragazzi a non usarlo, sostenendo che così li si sarebbe spinti alla castità). Scrivono:

Capita magari, che quei genitori che osino protestare per lezioni di educazione sessuale esplicite o omosessualiste o transgenderiste, vengano messi alla berlina, emarginati, insultati o peggio.
Se anche questi genitori fossero una minoranza, poiché sono perseguitati, emarginati e stigmatizzati, in nome della tolleranza e dell’inclusività ha fatto bene la Regione Lombardia ad annunciare l’apertura di uno sportello con un numero verde (800 318318) dedicato a loro.

In mezzo alle tante falsità di ProVita, non stupisce come anche il numero fornito sia falso. Non sarebbe potuto essere diversamente dato che la giunta regionale ha autorizzato un bando di concorso e difficilmente sarebbe bastata una sola giornata per chiudere l'iter ed attivare un servizio.
Il numero fornito è in realtà quello del call center di Regione Lombardia, anche se verrebbe da domandarsi se non valga la pena chiamarlo ugualmente e dirgli che ci manda Brandi. In fondo chi si è inventato la fantomatica "ideologia gender" è lui e se la Cappellini da credito a quelle pagine, perché mai noi non dovremmo far altrettanto con i di numeri di telefono errati che quell'attendibilità fonte fornisce? In fodno è un numero verde e il conto lo pagherà la Cappellini grazie alla disinformazione di Brandi.

Prosegue poi l'articolo:

A questo sportello si possono rivolgere detti genitori, quelli che avessero da ridire sui libretti e sui giochi di gruppo che vengono proposti ai ragazzini, quelli che non condividono l’impostazione ideologica delle lezioni che vengono impartite ai figli.

Sarà divertente vedere chi saranno questi fantomatici "esperti" di un qualcosa che manco esiste. Forse la Cappellini assumerà i suoi amichetti delle Sentinelle in piedi, dato che quella gente è l'unica a credere alle favole sul "gender" che omosessualizza i bambini così come sostiene Brandi.
Pura follia è poi il finale (si spera che sia una frase decontestualizzata da ProVita, perché un assessore che dovesse dire cose simili sarebbe un fatto grave). In riferimento al servizio telefonico "anti-gender" si dice:

L’assessore all’Istruzione Valentina Aprea ha dichiarato: «Più strumenti di denuncia ci sono meglio è. Solo così possiamo arginare la violenza nelle scuole e prevenire casi gravi come quello della ragazza uccisa a Roma».

Il riferimento pare essere all'omicidio di Sara, la ragazza uccisa dal suo ex ragazzo alla Magliana. Non solo non è chiaro cosa tutto ciò possa avere a che fare con il vergognoso servizio telefonico di Regione Lombardia, ma la stessa associazione appare un insulto alla vittima e alla sua famiglia.
Tra i commenti, l'associazione di Brandi aggiunge poi che quell'assurdo servizio omofobo dovrebbe essere istituito in tutte le regioni d'Italia. Insomma, quando si può danneggiare la società, ProVita è sembra in prima fila.
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