L'associazione di Brandi continua a sfruttare l'omofobia per promuovere la Russia di Putin



Sarebbe assurdo pensare che alla banda guidata da Toni Brandi possa anche solo minimamente fregare qualcosa dei gay, così come è evidente che dei bambini non gliene importi assolutamente (altrimenti non promuoverebbero vere e proprie torture ai loro danni). Facile è anche immaginare che dietro la loro omofobia ci siano solo interessi politici volti a sfruttare l'ignoranza e i pregiudizi della gente per promuovere totalitarismi violenti come la Russia. La loro logica è semplice: invitano la gente ad odiare i gay e poi dicono che Putin è il simbolo del vero cristianesimo dato che reprime con la violenza ogni minoranza (e poco importa se poi vende uteri di donne ridotte alla fame garantendo l'anonimato delle madri biologiche, tanto anche quello non importa a chi fa propaganda e non certo informazione).
Ed è cosi che l'associazione integralista ProVita onlus è tornata a raccontare che l'Italia sarebbe un posto migliore se abbandonasse l'Europa e si sottomettesse a quella Russia che pare finanzi partiti vicini a Brandi come la Lega Nord e Forza Nuova.

In quella logica per cui questa gente sostiene che l'odio e la repressione sia a "difesa" dello status quo di chi vive bel proprio orticello, un tale Francesco Agnoli scrive:

Sempre più spesso si parla della Russia. E spesso di una Russia che ha a cuore la difesa della vita e della famiglia.
Per tanti anni questa nazione è stata sinonimo di comunismo, di ateismo materialista, di nichilismo morale. Russia e paesi dell’Est, in generale, significavano persecuzione della Chiesa e dei credenti; mancanza di libertà; distruzione della famiglia, con altissimi tassi di suicidio, alcolismo, aborto, divorzio… Oggi qualcosa sta cambiando. Qualche dissidente russo che lottò contro il comunismo totalitario, denuncia: «Europa, paese, un tempo, del cristianesimo e della libertà, stai diventando totalitaria, come l’ex Urss!». Qualcuno aggiunge: «Europa, dopo che il comunismo è fallito nell’Urss e nei paesi satelliti, esso si è radicato dentro di te, non tanto come visione economica del mondo, ma come prospettiva ateologica e antropologica!».

Lo stratagemma comunicativo appare evidente a fronte di chi attribuisce la propria opinione ad una ipotetica pluralità, quasi bastasse a rendere vera la loro teoria. Ma forse basta osservare l'elenco dei Paesi che vorrebbero prendere ad esempio per iniziare a preoccuparsi:

Segnali positivi e confortanti vengono dalla Croazia, dalla Polonia, dall’Ungheria, e dalla Russia. Dove il presidente Putin, descritto in casa nostra, non di rado dagli stessi che esaltavano Stalin, come un freddo e crudele dittatore, persegue invece un programma di rinascita del suo paese, sia da un punto di vista economico che da un punto di vista morale: sia restituendo alla nazione i suoi beni, sottratti al popolo da pochi e avidi oligarchi, sia combattendo la disgregazione familiare, il ricorso all’aborto e l’ideologia del gender.

Insomma, Putin è il loro Dio e non importa se perseguita i gay, crea odio contro gli stranieri o se ha vietato la libertà di religione. Senza alcuna fonte, si cita a pappagallo la propaganda russa, non dissimile da quella con cui il fascismo lodava il duce.

Ed è sempre suggerendo che dio Putin sia l'uomo migliore mai esistito sulla faccia della Terra, aggiungono:

Secondo alcuni osservatori la battaglia di Putin è puramente al servizio del nazionalismo russo, determinata non tanto dalla fede ortodossa, cui il presidente dice di rifarsi, ma dal semplice desiderio di riportare il suo paese al centro della scena internazionale; secondo altri, invece, Putin sarebbe, con Orban e pochi altri, uno dei pochi statisti ad avere chiaro che uno stato non si regge solo sul PIL, le banche e le burocrazie, ma sta o cade a seconda dell’anima profonda che lo muove.

Ma la risposta viene suggerita dall'articolista, pronto a sostenere che tutto il male della Russia sia un frutto a lui gradito che fa leva sul sentimento religioso:

Sia come sia, l’inversione di rotta russa non è legata solo a un uomo, ma a una storia. Il popolo russo è sempre stato un popolo profondamente religioso, tanto religioso da abbracciare, a un certo punto della sua storia, prima di ogni altro paese, una forma di messianismo: il messianismo ateo marxista. Per decenni i russi hanno creduto che il paradiso potesse realizzarsi in terra; che i profeti fossero Marx, Lenin e Stalin; che la religione giusta fosse l’ateismo. Ma questa religione ha mostrato in pochi anni la sua debolezza, la sua nullità, creando, al posto del paradiso in terra, l’inferno.

Brandi pare dunque propinarci Putin quale dio dell'ideologia del disprezzo, basata sull'oppressione sulla persecuzione di chi non rispetti gli schemi decisi dalle lobby neofascista internazionali. Il tutto sfruttando Dio a proprio vantaggio e contro l'umanità.
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