ProVita: «Il provveditorato usa metodi cambogiani per impedirci di indottrinare gli studenti»



Sono passati alcuni mesi, ma l'associazione ProVita ha rispolverano una vicenda accaduta lo scorso aprile quale strumento propagandistico per sostenere che l'insulto a gay e lesbiche sia un diritto d'ogni integralista, legittimato a violenze e odio contro le minoranze su mandato di Toni Brandi.
Ai tempi fece scalpore la notizia un professore che insultò deliberatamente alcuni studenti gay sulla base dell suo pregiudizio. Le indagini portarono ad un provvedimento disciplinare contro il professore del liceo Parini di Milano: il professore di filosofia e storia è stato sospeso per due giorni dall'insegnamento per «aver voluto rimarcare, oltretutto con un linguaggio inappropriato, la sua contrarietà alle unioni civili, ponendo in essere un tentativo di indottrinamento degli studenti».

Ovviamente l'associazione ProVita è tornata a rispolverare quella vecchia storia in un'ottica di strenua difesa di quell'indottrinamento all'odio, in quell'ottica in cui auspicano un indottrinamento all'odio dei nostri figli al fine di poter creare una generazione di balilla pronti ad un nuovo nazismo. È infatti con i tipici toni propagandistici tipici del nazismo, che il sito dell'associazione scrive:

Anche ProVita esprime la sua solidarietà al professor Walter Caligiuri, e ravvisa nel sistema ormai in uso alla Gaystapo –che strumentalizza pure i ragazzini– un non so che di “Guardie Rosse” e di “Rivoluzione culturale” maoista, e forse anche sistemi degni del caro, vecchio PolPot. Contro il professore di Filosofia e Storia, l’Ufficio Scolastico di Milano (quello che una volta si chiamava Provveditorato) ha avviato un procedimento disciplinare nel maggio scorso e e gli ha comminato una sanzione disciplinare (due giorni di sospensione dall’insegnamento). Nel testo del provvedimento si legge: il professore è responsabile di “aver voluto rimarcare, oltretutto con un linguaggio inappropriato, la sua contrarietà alle unioni civili, ponendo in essere un tentativo di indottrinamento degli studenti”. E’ uno di quei casi in cui “il bue dice cornuto all’asino”.

Insomma, loro vogliono che i ragazzi siano nutriti d'odio e non vogliono permettere che qualcuno non possa andare in classe a dire ai ragazzi che i gay devono essere ritenuti inferiori agli eterosessuali perché così vuole Toni Brandi e la sua banda. E se il Miur continuerà a non sporgere le denunce che aveva promesso, vien da sé che questa gente si sentirà nel diritto di poter strumentalizzare qualunque storia per creare paure ingiustificate che possano conferire potere politico al loro leader.

L'articolo passa così a sostenere le tesi enunciate dall'"attendibilissimo" articolo sull'argomento pubblicato da Mario Adinolfi, nel quale il docente si dichiara vittima di studenti intolleranti che osavano contestare la sua teoria sulla razza eterosessuale quale l'unica meritevole di diritti. Scrivono:

Scrive su La Croce: “Il dibattito in aula, che assunse toni particolarmente accesi proprio per la reazione di vera e propria intolleranza mostrata dalla classe verso le mie idee, spinse gli studenti – con ogni probabilità su istigazione di qualcuno del personale docente (dichiaratamente omosesssuale) che non deve aver gradito la mia presa di posizione in tema di omosessualità – a presentare una lettera di protesta al Preside, il quale girò la cosa all’Ufficio Scolastico di Milano perché si pronunciasse in merito.

Siamo alle solite. La colpa sarebbe di quei gay che non se ne stanno zitti mente vengono disprezzati dai sedicenti "cattolici", sostenendo che il disprezzo e l'odio siano un'opinione. Ma non solo. Il dito viene puntato anche contro degli studenti che non hanno accettato tesi omofobe senza ribattere.
Nel totalitarismo che viene auspicato, pare esserci spazio solo per le "opinioni" discriminatore di Brandi e degli altri integralisti che si stanno battendo per rendere l'Italia un Paese peggiore nel nome del loro disprezzo verso il prossimo. E fa ridere che si lamenti un'assenza di libertà di pensiero mentre si accusano dei ragazzi di essere violenti se osano mettere in discussione i distinguo che qualcuno cerca di instillare nella loro mente.

Immancabile è anche la santificazione da parte di ProVita, con l'articolo che si affretta a dire che non c'è nulla di male nel riversare odio contro i gay: «Il professore -dicono- non ha fatto altro che esprimere il suo parere in linea con la legge e la ragione naturale, a proposito della famiglia, del matrimonio e dell’omosessualità, guardandosi bene dal fare apprezzamenti negativi circa le persone omosessuali».
Il problema, però, è che l'opinione di un professore non è altro che tale in un ambiente in cui è necessario sia garantita la formazione dei giovani. Altrimenti perché mai un professore non dovrebbe poter entrare in classe e citare la Bibbia per giustificare lo stupro o invitare gli studenti a delinquere se non condivide una qualche legge? Sarebbe l'anarchia, in un clima in cui gli studenti non sarebbero più protetti dinnanzi all'esposizione ai più reconditi pregiudizi dei loro professori (che, proprio in virtù del loro ruolo, non sono certo paritari con i ragazzi).

Spazio viene concesso anche alle violente accuse del professore, il quale sostiene che uno studente debba essere invitato a sostenere che il voler negare il diritto all'esistenza a intero gruppi sociali sia «un'opinione» verso cui dovrebbe essere garantito rispetto:


Sono stato accusato di “indottrinare” gli studenti, quando, invece, ho cercato di metterli in guardia dal rischio di affrontare temi del genere in modo superficiale, e di spronarli ad andare al di là della mera ricezione passiva ed acritica di ciò che essi assorbono quotidianamente dal bombardamento mediatico, invitandoli a sottoporre dati ed informazioni al vaglio della ragione riflessiva ed all’approfondimento. Gli “esimi” ed “illustrissimi” funzionari dell’Ufficio Scolastico di Milano che mi hanno sanzionato non sanno, o fanno finta di non sapere, che la funzione dell’insegnamento è quella di formare in senso critico, razionale e responsabile, le coscienze degli allievi, ovverosia, tra le altre cose, educare l’allievo ad una pluralità di idee, punti di vista e prospettive ermeneutiche; ed è appunto questo ciò che ho rimproverato agli studenti, il fatto, cioé, di assumere, nel difendere ciecamente e dogmaticamente la legge Cirinnà, proprio il medesimo atteggiamento di intolleranza che essi attribuiscono agli avversari di tale legge.

Riassumenti: gli studenti cono intolleranti, la scuola è intollerante, il provveditorato è intollerante. Sono tutto intolleranti contro un povero professore che esige rispetto nella sua intolleranza contro il diritto alla vita di alcuni suoi studenti.
Il solo fatto che questo "professore" sia ancora nelle classi è forse l'unica cosa che ci deve davvero fare paura, in qual clima in cui l'integralismo sta cercando di usare la scuola per tramutarla in un campo di rieducazione ideologica pronta a legittimare nuovi distinguo di stampo fascista (fra le lacrime di coccodrillo di chi viene richiamato mentre tenta di danneggiare i suoi studenti). E per chiunque voglia chiedere spiegazioni all'Ufficio scolastico di Milano riguardo alle affermazioni rilasciate ad Adinolfi dal professore, qui trovate gli indirizzi a cui contattarli.

Clicca qui per guardare l'articolo pubblicato da ProVita.
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