Tunisia, attivista lgbt tenta il suicidio. Arcigay: «Richiesta d'aiuto ineludibile. Le istituzioni italiane si attivino»



«Sabato scorso, 9 luglio, Ahmed Ben Amor, vicepresidente dell’associazione LGBTIQ “Shams Tunisia per la depenalizzazione del reato di omosessualità” è sopravvissuto a un tentativo di suicidio a Tunisi. Ne ha dato notizia la sua stessa associazione».
È quanto racconta Gabriele Piazzoni, segretario nazionale di Arcigay, prima di aggiungere: «L’atto estremo dell’attivista rappresenta un’ineludibile richiesta d’aiuto da parte di chi, come Ahmed Ben Amor e tutte persone lgbti visibili in Tunisia, ogni giorno è fatto oggetto di ritorsioni, minacce, violenze, discriminazioni, marginalizzazione. Ahmed Ben Amor è stato cacciato dalla famiglia, costretto a lasciare la scuola e a trovare riparo in ricoveri di fortuna, senza mezzi, costantemente minacciato da un certo estremismo che avrebbe preferito vederlo morto piuttosto che libero e fiero di se stesso. È oggetto di fatwa e costantemente vittima di aggressioni verbali e fisiche per aver avuto il coraggio di dire alla Tunisia e al mondo che è omosessuale. La storia di Ahmed è quella di tanti ragazze e ragazzi attivisti tunisini che, come denunciato nella nota stampa rilasciata da Shams, vivono in un Paese dalla doppia faccia: da un lato quella di un Paese in piena transizione costituzionale che guarda alla democrazia come orizzonte, dall’altro lato quella dei diritti umani calpestati, specie se si tratta di persone gay, lesbiche, bisessuali, transessuali. D’altronde in Tunisia è ancora codificato l’articolo 373 che punisce il reato di omosessualità. Tutto questo non è più tollerabile. Lanciamo allora un appello alle istituzioni italiane e ai corpi diplomatici, affinché mettano in campo tutte le strategie necessarie a interrompere questa situazione in Tunisia. Siamo vicini agli amici alle amiche lgbti di quel Paese: le loro battaglie sono le nostre battaglie, le battaglie di chiunque creda nella pari dignità di tutte e tutti».
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