Per il Giornale le unioni civili sono già flop, ma erano loro a spergiurare che sarebbero state più di quelle tedesche



Il copione è sempre lo stesso, mostrandoci la poca fantasia con cui le destre attaccano la pari dignità dei gay sostenendo che i diritti siano tali solo se di interesse per una maggioranza. Meglio se a loro vantaggio. Ed è cosi che Il Giornale ha pubblicato un imbarazzante articolo intitolato "Il flop della legge Cirinnà: celebrate solo 12 nozze gay".
E se è patetico tracciare bilanci mentre nella stragrande maggioranza dei comuni non è ancora possibile accedere alle unioni, un vero e proprio insulto alla ragione è il loro affermare:

Sembrava un'emergenza per il Paese: ecco i numeri dopo due mesi. Prenotate poche centinaia di coppie
È entrata in Senato a ottobre 2015, ne è uscita come legge il 12 maggio 2016 sotto le campane a festa del Pd e della madrina del testo, la senatrice del Pd Monica Cirinnà, che aveva definito la giornata una «svolta storica» per il diritti del Paese. E con il premier Matteo Renzi su Facebook a ricordare i tantissimi omosessuali che non stavano «più nella pelle» e che finalmente si sarebbero potuti unire in matrimonio. Ma più che un esercito, per ora quella dei promessi sposi sembra una pattuglia. Una lista da poco più di 500 persone nelle grandi città. Dove solo dodici coppie sono corse in comune appena varata la legge a giurarsi amore (ma non fedeltà) eterno.

Ecco, dunque, che diventa colpa dei gay se Alfano ha tolto l'obbligo di fedeltà per loro. Si parla di una legge d'urgenza dinnanzi ad un iter lunghissimo che ha visto l'ostruzionismo dei partiti vicini proprio a Il Giornale. Ma, soprattitto, si dice che le minoranze non hanno diritti e che la vita di quelle centinaia di persone sarebbe immeritevole di dignità solo perché sgraditi alla loro testata giornalistica. Il tutto al solo fine di sfruttare l'omofobia per un vantaggio politico:

I conti li ha fatti Panorama, fotografando la situazione a due mesi dall'entrata in vigore della Cirinnà, il 29 maggio, in otto città italiane, le stesse che sono state spesso in prima linea a sventolare la bandiera arcobaleno quando la legge era ancora all'esame del Parlamento. Dove i sindaci, area Pd e centrosinistra, prima di scendere in piazza per difendere le unioni civili, hanno ingaggiato un braccio di ferro con i prefetti pur di registrare le nozze gay anche in mancanza della legge, e poi si sono stracciati le vesti quando la stepchild adoption, la possibilità per le coppie omosessuali di adottare il figlio biologico del partner, è stata stralciata.

La dimostrazione di una propaganda cieca e disonesta giunge da come fosse proprio Il Giornale ad ingigabtire ke stime e a cresre idio soergourando che le unioni civili sarebbero state numericamente superiori a quelle tedesche.
A settembre scrivevano che «le persone omosessuali in Italia sarebbero molte di più e sarebbero comprese in una forbice che va da un milione a tre milioni», oggi dicono che «una statistica dell'Istat parla di un milione [di gay] nel 2012». A settembre giuravano che le unioni civili sarebbero state «molto più costose di quanto ipotizzato dalla Ragioneria generale dello Stato e mettendo a rischio lo stesso bilancio dello Stato», oggi dicono che non sono abbastanza. Insomma, i dati e la realtà vengono piegati alle proprie esigenze con un'unica costante: i gay sono sempre quelli cattivi che dicono siano immeritevoli di pari dignità e dei loro stessi diritti.
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