Il Secolo d'Italia invita all'intolleranza verso gay ed immigrati



È il Secolo d'Italia, organo ufficiale del partito della Meloni, ad aver pubblicato un articolo di Carlo Ciccioli dal titolo "Il suicidio dell’Europa di oggi è come quello dell’Impero Romano".
Non pare un caso che gli slogan del partito di estrema destra vengano ritenuti la causa della fine dell'Impero Romano, decaduto a loro dire per colpa dei migranti e della moneta unica:

Fra il IV° e il V° secolo d.C. L’Impero Romano entrò nella sua fase terminale. Crisi demografica ed economica, autolesionismo ideologico, moralità impazzita ed immigrazione fuori controllo furono i principali tarli che riuscirono a rodere la struttura di uno Stato che da sei secoli reggeva l’intero bacino del Mediterraneo. Il punto di svolta fu nel 378 d.C. con il disastro di Adrianopoli, una sconfitta in cui l’Imperatore stesso venne ucciso da quei Goti cui, pochi anni prima aveva dato asilo in territorio romano in quanto “rifugiati in fuga da una guerra”. Da allora in poi, il destino di Roma, fu segnato (Emanuele Mastrangelo , da “Storia in rete”, che dedica ben tre saggi all’argomento ).
Se uno sostituisce alla parola Impero Romano e alla data del 378 gli anni attuali il quadro macro-storico è assolutamente lo stesso. Allora c’era la grande civiltà romana; in seguito venne la crisi demografica e morale, minata da movimenti religiosi ed ideologici litigiosi e nichilisti, dal rifiuto degli ideali e dei costumi che l’avevano resa grande, da problemi monetari, distratta da divertimenti ed eventi sportivi, coi suoi maschi effeminati e le sue donne non piu’ fertili e finì per schiantarsi sotto la pressione migratoria di barbari stranieri, inizialmente accolti come profughi e poi divenuti padroni di casa.

Citando come fonte Massimo Introvigne (ex reggente di Allenza Cattolica) l'articolo si affretta a sostenere che «a fiaccare Roma fu soprattutto la diffusione dell’aborto e di vari pratiche di contraccezione per impedire le allora molto frequenti morti delle puerpere per setticimia da parto». Ed ancora, si sostiene che la crisi sia dipesa da una popolazione che «si era definitivamente allontanata dai suoi crismi fondanti, tra i quali la realizzazione dell’individuo attraverso la fondazione di una nuova e numerosa famiglia».
Immancabile è poi il sostenere che l'emancipazione femminile dia un probelma, in uno stato che funziona meglio se l'uomo domina la donna e la tratta come se si trattasse di un essere inferioire immeritevole id pari dignità. Afferma l'articolo:

 La donna a Roma era tanto più stimata quanto più era madre prolifica, la diffusione durante l’Impero di forme di “emancipazione femminile” portò come conseguenza diretta proprio la diminuzione delle nascite. Già l’Imperatore Augusto aveva cercato di porre rimedio al calo di fertilità delle donne romane con leggi più stringenti e anche incentivi: alla terza gravidanza la donna poteva essere emancipata dopo la morte del padre. Corruzione, intrighi, rammollimento dei costumi e pansessualità, (addirittura l’Imperatore Marco Aurelio Antonino detto Eliogabalo, adoratore del sole, era noto per essere depravato, infantile, empio, crudele, invertito. Eppure vista la luce di una certa morale in voga oggi, Eliogabalo assume contorni di un campione dei “diritti civili ante-litteram: rottamatore, femminista, pacifista, gay friendly) fecero dimenticare ai romani i fondamentali della loro civiltà.

Era dunque solo questione di tempo prima che il quotidiano di estrema destra si lanciasse nel sostenere che l'impero romano è caduto per colpa dei gay. Ma l'articolo non fi ferma lì ed aggiunge che:

Il calo demografico non venne affrontato nelle sue cause profonde: la soluzione che i vertici di allora, come quelli di oggi sembra aver prediletto è quella di importare dall’estero le braccia che mancano all’interno. Ma quella che doveva essere un’integrazione ordinata e programmata nell’Impero , divenne una invasione incontrollabile. Soprattutto i Goti, oppressi da funzionari corrotti e ritenendo infine di avere le forze per imporsi, si rivoltarono contro l’Impero. Per anni l’Impero aveva accettato l’esistenza di un vero e proprio Stato nello Stato, come oggi le comunità islamiche, quelle cinesi o di alcune popolazioni dell’Est. Il Retore Temistio celebrò la magnanimità dell’Imperatore Valente di aprire le frontiere, parlando di “uomini contro bestie”, i primi favorevoli all’accoglienza, i secondi feroci verso coloro che “qualcuno chiama anche barbari ma che sono pur sempre esseri umani”. Pare di ascoltare l’eloquio forbito di Matteo Renzi. Ma per quale motivo un virile guerriero barbaro avrebbe dovuto abbandonare i propri costumi per abbracciare quelli di un Impero moribondo, decadente ed effemminato? La grandezza morale di Roma (come quella dell’Europa oggi ) era una rendita di posizione ormai esaurita. Roma non poteva far altro che trattare ogni volta al ribasso.

Per farla breve, l'invito è all'eliminazione di gay e stranieri quale soluzione alla crisi economica dell'Italia. Evidentemente si sostiene che la manodopera degli immigrati o senza il genio di quei gay che hanno reso l'Italia grande agli occhi del mondo, si raggiungerà il benessere. La soluzione è dunque istituire unna nazione riservata esclusivamente a persone bianche, eterosessuali e pronte a dichiararsi cattoliche. Praticamente in nuovo Terzo Reich guidato dalla partoriente Meloni.
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