Il vescovo di Sulmona: «Noi cristiani abbiamo il diritto di non applicare la legge»



C'è un parte della Chiesa che si esprime solo secondo slogan, divenendo gli idoli di quell'integralismo cattolico che usano Dio come mezzo politico per legittimare violenze e sopraffazioni. È il caso del vescovo di Sulmona, Angelo Spina, le cui opinioni spopolano su tutti quei sedicenti sirti "cristiani" che si battono per danneggiare la comunità lgbt e negare loro pari dignità nella speranza che dalla discriminazione possa uscirne un qualche vantaggio economico o una promozione dei partiti politici neonazisti.

Capita così che sulle pagine de La Fede Quotidiana il vescovo dice che i diritti dei gay siano «una minaccia» per le famiglie tradizionali e, forse incapace di argomentare una simile stupidaggine, per farlo ha scelto di ricorrere ai soliti slogan privi di valore. Dice: «prenda la recente legge sulla unioni civili. La trovo devastante, figlia non del bene comune, ma di una scelta ideologica. È una legge che un credente ed anche un uomo di buon senso non può condividere».
Certo, forse un uomo di buonsenso avrebbe scelto Barabba a Gesù dinnanzi a Barabba o non avrebbe potuto accettare che un nazareno insegnasse ai sacerdote del tempio. Generalizzazioni simili permetterebbero di poter sostenere tutto e il contrario di tutto, ma nel mondo della propaganda è così che si cerca di ottenere ragione, attribuendo al «buonsenso» la negazione stessa del buonsenso, incapaci di dare vere argomentazione sul perché si sta usando Dio per legittimare discriminazioni violente contro il creato.
E dato che "cattolici" amano improvvisarsi giuristi in grado di sapere che la Costituzione odia i gay e ama solo gli eterosessuali, ecco che Spina si lancia in altri slogan sconsiderati nel sostenere che: «Trovo sconcertante la sostanziale sovrapposizione tra unioni civili e famiglia naturale indicata anche dalla Costituzione che è quella di uomo e donna. Questo aprirà quasi certamente le porte alle adozioni da parte delle coppie omosessuali per via di sentenza o di artifici legali come ha saggiamente detto il cardinal Bagnasco e valuto questo negativo sul piano etico, oltre che pericoloso per il bambino che ha tutto il diritto a crescere in un ambiente in grado di assicurare la piena ed armoniosa genitorialità. Il figlio non è un capriccio da conseguire ad ogni costo, o che si possa comperare al mercato con pratiche orribili quali l’ utero in affitto. È un dono di Dio».
Si è dinnanzi alle solite parole vuote chi chi ripete a vanvera gli slogan integralisti. Il sostenere che dei diritti debbano essere negati perché "magari" ne arriveranno altri è una assurdità, così come non ha alcun senso che i temi vadano sempre a toccare lo slogan della maternità surrogata. Sappiamo bene come tale pratica sia usata praticamente solo da coppie eterosessuali e il vescovo appare in malafede nel cercare di far credere che sia tutta colpa dei gay. Anzi, stando al suo discorso lo dovremmo vedere in prima fila nel chiedere il divieto del matrimonio eterosessuale, dato che poi alcuni eterosessuali hanno figli in un modo che lui non gradisce. E questo senza ricordare come in Italia ciò sia vietato e come la sua richiesta sia solo una ritorsione su bambini già nati a cui si chiede siano tolti diritti e tutele legali.
Inoltre è interessante che si dica che un figlio non è un capriccio quasi come se la genitoriale altrui e la possibilità di dare una casa a chi ne ha bisogno (a vietaste l'adozione sono sempre e solo i cattolici) è un atteggiamento contro natura dato che la legge naturale è solita far sì che le coppie gay possano prendersi cura di chi è stato abbandonato dalla sua "famiglia tradizionale".

Riguardo a Renzi, il sacerdote non ha dubbi nel sostenere che la sua personalissima visione di un Dio che odia alcuni dei suoi figli debba essere imposta per legge nella totale noncuranza di quella Costituzione che cita a sproposito per sostenere i suoi distinguo di stampo fascista, ed è così che dice: «[Il Presidente Renzi] si professa credente. Vero, sul Vangelo un politico non giura, ma se ci si dichiara credente, il Vangelo lo si vive con esempio e adesione. Evidentemente non è coerente col suo credo. Un cristiano autentico non rinuncia al Vangelo, neanche per motivi politici».
E chi sarebbero dunque i politici da votare? Secondo gli schemi indicati, pare si suggerisca di votare i leghisti che odiano i gay e amano vedere i migranti che affogano nel Mediterraneo o quei bravi ragazzi di Forza Nuova che inneggiano a Mussolini mentre ostentano croci e crocefissi.

Ma è sul finale che il sacerdote da il peggio di sé, invitando i "cattolici" aderenti al pensiero unico integralista nel violare la legge. Dice: «Esiste un diritto ad obiettare davanti a leggi moralmente o eticamente ingiuste. Il cristiano no si ribella alla legge, ma ha tutto il diritto a non applicarla, magari delegando a terzi, come succede per l’ aborto».
Sia ben chiaro, però, che l'obiezione al finanziamento pubblico del Vaticano non è un qualcosa che per i preti possa essere oggetti di obiezione: solo le persone a loro sgradite devono essere discriminate nel nome del loro oddio e della loro incapacità nell'accettare un dio dell'amore che di certo non ha problemi con il riconoscimento dell'amore fra due persone. Ma forse quel Dio non è il suo, dato che il vescovo si lancia anche nel sostenere che a spingere per la Cirinnà sia stata «Non certamente la ricerca del bene comune, ma è figlia di lobby».
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