Secondo il blog della Miriano, l'omosessualità sarebbe «una scelta sbagliata»



Facciamo un salto nel passato. Era il 2013 e l'integralismo cattolico si stava battendo per impedire che la legge Reale-Mancino (che da decenni è prevista a tutela dei gruppi religiosi) potesse essere estesa anche ai gay. Ed è sul blog di Costanza Miriano che troviamo un articolo in cui si afferma:

Quando si parla di omosessualità, anche in contesti informali, posto che non si sia già tutti della stessa opinione in partenza, prima o poi salta fuori la domanda “ma se fossi tu ad avere un figlio omosessuale?” Su internet poi, tra social network, blog e riviste online dove il “navigante” di passaggio può facilmente esprimere il suo punto di vista, è immancabile il visitatore che ribatte commentando “se avessi un figlio gay…”. Il fenomeno si è intensificato di recente col dibattito sulla proposta di legge detta anti omofobia, che online ha trovato tanto spazio e visto tanti interventi.

Nel consueto stile integralista, si cerca sempre di non dire nulla attraverso una pioggia di parole che paiono buttate lì solo per stordire il lettore. Ma è  nel proseguo che si arriva a sostenere che quella domanda non debba mai essere posta dato che potrebbe infastidire l'integralista medio:

Ma tu che fai questa domanda come se fosse la parola definitiva capace di chiudere il dibattito e fare tacere tutte le bocche, chi sei? Non spieghi mai se sei un omosessuale che un giorno ha preso in disparte il padre o la madre per raccontare quello che fino a quel momento era un segreto inconfessabile e si è sentito rispondere, dopo una pausa imbarazzata, “l’importante è che tu sia felice”. Forse non sei omosessuale, magari nemmeno hai figli e sei un pio buonista che ha fatto del politicamente corretto la sua religione. Se avessi un figlio gay. Cosa significa questa domanda che a volte pare provocazione, a volte quasi minaccia? Vuole evocare l’inquieta apprensione di un genitore per la possibilità che il figlio faccia la scelta sbagliata, che si schieri lì dove non conviene? E questa idea dovrebbe farmi riconsiderare il mio giudizio sulla legge anti omofobia?

Si passa poi ai soliti distinguo vuoti, sostenendo che chi si oppone ad una legge che possa garantire sicurezza ai gay non ce l'ha con i gay, semplicemente sostiene che il massacrarli di botte e il lanciare insulti gratuiti sia una lecita "libertà di opinione", ovviamente vietata a chi volesse fare lo stesso contro di loro:

O stolto proclamatore di slogan, possibile che sia così difficile distinguere l’omosessualità coi giudizi su di essa dalla legge che, usando maldestramente il pretesto omofobia, ha il palese obbiettivo di limitare la libertà di opinione? Quanto ai figli, sono un padre che ogni giorno vive il logorante tormento del dubbio: sapranno scegliere la strada giusta e tenersi lontano dall’errore? Sapranno condursi in modo degno di un uomo e di una donna?

In mezzo a tanta dialettica pare facile perdersi, ma l'impressione è che si ribadisce ripetutamente che l'omosessualità debba essere considerata «una scelta sbagliata». Ed è dall'alto di quel pregiuduzio violento che si passa a dire:

Parliamo di omosessualità, e discutiamo del perché non può essere la norma. Parliamo di omofobia, e discutiamo del fatto che la legge in questione non ha nulla a che fare con le ingiuste discriminazioni o la violenza. Ma se parliamo di figli, dagli interventi che fai ho idea che io parlo e tu ascolti.

Insomma, la loro premessa è che non si possa chiedere i motivi delle scelte che fanno ai danni dei loro figli, mentre loro esigono di poter mettere bocca sul riconoscimento dei figli e della famiglie altrui. Il tutto ostentando la chiusura mentale di chi si dice disposto solo a discutere delle proprie idee nella più totale noncuranza di quelle altrui.

E se loro figlio fosse gay? Non ci danno risposta, pur lasciandoci capire che quel ragazzo avrà probabilmente vita difficile con genitori che lo incolperanno per la sua stessa natura.
Commenti