Il vaticanista Tosatti: «Il papa ci nega una guerra di religione per fare dispetto a Salvini»



Marco Tosatti è il vaticanista che vede «minacce di morte» dinnanzi a chi prova a spiegargli i motivi per cui l'aggressione dell'integralismo cattolico possa spingere alcuni adolescenti al suicidio, nonché quello che va in giro a sostenere che gli adolescenti gay debbano essere sottoposti a torture psicologiche qualora i loro genitori non apprezzino la loro natura. Ora lo ritroviamo a dire che gli Islamici sono tagliatori di gole e che ritiene necessario dare vita ad una guerra di religione che possa imporgli il suo Dio.
Attaccando il Papa e chiunque osi parlare di amore e non di guerra, è dalle pagine de La Stampa che scrive:

C’è un singolare affrettarsi in molti siti e commentatori cattolici, in genere progressisti e comunque omogenei al pensiero dominante nella Chiesa, a scongiurare l’idea di una reazione cristiana o cattolica all’evidente violenza di radice islamica.

La matrice integralista appare immediatamente evidente dinnanzi a chi dice che per lui tutto è "evidente". Lui non ha dubbi, lui ha solo certezze. E diversamente non potrebbe essere per chi pare basare la sua stessa esistente sull'assunto che ogni suo personale pregiudizio sia un legge voluta da Dio.
Si parte dal condannare a priori chiunque creda in un altro Dio o abbia un orientamento sessuale diverso dal suo. I primi vanno attaccati, gli altri rieducati in strutture di rieducazione ideologica al disprezzo verso sé stessi..

Interessante è anche osservare come il suo discorso identifichi la religione cristiana e cattolica come un'area di influenza geopolitica a sé, quasi fosse un qualcosa che non può fare parte di uno stato o di un qualcosa di più ampio. Se ne parla come si una setta, intenta a raggiungere i propri scopi e a perseguire la sua politica in un limbo separato dalla società.

Sempre nell'ottica di chi ritiene che la sua persona opinione sia legge e che le opinioni altrui possano essere deliberatamente derise se poco utili ai fini politici, aggiunge:

C’è chi subito –a poche ore dalla morte– è arrivato a avanzare dubbi sul fatto che il parroco di Rouen sia stato ucciso in quanto prete, e in odium fidei; c’è chi ha definito “jihadisti cattolici” quelli che osservavano la singolare riluttanza del Pontefice regnante ad attribuire la strage di Nizza (e ora, possiamo aggiungere, il sangue di Rouen) a una precisa radice cultural-religiosa. E poi ci sono quelli che ricordano che la risposta cristiana deve essere sempre mite, e dialogante.

Ma è nel proseguo che Tosatti arriva al punto più politico della sua oratoria, lasciando intendere che quei cattivoni degli altri cristiani vorrebbero impedire una guerra contro le altre religiosi solo per fare dispetto a Salvini:

Forse è la paura in CEI che la Lega acquisti consensi. D’altronde una predicazione così ripetuta da apparire talvolta ossessiva in favore della migrazione –non dei rifugiati, badiamo bene ma della migrazione- che porterà, come è accaduto in Francia e Belgio, a uno stravolgimento dei dati demografici, culturali e religiosi dei Paesi ospitanti, non è compatibile con riconoscere che nel terrorismo attuale c’è un problema religioso.
Causato dalle caratteristiche particolari dei testi sacri di una religione: mai emendati, storicizzati, messi in discussione. E quindi utilizzabili.

Ovviamente lo stesso si potrebbe dire dell'integralismo cattolico, quello che decontestualizza le mettere di San Paolo per chiedere la morte dei gay o quelli che non hanno manco capito di che cosa si parlasse nei versetti del Levitico che citano a memoria ogni qualvolta ci sia da vietare qualcosa. Lo si potrebbe dire dinnanzi a chi chiede a gran voce che la donna non abbia pari dignità per relegarla al solo ruolo di madre e moglie, così come chi si appella si suoi stessi articoli per chiedere l'arresto di chi la pensa diversamente. Lui non vede problemi in chi attacca intere comunità dicendo che qualcuno è nato «oggettivamente disordinati», dato che in quel caso non è lui ad essere nel mirino.
Peccato che il negare la pericolosità dell'integralismo in sé e il volerlo sfruttare per creare una guerra di religione è l'atto che potrebbe portare alla fine della nostra società.

Attacchi vengono riservati anche al papa e alla sue esortazione a non strumentalizzare la morte per creare nuova morte:

Sull’aereo che lo portava a Cracovia il Pontefice ha detto, negando che vi sia una guerra di religione: “Ma è guerra. Questo santo sacerdote, morto proprio nel momento in cui offriva la preghiera per la pace. Lui è uno, ma quanti cristiani, quanti innocenti, quanti bambini... Pensiamo alla Nigeria, per esempio. Diciamo: ma quella è l’Africa! È guerra. Noi - ha continuato il Papa - non abbiamo paura di dire questa verità, il mondo è in guerra perché ha perso la pace”.
E’ innegabile, purtroppo, che in molti casi si tratti proprio di religione. Pensiamo ai Copti in Egitto, ai cristiani pakistani (come Asia Bibi), ai cristiani indonesiani, per non parlare di Afghanistan o Arabia Saudita, o di Nigeria e Kenya; e si potrebbe continuare. Purtroppo l’impressione è che ci sia una religione ben precisa che fornisce pretesti e strumenti religiosi ai suoi figli, anche quelli cattivi, che li vogliano usare; minoranza numerosa nella maggioranza di “portatori sani” di una fede che può molto facilmente “virare” in patologia.

A costo di ripetersi, anche in questo caso si potrebbe far notare al vaticanista che lo stesso si potrebbe dire di quella minoranza di cui lui stesso a parte che sta usando Dio per creare una guerra contro le minoranze e per infliggere nuovi dintinguo di stampo fascista nel nome di Dio.
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