Giancarlo Cerrelli: «Impedire le unioni gay significa dissentire dal male»



Le lobby integraliste sono formate da un manipolo di personaggi che vogliono imporre i loro dogmi con violenza e con metodi sempre più amorali. Il più perverso è sicuramente la creazione di una verità parallela, spacciata come un doma di fede a chiunque sia sufficientemente sprovveduto da pensare che basti citare continuamente Dio per essere dei bravi "cristiani". Eppure sappiamo tutti che la schiavitù, la segregazione razziale, le crociate e innumerevoli altri crimini contro l'umanità sono state compiute da chi nominava il nome di Dio invano, al pari di come oggi fanno i vari Adinolfi, Brandi Cascioli e compagnia bella. Sempre loro, sempre gli stessi, impegnati a creare realtà parallele in cui i diritti altrui sono una minaccia, in cui è Dio a ritenere le loro unioni meritevoli di maggiori diritti o in cui chiunque non sia fatto a loro immagine e somiglianza sia un errore da "curare" attraverso fantomatiche terapie riparateve.
In realtà non siamo dinnanzi a nulla di nuovo, dato che la matrice ideologica è la stessa che armò il fascismo e il nazismo. La storia è ricca di persone che si credevano migliori delle altre e che hanno cercato di imporre ogni forma di discriminazione al solo fine di riservare a a sé stessi alcuni diritti esclusivi.

Una fra i più recenti tormentoni è il sostenere che la legge debba prevedere fantomatiche "obiezioni di coscienza" che permettano di non rispettare qualunque norma conferisca pari dignità al prossimo, quei prossime che Gesù invitava ad amare come sé stessi e che i sedicenti "cristiani" indicano come un nemico da abbattere.
Peccato che una simile ideologia sia fortemente pericolosa, dato che potrebbe essere facilmente estesa a qualunque ambito e qualunque gruppo sociale: a quel punto un leghista dovrebbe poter negare i documenti ad una persona di colore solo perché si dichiara razzista o un cacciatore dovrebbe avere il "diritto" di ignorare i divieti di caccia solo perché a lui non importa nulla della vita degli animali che ammazza.
Siamo dinnanzi ad un'assurdità in termini, ma è attraverso la ripetizione di slogan populisti che queste lobby sono persino riuscite ad ottenere un qualcosa che Tempi riassume dicendo: «Sembra che il diritto all'obiezione di coscienza sia implicitamente riconosciuto nella misura in cui la legge non imputa all'ufficio del sindaco la titolarità esclusiva del dovere di celebrare le unioni civili ma parla di ufficiale di stato civile». Insomma, a loro interessa discriminare e li ha rassicurato sul fatto che potranno continuare a farlo senza rischiare di perdere gli stipendi che i gay sono obbligati a versare loro pur ricevendo minori diritti a fronte di uguali doveri.

Ed è nel tentativo di avvalorare la propria teoria che il periodico ciellino si è rivolto ad un personaggio che sicuramente si sarebbe dimostrato pronto a dargli ragione. In quel clima in cui ad aizzare i bigotti contro le minoranze sono sempre le stesse persone, ecco che che csi sono rivolti a Giancarlo Cerrelli, presidente dell’Unione giuristi cattolici italiani e noto organizzatore di eventi anti-gay. Il suo nome è legato soprattutto al suo essersi presentato in diretta su Rai Uno per sostenere che l'omosessualità fosse una sorta di patologia. Facile è immaginare che lo si potesse trovare pronto ad affermare che:

Il Consiglio di Stato conclude che il problema della “coscienza individuale” del singolo ufficiale di stato civile, «ai fini degli adempimenti richiesti dalla legge n. 76/2016, può agevolmente risolversi senza porre in discussione il diritto fondamentale e assoluto della coppia omosessuale a costituirsi in unione civile». È, invero, un’ammissione implicita del diritto all’obiezione di coscienza, ma a me sembra un modo per aggirare il problema. La legge positiva diventa il metro di giudizio della coscienza. Tutto ciò è pericoloso. Progressivamente per legge ci verrà sempre di più limitata la libertà di coscienza e così il diritto di dissentire dal male. Il Consiglio di Stato considera diritto fondamentale e assoluto quello della coppia omosessuale a costituirsi in unione civile, ma, in verità, questo non è un diritto è solo un mero desiderio.

La sua tesi pare volta a sostenere che non è sufficiente permettere a degli impiegati pubblici di ostentare il loro disprezzo verso alcuni gruppi sociali rimandandoli a dei subalterni, lui esige che a quelle persone sia data piena facoltà di impedire i diritti di quella coppia per far sì che il suo personale pregiudizio possa impedire il riconoscimento dei diritti altreui. Il tutto attraverso la consueta formula per cui Cerelli dice che i suoi sono diritti, quelli dei gay sono solo capricci (al pari di come i nazisti avevano diritti e gli ebrei avevano il "capriccio" di voler vivere anche contro il loro volere). Inutile a dirsi, si commenta da sé la violenza si un uomo che va da un altro uomo a dirgli: «Tu non hai diritti, io sì».

Si passa poi a sostenere che quei poveri integralisti che volessero discriminare i gay siano discriminati perché costretti a rispondere delle proprie azioni dinnanzi all'opinione pubblica. In realtà il fatto che un amministratore pubblico debba rispondere delle proprie azioni dinnanzi ai cittadini è il presupposto della democrazia, ma qui siamo nel mondo virtuale creato da un integralismo in cui ogni persona che si dice "cristiano" deve poter agire a proprio piacimento senza renderne contro a nessuno. Dice Cerelli:

Se sarà approvata la legge anti-omofobia che al momento giace in Senato, dopo l’approvazione alla Camera, saranno quasi certe delle conseguenze negative; ma anche attualmente, non in vigenza della legge anti-omofobia, un diniego da parte di un sindaco a voler celebrare un’unione civile sarebbe indicato come un atto deplorevole e l’obiettore dovrebbe essere pronto a essere rappresentato dall'opinione pubblica alla pari di un mostro.

Eppure, dopo aver sostenuto che un sedicente "cristaino" debba poter imporre la propria violenza senza doverne rendere conto a nessuno, Cerelli si lancia nel sostenere che siano le sue vittime a dover essere dei "dittatori" che osano pretendere pari dignità nonostante lui non sia disposto a concedergliela:

Il Consiglio di Stato indica una via d’uscita nell’istituto della delega, che non è in alcun modo previsto né dalla legge, né dal decreto-ponte. Il delegato, a sua volta, potrà chiedere di essere esonerato e la delega potrà essere conferita ad altri. Rimangono, in ogni caso, sottesi i problemi sottolineati sopra e che indicano che ci troviamo sempre di più in un contesto di dittatura del pensiero unico.

Quindi, ricapitolando, l'uomo afferma che lui ha dei diritti esclusivi che devono essere negati agli altri, dice che i suoi diritti non devono essere messi in discussione e che è una violenza che altre persone chiedano altrettanto, dice che chiunque chiede il rispetto delle leggi che lo riguardano sia un dittatore che sta calpestando il suo diritto di obiezione (anche se poi l'obiezione non è tollerata se ricolta alla sua ideologia). E sul finire non poteva mancare un nuovo attacco ad una società che osa non essere dalla sua parte e che rischia di non odiare i gay quanto li odia lui:

Se la legge non parla di celebrazione, la bozza del decreto-ponte sembra parlare, invece, di cerimonia. La cerimonia è, infatti, a prescindere dalla previsione normativa, elemento fondamentale con il profondo ruolo ideologico di fornire un messaggio preciso: la piena equiparazione tra matrimonio e unioni civili omosessuali. La gente vedendo, o partecipando a cerimonie di unioni civili, che saranno in tutto simili a quelle matrimoniali si abituerà a chiamare matrimonio anche le unioni civili e tale trasbordo ideologico inavvertito serve a persuadere il corpo sociale, soggiogato ormai dalla dittatura del pensiero unico, che non vedere alcun male nel fatto che il nostro ordinamento un giorno approvi il matrimonio omosessuale. Chi partecipa alla cerimonia, invero, collabora materialmente all'atto e fa passare questa mentalità. Le unioni civili con l’annessa celebrazione hanno una chiara valenza simbolica e ideologica. Chi non vuole indurre il popolo italiano dal punto di vista culturale a equiparare i due istituti deve, pertanto, avere diritto all'obiezione di coscienza che ha una valenza più profonda e significativa rispetto al diritto di delega, che il Consiglio di Stato ha, comunque, provvidenzialmente ammesso.

Insomma, la propaganda è incessantemente volta a teorizzare l'esistenza di una super-razza che deve sentirsi assolta dal rispetto della legge e dei diritti umani attraverso il loro auto-proclamarsi "cristiani". E il bello è che vorrebbero spacciare tutto questo come un volere di Dio, anche se poi basterebbe leggere solo poche righe dei Vangeli per sapere che le loro richieste sono l'antitesi del cristianesimo.
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