Mario Adinolfi vuole ridurci al silenzio con false accuse: «Gayburg va chiuso immediatamente»



Mario Adinolfi ha gettato la maschera. Dopo anni passati a sostenere che la violenza contro i gay sia una libertà di espressione e che l'omofobia sia un diritto di opinione, è sulla base di false accuse che chiede la chiusura di Gayburg. La minaccia giunge da Twitter, dove il leader integralista afferma: «Vergognosa minaccia di morte in un articolo della testata della galassia lgbt Gayburg, va chiusa immediatamente».

In realtà nell'articolo da lui citato non viene sostenuto nulla di simile, ma è nello stile squadrista dell'integralismo cattolico che quella falsità è stata rilanciata dal suo amico Tosatti su La Stampa, da Toni Brandi di ProVita, da Radio Padania e dall'immancabile Nuova Bussola Quotidiana. Una vera e propria rete dell'odio che pare ormai oliata per spacciare per vere anche le falsità: è nello stresso stile che si sono inventati il fantomatico "gender" o che hanno  creato isteria attorno al gioco del rispetto.
Preoccupante è come quella stessa gente che va in giro a parlare di «gaystapo» o «totalitarismo gay» non manchi mai di sottolineare la propria propensione ad accusare le loro vittime di ciò che sono loro a commettere, imponendo un regime del pensiero unico in cui è attraverso la menzogna che si vuole chiudere la bocca ad ogni pensiero che dovesse infastidire i loro fini politici (perché ad interessargli non è certo che due gay si sposino, ma il potere che è possibile ottenere attraverso la legittimazione e la propaganda di un sentimento omofobo tutt'oggi ancor troppo diffuso in alcuni substrati della società).

E se qualcuno è cascato nel suo tranello ed ha davvero creduto alle sue parole, qualcun altro ha verificato le sue affermazioni ed ha provato a fargli notare che nell'articolo non veniva affermato nulla di simile.
Ad un utente che gli ha ricordato che lui invitava ad «imbracciare i fucili» per fermare la Cirinnà, Adinolfi risponde che «hanno fatto nomi e cognomi, hanno indicato come soluzione "la morte" delle persone indicate». In realtà non veniva indicato nulla si simile, ma interessante è osservare come lui sostenga che il parlare genericamente di gay sia uno stratagemma per poter delinquere impunemente.
Ed anche dinnanzi a chi nota che «Non vedo nessuna minaccia hanno ribadito semplicemente che potreste sfottere i gay per molti anni», Adinolfi risponde «Ha scritto: la soluzione è la morte». Anche qui va osservato che quella frase non compare nell'articolo (né avrebbe mai potuto comparire dato che in tale contesto sarebbe significato invitare i ragazzi lgbt al suicidio). Forse riassume bene la questione chi osserva: «Se prete cita San Paolo invitare alla morte dei gay è metafora, se si dice che ahinoi romperai i coglioni per altri 40 anni è minaccia. Logico».
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