L'integralismo si scaglia contro il divieto alle torture sugli dolescenti gay



L'integralismo cattolico vuole che i loro seguaci percepiscano i gay come persone "malate" che devono essere incolpate per aver deciso di non "curare" il loro orientamento sessuale (o per non essersi immolate alla volontà dei loro carnefici scegliendo azioni contro-natura come la totale astensione del sesso). Non stupisce dunque che quella gente sia infuriata dinnanzi alla presentazione in la di un progetto di legge che vuole vietare quelle gravi violenze psicologiche che l'integralismo promuove con il nome di "terapie riparative".
Il primo ad aprire le danze è il solito Basta Bugie, da anni impegnato nella promozione della violenza e della discriminazione delle persone lgbt. Attraverso un articolo di Rodolfo de Mattei (quello di Corrispondenza Romana per intenderci), affermano:

Che l'omosessualità non possa essere curata è una delle affermazioni più devastanti della propaganda omosessualista. Fino al 1973 attorno all'omosessualità veniva fatta una seria ricerca scientifica e assumere uno stile di vita omosessuale era un comportamento "sconsigliato" e, in quanto contro natura, giustamente stigmatizzato.
Dal 1973 in avanti la progressiva campagna di sdoganamento dell'omosessualità al motto di "gay is good" ha capovolto la situazione, portando, da un lato, ad arrestare totalmente la ricerca scientifica in materia e, dall'altro, a far sì che la classe medica passasse da un atteggiamento di corretta ed sana prevenzione alla sua promozione secondo lo slogan politically correct di "sei come sei". Un approccio folle e antiscientifico che induce gli adolescenti più fragili ad assecondare i propri istinti e pulsioni sessuali, per altro confusi e traviati dalla martellante propaganda gender, al di là di ogni legge naturale. Una vera e propria ribellione contro la ragione e la realtà!
In un mondo capovolto, lo stigma sociale nei confronti dell'omosessualità e, poi, l'omofobia interiorizzata sono divenuti le vere cause del malessere delle persone omosessuali e, in conseguenza di ciò, la soluzione proposta è quella di costruire un diverso clima culturale, atto a far sentire finalmente "normali" coloro con pulsioni sessuali verso persone dello stesso sesso. Una soluzione chiaramente ideologica, presa in nome del principio di non discriminazione, che, paradossalmente, nella realtà, finisce per abbandonare al loro involontario e insoddisfatto destino i tantissimi omosessuali in lotta con i propri istinti.
Dopo aver ottenuto la legge sulle unioni civili, tale intollerante ed ideologico provvedimento, assieme al "ddl Scalfarotto" sull'omofobia, costituisce un altro tassello del prepotente, e sempre più aggressivo, piano di "normalizzazione" dell'omosessualità.

Il tutto per giungere a concludere che: «la teoria riparativa funziona e aiuta tutte le persone con tendenze omosessuali che lo desiderano, a combattere e vincere la tendenza contro natura che altrimenti li terrebbe bloccati». Per sostenere tali tesi pongono quello che definiscono «due illuminanti articoli», ossia la solita manfrina di Luca Di Tolve (il gay che ha di "dichiararsi" etero per farla pagare a chi sostiene gli abbiano passato l'HIV) e un articolo del Narth in cui Joseph Nicolosi spiega la sua "terapia riparativa". Insomma, materiale di scarto che non ha alcun valore documentale, ma che certi siti spacciano per verità rivelata al solo fine di promuovere "terapie" che non hanno alcun valore scientifico (e che troppo spesso inducono le vittime ad atti autolesionistici se non al suicidio). Ed è busso anche il loro sostenere che si tratti di pratiche dedicate «a chi lo richiede» quando in realtà si sta parlando di minori che rischiano di essere spediti lì da genitori che li avrebbero preferiti eterosessuali.

È per difendere i bambini da questa gente priva di scrupoli che bisogna esigere una rapida approvazione della legge, perché è intollerabile che qualcuno possa spingere alla morte degli adolescenti gay solo perché si crede migliore per diritto di nascita.
Inoltre è impossibile non osservare come una simile propaganda paia indirizzata sempre e solo ad un tornaconto personale, soprattutto se si considera come il sito Basta Bugie risulti registrato allo stesso nome di chi gestisce le "scuole parentali" (quei capi di rieducazione promossi da Adinolfi in cui ai bambini viene insegnato solo ciò che viene deciso dai loro genitori). Fomentare una paura e guadagnare dei soldi da quell'isteria ha tutta l'aria di un conflitto di interessi.
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