Il web alza la voce contro le falsificazioni pubblicate su La Stampa, ma il direttore continua a tacere



Sul web si sta registrando una crescente ondata di proteste per alcune notizie false che sono state pubblicate sul sito di La Stampa a firma del vaticanista Marco Tosatti. Oltre a sostenere che in un articolo dedicato ai suicidi degli adolescenti gay ci fossero non meglio precisate «minacce di morte» rivolte ad Adinolfi, è fra le righe il vaticanista si era lanciato nell'accostare l'omosessualità alla pedofilia. E poi, nuovamente, lo si è trovato pronto a promuovere quelle violenze brutali e disumane che vanno sotto il nome di fantomatiche "terapie riparative" quasi avessero davvero un qualche fondamento scientifico (un'eventualità peraltro negata dall'Ordine degli psicologi sulla base della documentazione prodotta negli anni).
Ad aggravare il tutto è come l'uomo si sia poi affrettato a renderne conto ai gruppi dell'omofobia organizzata, quasi si fosse trattato di un'azione terroristica che aveva mandanti sin troppo noti. E tanto è bastato perché sul web si scatenasse un'ondata di indignazione in cui si chiedeva al direttore responsabile de La Stampa di rendere conto di quanto apparso sulle pagine del suo sito. Su Twitter è anche stato lanciato l'hashtag #boycottlastampa.
Nessuno ha ottenuto risposta e qualcuno è stato persino banato da Marco Tosatti, in quel tipico clima di chi si riempie la bocca nel sostenere che l'omofobia sia un diritto di opinione anche se poi non tollera che qualcuno possa avere opinioni diverse dalle proprie. Insomma, l'ennesima dimostrazione di come l'unico pensiero unico sia quello dell'integralismo cattolico.
Anche sul nostro fronte, le mail inviate al direttore e alla direzione del giornale sono rimaste sinora senza risposta, nonostante ci si limitasse a chiedere una cosa molto semplice: in quale preciso punto dell'articolo citato sarebbero state presenti delle parole che potessero essere fraintese sino a far pensare ad una qualche minaccia rivolta verso chicchessia? Una domanda a cui probabilmente nessuno potrà mai rispondere dato che tale opzione non è mai stata scritto né pensata (motivo per cui non neppure lontanamente presa in considerazione, contrariamente a quanto si può leggere sulle pagine del quotidiano torinese).
Grave è anche come il quotidiano non abbia dato seguito neppure alla richiesta di accesso al diritto di replica previsto dalla legge, chissà che non si stia già vivendo in una dittatura in cui i più basilari diritti vengono negati se sgraditi alle lobby integraliste.

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