Tempi insulta il candidato trans:



Se siete alla ricerca di menzogna, cattiveria, strumentalizzazioni e malaffare, non c'è posto migliore per trovarli se non sulle pagine dei sedicenti giornali "cattolici". Impegnati a trovare una modalità per infliggere sofferenze ad interi gruppi sociali, la propaganda non esita a falsificare ed alterare la verità per farla percepire come ridicola.
Una delle vittime preferita di quei "cristiani" sono i transessuali, persone che secondo Gianfranco Amato ed altri esponenti dell movimento integralista non sarebbero altro che pazzi che si svegliano una mattina e "decidono" di essere maschi o femmine sulla base del tiramento del omento. È un'analisi talmente semplicista che c'è da dominasi se la loro mente sia davvero così limitata o se dietro non ci sia semplice mala falde.

È sulle pagine del ciellinno Tempi che troviamo scritto:

Domenica si vota per il Comune della Capitale, e Alessandro Campanella è candidato in una lista a sostegno di Giachetti. Per l’elezione dei consiglieri, come in tutta Italia, vale la regola che si può esprimere la seconda preferenza sulla scheda, purché di sesso diverso rispetto al candidato che si vota per primo. All’anagrafe lui è registrato come Alessandro, di genere maschile. Nella realtà si presenta come Alessia. Problema: se, in coerenza con i dettami del gendericamente corretto, Alessandro chiede il voto in quanto adesso si chiama Alessia, la preferenza nei suoi confronti rischia l’annullamento se viene espressa come seconda e il primo votato è un maschio.

Ma ben presto si passa agli insulti espliciti:

Si dirà: il rimedio sarebbe stato semplice. Ad Alessandro sarebbe bastato avviare all’ufficio anagrafe l’iter per il cambio di sesso, e nessuno le avrebbe impedito di chiamarsi Alessia. Tanto più che una giurisprudenza non marginale ha escluso la necessità di un intervento chirurgico, come imponeva la versione originaria della legge che nel lontano 1982 ha introdotta tale possibilità di formale mutamento. Sostenere questa tesi vuol dire essere veramente retrogradi, non aver capito nulla della magnifica e progressiva rivoluzione che avanza col gender-pensiero. Per due ordini di ragioni. La prima è che la logica che esclude il trauma del bisturi per cambiare sesso è la medesima che esclude il trauma della fila allo sportello del Comune per dichiararsi diversi rispetto a come si è nati. Di più: la logica che rende l’appartenenza a un sesso conseguenza dell’autopercezione fa sì, in linea col tratto soggettivo dei meccanismi percettivi, che il mutamento non rappresenti qualcosa di stabile. Non si può dire che fino a 30 anni sono stato maschio, adesso sono diventato femmina e d’ora in avanti non cambio più. Non ci si libera dalla camicia di forza del sesso originario per indossare a tempo indeterminato la camicia di forza del sesso scelto: la natura di questa opzione, proprio perché giochiamo sul binario dell’autopercezione, è transitoria ed elastica.
Seconda ragione: se accettiamo – lo hanno stabilito tante sentenze e lo ascoltiamo nei talk show (in entrambi i casi “in nome del popolo italiano”) – che Alessandro diventi Alessia sulla base della propria autopercezione, perché mai dovrebbe registrarsi come femmina? Certamente non si percepisce più come uomo, siamo certi che si percepisca come donna, e non per esempio come trans?

Insomma, si chiede che i transessuali siano puniti attraverso una mutilazione dei loro organi genitali per  compiacere quei "cattolici" che si nutrono del dolore altrui e che vorrebbero infliggere dure sofferenze alle persone. E si fa falsa polemica ipotizzando che torna utile a rilanciare slogan privi di valore, riproposti ad un pubblico addestrato che scodinzola ogni qualvolta gli venga gettato l'amo per giustificare il loro pregiudizio.
Si gioca molto anche sul sostenere che l'autopercezione non sia un dato naturale e che il cattolico medio debba limitare la libertà altrui nel nome di una negazione della realtà: l'individualismo è posto come metro di giudizio per vietare agli altri qualunque differenza.

L'articolo giunge così a raggiungere livelli patetici nell'aggiunge:

Facebook censisce ben 58 differenti sfumature di appartenenza sessuale: vogliamo sostenere che conti di più un povero regolamento anagrafico? Se però vince Facebook, va chiarito come la mettiamo con la scheda elettorale: se intendo votare Alessia devo rinunciare a esprimere una seconda preferenza per essere sicuro che il mio voto non sarà annullato? Ma se fosse questa la conseguenza obbligata, che fine fa uno dei pilastri (insieme con la teoria del gender) su cui si fonda l’ordinamento attuale, la verbale proclamazione delle pari opportunità?

Ed ancora:

Un reazionario osserverebbe che tutto ciò è l’esito coerente della sostituzione dell’ideologia alla realtà: Dio perdona (quasi) sempre, l’uomo perdona ogni tanto, la natura non perdona mai; e talora manifesta le forme più singolari per far emergere le contraddizioni: riesce a far capolino perfino da una scheda elettorale. Respingo con forza considerazioni così becere. Confido invece nella soluzione che emerge al termine del pezzo di cronaca del Corriere: Alessia si è rivolta al ministro dell’Interno perché vari una circolare che indichi agli scrutatori come considerare chi versa nella sua situazione.
Questo mi tranquillizza: sono certo che, conclusa con successo l’epica lotta per l’equa prescrizione – incomparabilmente più importante delle quisquilie delle unioni civili –, il titolare del Viminale troverà la sintesi più mirabile fra Alessia e l’anagrafe capitolina. Che è effettivamente qualcosa che, se lui non interviene, fa perdere il sonno.

Infatti. Loro sono cristiani e quini non gliene frega nulla del prossimo. L'altro può anche morire ma se loro stanno bene, almeno che muoiano senza rompere le scatole. Il nuovo cristianesimo predicato da Tempi è quell'esaltazione dell'orticelli, in cui l'altro è un qualcosa che infastidisce: i suoi diritti vanno vietati e le sue richieste devono essere ritenute un fastidio.
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