Torture nei confronti degli omosessuali: otto paesi conducono "test anali"



Un nuovo rapporto di 90 pagine realizzato dalla Human Rights Watch evidenzia come siano ben otto gli stati del mondo che negli ultimi anni hanno condotto "test anali" forzati per cercare di "provare" dei sospetti di omosessualità.
Ad essere coinvolti in queste pratiche troviamo l'Egitto, il Camerun, il Kenya, il Libano, lo Zambia, la Tunisia, il Turkmenistan e l'Uganda.
Per la relazione, gli attivisti hanno intervistato 32 vittime (parlando anche con i loro avvocati), attivisti locali e rappresentanti del governo. Ad essere state prese in esame sono anche le testimonianze di medici impegnati in tali pratiche provenienti da quattro paesi.
La prassi adottata è a dir poco barbara: gli uomini "accusati" di omosessualità o le donne transgender vengono costrette a sottoporsi ad un test in cui un oggetto metallico a forma di uovo viene introdotto nel retto. Nonostante sia scientificamente provata la totale inconcludenza de test, si sostiene che in tal modo i medici dovrebbero essere in grado di comprendere se il soggetto abbia avuto rapporti anali.
Gli attivisti per i diritti umani hanno più volte sottolineato come tale indagine risulti una forma di stupro, espressamente vietata dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Secondo la Human Rights Watch, l'indagine ha causato un "trauma psicologico duraturo" in alcune persone che vi sono state sottoposte. Si nota anche come simili barbarie influiscano negativamente anche sulla prevenzione attraverso un danneggiamento irreparabile del rapporto tra medici e pazienti.
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