Il Comune di Trieste ha cancellato "Il gioco del rispetto" contro il volere dell'80% dei genitori. Parte la resistenza alla colonizzazione delle scuole



Il Comune di Trieste ha annunciato che il Gioco del rispetto verrà eliminato dalle scuole cittadine nel nome di un integralismo che vorrebbe attribuire al sesso biologico limiti e funzioni sociali prestabilite. L'idea è che una donna debba curare i bambini e cucinare perché tutto ciò non sarebbe una convenzione ma un dato voluto da dio in iscritto nel suo DNA. Allo stesso modo l'uomo ha il dovere di spargere il seme e ambire al potere perché indossa i pantaloni. È la solita storia della donna che sarebbe nata dalla costola dell'uomo per compiacerlo, non certo per poter avere una sua dignità.

Ma qualcuno sta cercando di resistere a questa deriva ideologica, anteponendo il benessere dei bambini all'odio di alcuni adulti. Il tutto in virtù di un gioco che ha seguito un iter approvativo piuttosto lungo:

È stato presentato innanzitutto al Comune di Trieste, il quale l’ha poi presentato ai coordinatori e alle coordinatrici pedagogiche, che poi l’hanno presentato alle e agli insegnanti delle scuole dell’infanzia comunali, che poi hanno scelto individualmente e facoltativamente se aderire o meno al percorso formativo. Poi sono stati fatti i collegi docenti. Poi le riunioni con i genitori, che hanno deciso se dare o meno il consenso alla partecipazione dei loro figli e figlie all’attività didattica in classe. In ognuna di queste fasi è stato chiesto: “Piace o non piace? È valido o non è valido? Volete o non volete?” Hanno detto “sì” 18 scuole, 70 insegnanti e l’80% dei genitori. Il Gioco del Rispetto ha seguito un iter rispettoso delle opinioni e delle esigenze di tutti in ogni fase della sua approvazione.

Ecco perché il voler negare l'accesso al gioco equivale ad imporre la dittatura di quei soliti gruppi integralisti che, dall'altro della loro minoranza, vogliono imporre il proprio pensiero solo perché alcuni preti li appoggiano. Ma in una democrazia appare difficile accettare che lo 0,6% debba prevalere sull'80% dei genitori, negando loro il diritto di poter educare al rispetto i figli nel nome di chi inneggia a distinguo di stampo medioevale. Ecco perché la cancellazione del gioco del rispetto risulta un atto totalitario contrario al bene comune:

La nuova Giunta del Comune di Trieste dice NO. E basta. Non importa cosa pensino i coordinatori e le coordinatrici pedagogiche, non importa cosa pensino le e gli insegnanti e non importa nemmeno cosa pensi quell’80% di genitori che ha firmato per dare ai propri figli e figlie un modello educativo attento al tema del genere. Il Gioco del Rispetto va eliminato, punto. Non c’è dialogo, non c’è dibattito. Non c’è spazio né rispetto per chi, forse, qualche competenza per dire qualcosa ce l’ha. Ma le competenze non contano ormai più nulla: “le insegnanti hanno letto male il progetto”, “i genitori non capiscono o non sono attenti”. In ogni esternazione emerge il disprezzo per un’opinione diversa, negando il fatto che possano esistere, nella nostra città, persone che ritengano importante insegnare a bambini e bambine il rispetto di genere.
Il Gioco del Rispetto però, non ha seguito solo un iter rispettoso delle opinioni dei professionisti dell’educazione (insegnanti o genitori che fossero), ma anche rispettoso delle leggi.

Ed infatti:

La Convenzione di Istanbul, che chiede di lavorare nelle scuole di ogni ordine e grado sui ruoli di genere non stereotipati, il reciproco rispetto, la soluzione non violenta dei conflitti nei rapporti interpersonali e la violenza contro le donne basata sul genere, è stata ratificata dall’Italia ed è legge dello Stato. Le linee guida ministeriali sull’educazione chiedono di lavorare sugli stereotipi di genere e di abbattere tutti gli ostacoli che creano terreno fertile alla violenza, impedendo una educazione paritaria tra maschi e femmine. Il Gioco del Rispetto risponde appieno alle leggi e questo è un dato che chi fa parte delle Istituzioni dovrebbe tenere in considerazione. Il Gioco del Rispetto non può essere cancellato.

Benedetta Gargiulo spiega così che:

Molti mi chiedono cosa succederà adesso. Tanti genitori hanno scritto email chiedendomi che cosa possono fare, se protesteremo, se organizzeremo delle manifestazioni, magari assieme alla comunità LGBT, che pure è oggetto di brutti attacchi (anche in questo caso, in barba alla legge). La verità è che non so bene cosa rispondere. Sono perplessa perché non mi è molto chiaro come, dal punto di vista pratico, il Gioco del Rispetto possa essere eliminato. Il valore di questo progetto è dato principalmente dal percorso formativo fatto con le e gli insegnanti. Sono stati trasferiti metodi e conoscenze sul tema dell’educazione di genere. Si è lavorato sugli stereotipi e sulla consapevolezza. Si sono condivise esperienze e tecniche di gioco e di laboratorio. Mi domando: come si può cancellare tutto questo? Lobotomia? Elettroshock? No. Non si può. Potranno prendere e dare alle fiamme le scatole con i giochi delle carte e la storia illustrata. Questo sì. Ma è poca cosa rispetto a quello che rimarrà sempre e comunque: la libertà delle e degli insegnanti di svolgere in autonomia il loro lavoro, utilizzando i metodi che ritengono più opportuni. Articolo 33 della nostra Costituzione: libertà di insegnamento. Perché i nostri padri costituenti hanno imparato una cosa importante dal ventennio che si era appena concluso: la politica non può interferire in alcun modo con l’educazione e l’istruzione dei nostri figli e delle nostre figlie.
A chi mi chiama preoccupato dico quindi: lasciamoli fare, lasciamoli applaudire. E lasciamo che il lavoro resti nelle mani di chi fa questo bellissimo lavoro da anni e con competenza: le e gli insegnanti del Comune di Trieste. Il Gioco del Rispetto andrà avanti con loro, se lo vorranno.
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