Francesca Romana Poleggi insulta la transessuale 16enne: «Diventerà una drogata»



A firmare il solito articolo contro le persone transgender (pubblicato sul solito sito di ProVita) troviamo la solita Francesca Romana Poleggi, la quale scrive:

La propaganda dell’ideologia del gender ha ottenuto il risultato che si prefiggeva: genitori confusi e male informati, autorità accecate dall’ideologia che non vedono i veri bisogni delle persone e il bene comune; e, soprattutto, come denuncia da anni Walter Heyer, grassi profitti per le industrie farmaceutiche e le cliniche specializzate in tali operazioni.

Già dalle premesse emerge la solita ideologia del gruppo integralista: dicono che i transessuali siano persone che non hanno capito nulla della loro identità, affermano che siano un rischio per la società e si lamentano se i loro genitori accettano la loro identità sessuale al posto di opporsi (attraverso atteggiamenti che statisticamente rischiano di contribuire all'infelicità dei figli nel nome di un mero pregiudizio).
Il tema è quello della 16enne romana che ha ottenuto dal tribunale di Roma l'autorizzazione alla riassegnazione chirurgica dei caratteri sessuali. Nonostante il parere di giudici e terapeuti che da anni seguivano la ragazza, la Peloggi dice che quella scelta debba essere ritenuta sbagliata perché a lei non gradita:

Il buon senso e anche la scienza dicono che “cambiare sesso” non si può. Le persone con disforia di genere vanno rispettate, comprese, aiutate, ma l’operazione deve essere una ratio extrema, giustificata solo da fattori genetici e (quindi fisici) molto seri. 

Insomma, decide lei e usa la propaganda e i contributi statali che riceve in qualità di Onlus per opporsi alla felicità della ragazza (da lei rigorosamente chiamata al maschile) sulla base del suo personalissimo pensiero che viene arbitrariamente attribuito ad un non meglio precisato "buonsenso". Peccato che non ha un grande senso spacciare come una verità rivelata ciò che dichiaratamente non si affida ad alcun dato reale di carattere statistico o medico.
dato che la signora ostenta la sua dichiarata omosessualità al punto da ritenerla fonte di privilegi esclusivi dinnanzi alla legge, facile è immaginare che nel suo vissuto (come nel vissuto di tante altre persone) non ci sia l'esperienza di una diversa identità di genere. Ed è proprio quello il motivo per cui bisognerebbe affidarsi a chi l'ha avuta, magari senza soffermarsi sul solito baraccone da propaganda integralista che la Poleggi non manca di sfoderare al termine del suo lungo articolo.

Ma è sempre sulla scia del suo vissuto da eterosessuale che la donna chiede:

Il ragazzo in questione e –soprattutto– i genitori sono stati informati che la maggioranza de transgender operati ha trovato solo un’apparente felicità (che è quella che ha trovato il soggetto in questione, secondo il Corriere) effimera? Dopo poco tempo i problemi che hanno originato la disforia di genere si sono ripresentati in tutta la loro drammaticità generando di nuovo quella infelicità che la “mascherata” per un momento sembrava aver scacciato?
Come si può assecondare un ragazzino di 13 anni e consentirgli di accedere a un trattamento farmacologico e chirurgico così invasivo e permanente, così giovane? E’ un buon medico quello che accontenta sempre il paziente?

Al solito, tali asserzioni paiono scontrarsi con la verità dei fatti. I trattamenti ormonali ricevuti a 13 anni non sono permanenti, ma semplicemente ritardano lo sviluppo qualora sia necessario intervenire ad un intervento chirurgico che potrebbe così evitare un intervento demolitivo prima di quello ricostruttivo. Modificare la voce prima del suo mutamento o modificare i tratti somatici prima che spunti la barba offre risultati migliori a chi si fa operare.
Interessante sarebbe domandare alla Poleggi chi mai gli abbia detto che le transessuali siano infelici, dato che lo dice con potata ostentata sicurezza. I dato che circolano in ambito scientifico sostengono effettivamente che le transessuali non accettate dalla famiglia o dalla società rischiano spesso di cadere in depressione, ma per le altre la realtà pare assai più rosea di quella che lei descrive. Ma dato che al peggio non pare esistere fine, la donna si lancia anche nel sostenere che la sedicenne di Roma diventerà una drogata:

Una nuova generazione: bambini vittime della propaganda ideologica che domani saranno adulti infelici, in crisi, inclini alla depressione, all’abuso di sostanze…

Inutile a dirsi, quello scenario non è tanto il futuro predeterminato per le persone transessuali quanto quello che rischia di divenire la loro realtà a causa del pregiudizio della società. E se si osserva come l'associazione ProVita sia attiva nel diffondere quell'odio, l'impressione è che la Poleggi dica che alcune persone rischiano di essere infelici perché lei farà di tutto per renderle tali (un po' come quei sedicenti "cristiani" che dicono che i gay non devono poter adottare o i figli dei sedicenti "cristiani" li prenderanno in giro).

Immancabile è poi il riferimento alla solita Walter Heyer, una sorta di Luca Di Tolve transessuale che sta dedicando la sua vita a cercare di impedire la felicità delle persone transessuali. Ad indicarci come il suo pensiero sia più unico che raro basta notare come ProVita risulti averla citata 5.000 volte (praticamente è sempre lei a venir tirata in ballo per sostenere che loro non sono transofobici., ma è la signora Heyer ad esigere il loro odio). Ed è a lei che si attribuisce il sostenere che «i transgender hanno bisogno di cure psichiatriche, non tanto per la disforia di genere in sé, quanto per le diverse patologie che sono all’origine di essa» o che «attendo con ansia il giorno in cui il prescrivere l’intervento chirurgico per cambiare sesso a tutti coloro che soffrono di disforia di genere sarà considerato un trattamento altrettanto barbaro».

Il problema, però, pare un altro: nessuno sta imponendo alla signora Poleggi di cambiare sesso ma lei esige di impedire agli altri di poterlo fare. Perché mai le altre persone don dovrebbero poter disporre liberamente del proprio corpo solo perché a lei non piace l'uso che ne vogliono fare? A qualcun altro non piaceranno i piercing, ma non per questo chiedono che la legge vieti agli altri di poterli usare...
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